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L'Arezzo e le difficoltà di Galantini |
| Scritto da: Luca Caneschi, mercoledì 28 luglio 2010 |
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 un'immagine della Curva Minghelli Nessuno pensava che, una volta sparita (per sua sola ed esclusiva volontà) l'Arezzo di Piero Mancini ci fossero orde di imprenditori interessati a far rinascere il calcio. Non è il momento, in generale, sul piano economico e non è la città, questa, dove certe cose possono succedere. Detto questo, però, non era ipotizzabile neanche una situazione come l'attuale, nella quale in poco meno di due settimane il neo presidente della società Franco Galantini non ha sentito neanche una volta il dovere di fare pubblicamente il punto della situazione dando adito alle voci più disparate, comprese anche quelle che chiamano in causa l'Uomo Nero, fino a quelle che oggi lo vorrebbero ad un passo dalla rinuncia al compito che si è assunto. Pur comprendendo la necessità di lavorare, più che di parlare, è indubbio che non è sotto questo segno che il calcio aretino può rinascere. Dei mormorii, delle chiacchiere, dei "si dice", delle banche ingrate, degli imprenditori disinteressati la città ne ha, sinceramente, piene le tasche. Anche perché, anche su questo, bisogna partire da un fatto certo, e cioè dalla proposta che il Comune, avvalendosi anche di un gruppo di comprovati esperti, ha scelto. Quella proposta conteneva prima di tutto due firme, quella di Franco Galantini e quella di Vittorio Fioretti il quale, però, ha preso subito le distanze dal progetto dicendo che si sarebbe occupato della parte tecnica dopo che si sarebbe formata la società. Un primo tassello mancante al quale, ad oggi, ne sono seguiti altri perché non si hanno notizie né di soci fondatori, né di istituti di credito e di sponsor, tutte cose che nella proposta erano presenti. Galantini è uomo di indubbia buona fede e di grandi conoscenze calcistiche e sta mettendo nell'impresa impegno e passione, ma questo non lo esime dalle responsabilità che si è assunto quando ormai il destino dell'Arezzo sembrava imboccare la strada della costa degli Etruschi, con la cordata pisano-livornese alle porte. Se non è in grado di tenere fede agli impegni lo dica, e se invece intende comunque partire nell'avventura lo faccia sapendo che alle spalle avrà comunque un gruppo di appassionati che ne apprezzerà il coraggio e cercherà di aiutarlo. Se si tirerà indietro, forse spunterà o rispunterà qualcun altro, i tanti che in queste due settimane hanno detto "non me l'hanno voluta dare" come dei delusi play boy sul viale del tramonto. La morale di questa brutta favola è che forse la cosa migliore da fare sarebbe stata, e ancora sarebbe, guardare le forze che si hanno e solo dopo decidere su quale categoria puntare. Se si hanno 400.000 euro (cifra non detta a caso) si fa l'Eccellenza, se ce ne sono 800.000 la serie D, se c'è più di un milione la serie D puntando a vincere. Altrimenti si prende il lavoro del comitato Orgoglio Amaranto e si fa rinascere una società realmente dal basso e soltanto dei tifosi. Per qualcuno un incubo, per altri un sogno e forse per tutti, presto, una realtà.
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