Elys79 è iscritta al sito di Amaranto magazine, è una tifosissima amaranto e sabato scorso ha preso parte, con il ruolo di comparsa, alle riprese del film "La seconda volta non si scorda mai", che presenta nel cast anche Elisabetta Canalis. Questo è il resoconto che ci ha fatto: un giorno di ordinaria follia!
Ore 8.30 di sabato 20 ottobre, piove. Una stazione deserta spazzata dal vento gelido di tramontana, undici mal capitati fermi lungo i binari ad aspettare… potrebbe sembrare l’inizio di un libro giallo e invece no! E’ il primo giorno di riprese del film La seconda volta non si scorda mai e gli undici sciagurati lì presenti non lo scorderanno davvero! Gli sventurati sono le comparse, scelte tra i 150 presentatisi al casting, tra le quali mi sono inopinatamente ritrovata.
Il clima è goliardico tra chi sa di essere tra i pochi eletti, si fa amicizia, si scambiano battute ma l’entusiasmo va pian piano scemando quando alle 10 non si è ancora visto nessuno, né produzione, né tecnici né tanto meno il cast. Inizia a insinuarsi tra le figurazioni il dubbio amletico: ma questo film si gira o era soltanto una bufala?
Alle 11 si degnano di arrivare (e pensare che ci avevano chiesto di essere puntuali!!!), a quel punto si delinea la prima cocente delusione per tutti i maschietti: la Canalis ad Arezzo non gira!! Molti avevano fatto il casting per vedere lei! C’è, invece, una certa Miriam, sconosciuta a tutti e di cui nessuno ha saputo dirci il cognome, molto carina ma imparagonabile alla bella Elisabetta; gli altri attori protagonisti sono Alessandro Siani, comico napoletano nonché regista del film in questione, e il simpatico attore livornese Paolo Ruffini.
Iniziano le riprese e subito arriva la seconda “tegola”: il film è ambientato in mezza stagione, quindi dobbiamo girare con t-shirt primaverili e al massimo un misero giubbotto di jeans! La temperatura si aggirava intorno ai 5-6 gradi al massimo!!!
Giriamo così alla stazione di Pescaiola tre scene, ripetute all’infinito, mezzi nudi, fino alle 12.30, quando ci arriva la terza mazzata mattutina: il pranzo per le comparse non è compreso! Sommossa popolare e la produzione decide di frugarsi in tasca e di offrirci il lauto pasto: un panino con prosciutto e una bottiglietta d’acqua naturale…
Trasferimento di tutti in centro storico per le successive riprese. Ci chiedono di cambiare i vestiti, pantaloni compresi, in mezzo a Corso Italia con gli orsi polari a braccetto e i pinguini come spettatori non paganti!!! Siamo sconvolti!! Un impietosito signore ci offre l’ospitalità di casa sua… lo ringrazieremo per il resto dei nostri giorni!
Il vento è diminuito ma la temperatura rimane polare anche alle due di pomeriggio e noi, tutti belli sbracciati, a passeggiare per il Corso e via Cavour fino alle 18, quando, finalmente, ci comunicano che possiamo andare e che ci chiameranno per il pagamento… Ci chiameranno??? Mah! Vista la disorganizzazione generale i dubbi sono plausibili!
Alla fine poi ci hanno chiamato davvero, ma il bollettino di guerra annovera due malati gravi, tosse e raffreddori sparsi e indolenzimenti muscolari a iosa e tutto per…un giorno di ordinaria follia!
Cosa dire? Se il buongiorno si vede dal mattino non credo che questo film concorrerà per l’oscar!
I segreti di Arezzo - La chiesina di Sant'Antonio Abate
Scritto da: Marco Botti, giovedì 25 ottobre 2007
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La facciata della chiesina di Saione
Oggi via Vittorio Veneto è una strada moderna, tra le più importanti e trafficate di Arezzo. Qui in passato correva la principale via consolare dell’intero territorio, la Cassia Vetus (o per alcuni la Clodia), che provenendo da Roma si infilava nell’insellatura di Olmo per giungere ad Arretium.
In epoca romana nella zona dovevano sorgere anche gli edifici dei saiones, ovvero gli impiegati imperiali addetti a riscuotere i pedaggi e le imposte per chi entrava in città.
Nel Medioevo la popolazione tese a rinchiudersi entro le mura cittadine o a spostarsi nelle zone incollinate e per questo motivo l’area di Saione divenne esclusivamente aperta campagna, dove far pascolare greggi e mandrie. È tra l’890 e il 900 che probabilmente fu innalzato un piccolo gioiello che ancora oggi possiamo ammirare, nonostante sia oppresso da moderne costruzioni che lo sovrastano da tutti i lati: la chiesina di Sant’Antonio Abate.
Quelli erano anni in cui si era intensificata la devozione per questo santo eremita, protettore degli animali, dopo che le sue reliquie da Alessandria d’Egitto erano state portate in Francia. In una zona ricca di pascoli non poteva che ergersi un edificio a lui dedicato, dove gli aretini dell’epoca potevano portare a benedire le proprie bestie.
Nel XII secolo la chiesa subì un totale rinnovamento in stile romanico, che per buona parte è giunto a noi, e nel 1483 venne unita in perpetuo alla Canonica di Lignano.
Nel 1767 Arezzo fu investita da una tremenda epidemia di tifo e Sant’Antonio Abate fu utilizzata come luogo di sepoltura per 97 vittime della pestilenza.
Tra il 1777 e il 1779 fu eseguito un restauro secondo i canoni imperanti con il rifacimento del portale, lo spostamento del presbiterio e la costruzione del campanile a vela. All’interno furono affrescate le pareti e l’abside da Liborio Ermini, un pittore aretino del Settecento poco conosciuto. Tutte queste pitture sono ormai praticamente scomparse.
Alla fine di quel secolo Luigi Chiari realizzò una scultura lignea piena di tensione che rappresenta Cristo caduto sotto il peso della croce. L’opera ancora oggi campeggia nella chiesa.
Dopo secoli di patronato da parte di tre importanti famiglie nobili aretine, i Testi, i Marsuppini e i Bacci, nei primi anni del 1800 l’edificio passò sotto la tutela dei Centeni-Romani, divenendone nel 1861 un sepolcreto di famiglia. Nel primo Novecento perse lentamente la sua funzione religiosa e durante la Prima Guerra Mondiale fu utilizzata come granaio.
Nel 1921 iniziò un primo recupero con l’eliminazione degli intonaci che riportarono alla luce le splendide bozze di pietra locale e dal 1926 al 1933 divenne provvisoriamente chiesa parrocchiale, gestita dai Frati Minori, mentre a poca distanza si stava costruendo un luogo di culto più grande e adatto a raccogliere i credenti del quartiere di Saione in pieno allargamento. Nel biennio 1952/53 ci fu un nuovo intervento conservativo e nel 1967 l’immobile fu donato dai Centeni-Romani alla Provincia Toscana dei Frati Minori di San Francesco Stimmatizzato.
L’ultimo importante restauro, terminato nel 1986, ha restituito alla struttura l’aspetto più vicino alla versione romanica.
Oggi Sant’Antonio Abate, oratorio ufficiale del Quartiere di Porta Santo Spirito, si fa ammirare soprattutto per la semplice facciata e la preziosa abside, entrambe in totale contrasto con l’edilizia dozzinale circostante che nel Dopoguerra ha reso anonime un po’ tutte le periferie italiane, Arezzo compresa. Internamente l’edificio ha assunto il ruolo di “piccolo pantheon aretino”, dove si trovano svariate immagini sacre alle quali l’osservante si può affidare. Le tante candele accese a qualsiasi ora del giorno e la poca luce naturale che filtra nella chiesa creano un fascino mistico che scaraventa il visitatore, assordato dai frastuoni esterni, in una dimensione remota.
Il presidente del Gallipoli, Vincenzo Barba, in questo momento è in Senato per votare il decreto legge in materia economico finanziaria per lo sviluppo e l'equità sociale. Senatore di Forza Italia dal 2006, membro della Commissione industria e turismo, il 55enne Barba, gallipolino doc, è un imprenditore affermato che lavora nel settore marittimo, commerciando prodotti petroliferi in tutta Italia e in varie parti del mondo. Non solo, nel 2006 è stato anche eletto sindaco di Gallipoli ed è rimasto in carica fino a quattro mesi fa, quando la sua giunta è andata in crisi. Ma lui, fedele a un carattere battagliero e determinato, ha già fatto sapere che nel 2008 si candiderà un'altra volta. Il lavoro e la politica assorbono gran parte del suo tempo, ma la passione per il calcio è così grande che Barba nel 2002 ha rilevato il pacchetto di maggioranza della società, conquistando una promozione dopo l'altra fino ad approdare in serie C1. E quest'anno l'obiettivo dichiarato è quello di lottare per il passaggio in serie B. Alla domanda se preferisce essere chiamato senatore, sindaco o presidente, lui risponde: "semplicemente Vincenzo". A ottenere i migliori risultati, in tutti i campi della vita, per Barba è sempre "il più competente, il più attento, il più capace, il più disponibile, il più sensibile, il più vulcanico, il più simpatico, il più volenteroso, il più paziente. Insomma, sto facendo la mia descrizione...". Un personaggio forte, insomma, un po' come se Luigi Lucherini, ex sindaco di Arezzo, fosse adesso al Senato della Repubblica e al posto di Mancini alla guida dell'Arezzo. Decisamente originale! Al di là di tutto, il Gallipoli di mister Dario Bonetti è squadra tosta, partita col piede giusto. La forza dei pugliesi sta nella fase offensiva: con 16 gol segnati l'attacco giallorosso è il migliore del torneo e il 25enne Francesco Di Gennaro è in testa alla classifica cannonieri con 7 centri. A dargli una mano, là davanti, gente motivata come Morello, come il giovane Cigan (nazionale romeno Under 21), come l'ex montevarchino Cimarelli o come l'argentino Correa, abilissimo nei calci piazzati. Sul sintetico di casa il Gallipoli ha fatto fuori Massese, Sorrento e Sangiovannese, pareggiando solo con la Pistoiese e mettendo a segno 9 reti. Fin qui le cose buone. Tra i difetti del Gallipoli c'è una tenuta difensiva non propriamente impeccabile (12 gol subìti, 3 più dell'Arezzo che ne ha presi 4 nella sola gara di Salerno), che ha impedito alla squadra di essere ancora più su in classifica. I ragazzi di Bonetti sono quinti con 13 punti e, a conti fatti, hanno totalizzato soltanto un punto più del bistrattato De Paola. Insomma, per l'Arezzo domenica sarà difficile ma non impossibile. A patto che gli amaranto, come al solito, i problemi non se li creino da soli.
Scritto da: Roberto Gennari, mercoledì 24 ottobre 2007
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I Radiohead, band di Oxford
Musica, internet e un bel modo per risparmiare qualche euro. Leggete quest'articolo di Roberto Gennari e scoprirete alcuni particolari molto interessanti.
Radiohead, ovvero come ti rivoluziono il mercato della musica nel 2007.
La notizia di per sé ha fatto esultare centinaia di migliaia di fans in tutto il mondo: dopo un lungo ed estenuante tira-e-molla sulla data di uscita, il primo ottobre i Radiohead hanno mandato una mail a tutti gli iscritti alla loro mailing list per dire che il nuovo disco era pronto e sarebbe uscito di lì a dieci giorni. La vera novità però doveva ancora arrivare. Nella mail c'era infatti scritto che il disco sarebbe stato disponibile solo su internet, scaricabile legalmente dal loro sito. Il prezzo? Lo decide l'acquirente. Per scaricare In Rainbows, infatti, l'unica spesa “obbligatoria” è quella della transazione, pari a 65 centesimi di euro.
Ora, al di là del valore oggettivo del disco, sul quale io non mi voglio pronunciare (sarei troppo di parte: i Radiohead sono il mio gruppo preferito da anni), l'iniziativa di per sé ha suscitato talmente tanto clamore da essere rimbalzata in tutti i telegiornali e meritarsi un articolo perfino sulla Gazzetta dello Sport. In più c'è da considerare un fatto non propriamente secondario: con questa operazione commerciale di “smarcamento” dalle case discografiche, i cinque di Oxford stanno realizzando introiti molto probabilmente maggiori di quelli che avrebbero avuto agganciandosi ad una casa tradizionale. Cifre non confermate parlano di 1.200.000 download solo nei primi due giorni, download pagati in media circa 5 sterline, o se preferite intorno ai 7 euro. Considerate che mediamente a un gruppo musicale arriva in tasca circa un euro per ogni copia venduta e capirete come il sostegno dei fans, e la trovata geniale della vendita ad offerta libera, oltre ad essere un veicolo pubblicitario notevole perché tutti ne parlano, ha fatto fare un vero e proprio affarone alla band inglese.
Se questa faccenda è riuscita a stuzzicare almeno un pochino la vostra curiosità, fate una visita al sito ufficiale dei Radiohead (www.radiohead.com), e scaricatevi il disco offrendo quello che volete. Potreste perfino rimanere sorpresi, perché dentro ci sono delle gran belle canzoni. Tre titoli su tutti, a giudizio di chi scrive (un semplice appassionato musicale, non un esperto): Nude, Videotape e Jigsaw falling into place.
Scritto da: Riccardo Imperio, mercoledì 24 ottobre 2007
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La Ferrari 430 Proteam
Certe cose non hanno prezzo! Così recita lo spot di una nota carta di credito. Parole che si sposano meravigliosamente bene con la sensazione provata domenica, nel tardo pomeriggio, quando la Rossa di Räikkönen ha vinto l’ultima gara della F1, aggiudicandosi il mondiale piloti al fotofinish, seguendo un copione da cuori forti!
Si chiude la stagione della McLaren spiona e non solo, degli aiuti più o meno nascosti all’enfant prodige Hamilton, della guerra fredda tra Alonso e il suo team, del post Schummy e di tanto altro ancora. Ma questa è soprattutto la stagione della Ferrari e del suo nuovo pilota di ghiaccio, un ragazzo tanto impalpabile quanto forte, il nuovo Campione del Mondo Kimi Räikkönen.
Va in archivio una stagione di F1 con un finale che pare scritto da uno scenografo con i fiocchi, un anno che potremmo ricordare con retorica. Menzionando con enfasi il 15° titolo costruttori e il nono pilota in rosso che vince l’iride (precisiamo che alcuni piloti con la Ferrari hanno vinto anche più di un titolo), potremmo ricordare che la Ferrari ha due campioni del mondo a libro paga, Schumacher e Raikkonen. Non trascuriamo nemmeno di parlare dello squadrone organizzato e perfetto la cui anima italiana è stata rinvigorita ancor più quest’anno. Tutte cose vere che ci inorgogliscono, ma a noi piace anche ricordare il PESO politico della Ferrari e la considerazione in seno alla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) di cui la squadra italiana gode. Una considerazione mai sfociata in prepotenza, che ha messo in riga un esercito di inglesi che in perfetto stile british incassano batoste colossali e indimenticabili da quei confusionari-disorganizzati degli Italiani e si mangiano il fegato!
All’immenso gusto nel vedere tanto rosso in tv e sui giornali si aggiunge l’altra Rossa, quella di Borgo Panigale, la Ducati, che vince e rivince. Guidata dall’astro nascente Stoner, la Ducati ha ridimensionato e reso “vecchio” tale Valentino Rossi da Tavullia. Guarda caso anche lui italiano e sempre più simile all’altro italiano, il lamentoso Max Biaggi.
Se volete fare un vero tuffo nella festa rossa, domenica al Mugello, qui ad un passo da noi, si disputano le gare finali della stagione Ferrari, la festa di fine anno che, siamo certi, sarà fantasmagorica, con il neo iridato Kimi.
Alla festa del Mugello ci sarà un po’ della nostra provincia. La Ferrari F430 bianca-blu-azzurra del Proteam Motorsport si gioca il campionato italiano. La “nostra” Ferrari è in testa al campionato, guidata da un ragazzo molto bravo, Vito Postiglione.
Per il team di Mr Presenzini c’è anche una concreta possibilità di puntare, nella gara secca della domenica, al mondiale di categoria.
Speriamo di festeggiare ancora.