| Scritto da: Andrea Avato, lunedì 08 febbraio 2010 |
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 Paoloni battuto dalla girata di Terra Arezzo-Cremonese è la classica partita in cui virtù e limiti delle due squadre si mescolano e si confondono, al punto che è difficile discernere dove iniziano i meriti dell'una e finiscono i demeriti dell'altra. Fatto sta che l'Arezzo si è ritrovato con un solo punto in mano dopo averne accarezzati tre per 87 minuti, ingoiando il classico boccone amaro al termine di un pomeriggio in cui è successo di tutto.
La prima mezz'ora degli amaranto è stata arrembante, coraggiosa e spavalda, giocata su ritmi molto elevati e con un agonismo feroce, probabilmente figlio di quel 5-1 dell'andata da vendicare. La Cremonese, inizialmente, ci ha capito poco, ha beccato due gol, ha concesso altre situazioni pericolose che l'Arezzo ha avuto il torto di non sfruttare a dovere. E questa è una pecca che già in passato era venuta a galla. In pratica, nel primo tempo sono affiorati soltanto i pregi di una squadra, quella di Galderisi, che quando riesce a stare corta e alzare la linea di difesa fin sulla trequarti, sviluppa un'incredibile mole di gioco a gran velocità. In questo contesto tattico, l'assenza di un incontrista a metà campo non si nota e non pesa, perché Miglietta e Venitucci hanno meno campo da coprire e godono dell'aiuto dei compagni. Nonostante le due palle gol costruite dalla Cremonese prima dell'intervallo, il 2-0 con cui l'Arezzo è andato a prendersi il the caldo aveva tutta l'aria di un risultato blindato.
Niente di più sbagliato. La Cremonese, forte dell'attacco più prolifico del torneo e di una qualità tecnica ben oltre la media, ha ingranato la quarta e ha iniziato a spingere, facendo ballare l'ammirevole, pugnace ma rabberciata difesa amaranto. Quando Coda ha infilato dentro la palla del 2-1, non si è stupito nemmeno Galderisi, perché il gol era nell'aria da un pezzo. Semmai c'è da dire che la dinamica della segnatura di Coda, cioè palla bassa a tagliare l'area e tocco ravvicinato sul secondo palo, è sembrato un film già visto. Carlini a Sorrento su assist di Paulinho e Pintori del Lumezzane su traversone di Galabinov l'avevano messa dentro alla stessa, identica maniera, il che comincia a diventare preoccupante.
Sul 2-1 è cominciata un'altra partita. L'Arezzo, in affanno per aver giocato a ritmi forsennati nell'ultimo periodo e con almeno cinque titolari appiedati da infortuni e squalifiche, si è abbassato di venti metri buoni, mentre la Cremonese ha guadagnato campo e iniziativa. Giusti ha fatto i miracoli un paio di volte, ma il calcio è spietato e in piena zona Cesarini il più beffardo degli autogol ha sancito un pareggio che, in tutta onestà, è il risultato più giusto.
 Music e Giusti affranti dopo il 2-2 Poi è anche vero che la rete di Coda è arrivata con l'Arezzo in dieci e Maniero a bordo campo a farsi medicare il naso, colpito dal gomito di Bianchi che non è stato espulso né in quella circostanza né poco dopo, quando già ammonito ha mandato Rizza lungo e disteso. Ed è vero pure che il fallo di Gori su Essabr, dal quale è nata l'azione del pari, è stato di un'evidenza così solare che come abbia fatto Cafari Panico a non fischiarlo Dio solo lo sa. Quest'arbitro dal doppio cognome, in cui non si sa dove mettere gli accenti, è considerato un emergente e a questo punto vien da domandarsi se emergente sia un pregio oppure un difetto. Ma attaccarsi agli episodi non sarebbe giusto, anche perché a recriminare c'è pure la Cremonese, che avrebbe voluto perlomeno un penalty.
Allora bisogna dire che è già la seconda volta che l'Arezzo va sul 2-0, non la chiude e si fa rimontare da polli, restando col cerino in mano. Onore agli avversari, che non sono esattamente gli ultimi arrivati, indulgenza per una brillantezza fisica e mentale minata dal tour de force dell'ultimo mese, imprecazioni per i fischi a sproposito dell'arbitro, ma c'è anche qualcos'altro. Alla squadra manca questo salto di qualità nel gestire il risultato e addormentare il gioco, fermo restando che poi, per caratteristiche tecniche, l'Arezzo si esalta quando fa la partita e soffre quando la fa fare. I numeri però non mentono: 7 gol subiti nelle ultime quattro partite sono troppi.
Che poi Arezzo-Cremonese sarebbe stata una partita matta lo si è capito quando Terra, battendo il record della fantasia, ha festeggiato il gol calandosi i calzoncini come il cartone animato giapponese che piace tanto al figlioletto. E se ne è avuta la conferma quando Cafari Panico è ruzzolato sull'erba nei pressi dell'area di rigore amaranto, astenendosi dal fischiare un fallo plateale di Miglietta per il semplice fatto che non aveva visto nulla.
Alla fine l'unica cosa insindacabile è che la sosta del campionato, per l'Arezzo, arriva a fagiolo.
Guarda la fotogallery (by Giulio Cirinei e Stefano Graverini)
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