| Scritto da: Andrea Avato, mercoledì 10 marzo 2010 |
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 Leonardo Semplici, 24 punti in 13 gare Dopo 26 giornate di campionato, l'Arezzo ha messo in cassaforte 49 punti. 24 di questi sono arrivati sotto la gestione Semplici, 25 sotto la gestione Galderisi. Nell'arco delle stesse giornate, cioè 13, i due allenatori hanno raccolto un bottino pressoché identico, con un punto in più in favore di Galderisi che infatti vanta la media di 1,92 a partita, contro l'1,84 del suo predecessore. Semplici aveva fatto meglio negli incontri casalinghi: 6 vittorie e un pari per una media punti di 2,71. Galderisi al Comunale ha giocato una gara in meno e la sua media è di 2,33, frutto di 4 vittorie e 2 pareggi. Al contrario, dopo il cambio di panchina l'Arezzo ha accelerato in trasferta: 3 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte con Galderisi, per un totale di 11 punti e una media di 1,57. Semplici, che fuori casa ha una partita in meno, aveva uno score di un successo, 2 pareggi e 3 sconfitte (media 0,83). Con Semplici l'Arezzo segnava di meno (16 gol contro 25) e subiva di meno (10 gol contro 13).
Questo dicono i numeri nella loro aridità. Cercando di interpretarli, viene fuori che i due allenatori hanno raccolto risultati positivi entrambi, sia pure battendo strade diverse. L'Arezzo della prima parte di campionato giocava prevalentemente col rombo di centrocampo, col regista basso e il trequartista. Teneva i terzini bloccati, sfruttava poco le corsie esterne privilegiando il prolungato possesso palla e gli inserimenti dei mediani. Senza Terra, Miglietta e Croce, per molte giornate non convocabili, Semplici ha avuto il merito di rilanciare Togni, valorizzare Chianese e sfruttare al massimo De Oliveira. Era quello un Arezzo solido, capace di mantenere la porta inviolata ben 7 volte su 13. Dopo i 3 ko nelle prime tre trasferte, in altrettanti scontri diretti con Lumezzane, Varese e Cremonese, la squadra era cresciuta. Lo 0-0 di Perugia resta il simbolo di una partita stradominata ma non vinta per i miracoli di Benassi. E lo 0-0 di Como arrivò al termine di novanta minuti in cui Pecorari centrò la traversa da due passi e De Oliveira si mangiò un gol fatto nel finale. In estrema sintesi, quello di Semplici era un Arezzo poco appariscente, poco accattivante ma efficace, capace di mettere insieme sette risultati utili di fila.
 Giuseppe Galderisi, 25 punti in 13 gare Dopo l'arrivo di Galderisi, la squadra ha mutato pelle. Tatticamente è passata al 4-4-2, ha velocizzato la circolazione della palla, cercando costantemente gli esterni, alzando la linea difensiva e adottando sistematicamente la trappola del fuorigioco. Con Galderisi è esploso Maniero, si è rilanciato Erpen ed è tornato decisivo Croce, reinserito tra i convocabili al pari di Terra e Miglietta. L'Arezzo di adesso è più ficcante di prima, più ordinato come disposizione in campo e con distanze più corte tra i reparti. Non a caso la squadra è rimasta senza segnare soltanto 2 volte su 13. Galderisi ha avuto l'abilità di ricostruire l'assetto tattico in un momento topico della stagione, ricreando equilibri delicati in un tempo relativamente breve. Questo Arezzo ha un potenziale offensivo debordante e riesce a sfruttarlo con abilità, anche se è obbligato a giocare sempre a mille all'ora, perché va in difficoltà quando lascia campo agli avversari.
Semplici e Galderisi, accomunati dal dover gestire e ingoiare le frecciate del presidente Mancini e considerando i rispettivi contesti ambientali, hanno svolto un ottimo lavoro, pur con approcci differenti. Semplici era un emergente che per la prima volta si misurava con una realtà esigente come Arezzo, con tutte le pressioni del caso. Aveva poca esperienza e sano entusiasmo. Galderisi è un tecnico decisamente più navigato, abituato allo stress del risultato a ogni costo e molto scrupoloso nel lavoro durante la settimana.
La vera differenza, oggi, sta in uno spogliatoio più unito e compatto rispetto a prima. Merito dell'allenatore, che su certi valori ha puntato da subito, e di un tutor come Ceravolo che da novembre in poi ha sgomberato il terreno dagli equivoci nati in estate. Da questo punto di vista, obiettivamente, sono stati fatti non uno ma dieci passi in avanti. Semplici sembrava il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, partecipe forzato di un progetto dal quale si sentiva ed era escluso a priori. Galderisi perlomeno ha in Ceravolo uno schermo prezioso, anche se pure lui è in attesa di capire se del progetto continuerà a farne parte anche in futuro.
Senza voler riaprire polemiche ormai morte e sepolte sul cambio di panchina, c'è solo da sottolineare un ultimo dato. Dal giorno in cui è arrivato Galderisi, l'Arezzo ha guadagnato punti su tutte le avversarie tranne che sul Novara. Ha praticamente blindato i play-off ma si è allontanato dal primo posto. Oppure, se preferite, ha perso punti dal Novara ma li ha guadagnati su tutte le altre. Si è lasciato scappare il primato, ma ha staccato il biglietto per gli spareggi. Lasciando perdere i discorsi sul sesso degli angeli e sulle banalità relative alla mentalità vincente, l'evidenza dice che ad Arezzo quest'anno si sono alternati due allenatori che hanno fatto risultati veri. Tutto il resto è folklore.
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