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Pietro Aretino, la penna più corrosiva del Cinquecento (2° e ultima parte)

Il 28 luglio 1525, mentre l’Aretino passeggia sul Lungotevere, viene raggiunto da cinque coltellate che non lo uccidono per puro miracolo. Presto si diffonde in città la notizia della sua presunta morte e, oltre allo sbigottimento da parte di chi lo ammira, si registra la poco velata gioia di chi lo considera una figura scomoda, destabilizzante e di dubbia moralità.



Ritratto di Pietro Aretino eseguito da Tiziano Vecellio(continua dalla settimana scorsa)

Il 28 luglio 1525, mentre l’Aretino passeggia sul Lungotevere, viene raggiunto da cinque coltellate che non lo uccidono per puro miracolo. Presto si diffonde in città la notizia della sua presunta morte e, oltre allo sbigottimento da parte di chi lo ammira, si registra la poco velata gioia di chi lo considera una figura scomoda, destabilizzante e di dubbia moralità.

Famosa è la frase del letterato Paolo Giovio, uno dei tanti detrattori di Pietro, che così immagina l’epitaffio da apporre sulla tomba: “Qui giace l’Aretin poeta tosco, di tutti disse mal fuorché di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco”.

Lo scrittore, ancora convalescente, viene a sapere dell’invettiva e risponde da par suo con un ideale epitaffio per il Giovio che recita: “Qui giace il Giovio storicone altissimo, di tutti disse mal fuorché dell’asino, scusandosi col dir: egli è il mio prossimo”.

Ristabilitosi del tutto, il toscano si rende conto che nella città eterna ha troppi nemici e raggiunge di nuovo le truppe di Giovanni dalle Bande Nere. Il valoroso condottiero si sta preparando a difendere Roma dall’ira di Carlo V, che vuole punire la Santa Sede per l’alleanza con Francesco I di Francia.

Durante alcuni scontri nel mantovano, il 25 novembre 1526, Giovanni viene colpito e, dopo alcuni giorni di agonia, muore. Sugli ultimi istanti di vita dell’amico, l’Aretino scriverà a Francesco degli Albizi quella che probabilmente è la più bella epistola di tutta la letteratura rinascimentale.

Locandina di un film del 1971Ripresosi dal dolore, Pietro torna a Mantova e quindi si trasferisce in quella che sarà la sua dimora fino alla morte: Venezia. Anche in laguna, come a Roma, lo scrittore diviene l’assoluto protagonista della vita culturale e mondana. Il pittore Tiziano Vecellio e l’architetto Jacopo Sansovino diventano suoi grandi amici.

Gli anni Trenta del Cinquecento sono fertilissimi per il letterato, che pubblica La Marfisa in onore di Alfonso d’Avalos marchese del Vasto, Il Marescalco e altre celebri opere, prima fra tutte La Cortigiana, commedia in prosa la cui stesura risale al 1525.

Accanto a quello di scrittore, sul Canal Grande l’Aretino sviluppa il mestiere del mercante d’arte, aiutando il giovane Tiziano a piazzare e valorizzare i suoi dipinti presso tutte le corti d’Europa. Un’altra trovata che lo rende celebre è quella dei Pronostici: il poeta, alla fine di ogni anno, si diverte a indovinare gli avvenimenti che sarebbero accaduti l’anno seguente, infarcendoli di pettegolezzi sui personaggi citati e divenendo precursore, già nel Cinquecento, della cronaca scandalistica.

Nella Serenissima Pietro si circonda di un gruppo di ragazze, una sorta di “groupies ante litteram”, che vivono nella sua grande casa e per questo definite dalla gente “le Aretine”. Una di queste, Caterina Sandella, gli darà due figlie, Adria e Austria.

All’inizio del 1538 lo scrittore pubblica una raccolta delle lettere da lui indirizzate a papi, nobili e amici. Questa opera andrà a formare, assieme ad altre sei uscite di cui l’ultima postuma, la prima grande raccolta epistolare della letteratura italiana.

In ambito sentimentale gli anni Trenta e Quaranta del XVI secolo sono caratterizzati da momenti di gioia alternati ad altri di sconforto. Pietro si innamora morbosamente di Perina, figlia di Marietta (un’altra delle sue “Aretine”), più giovane di oltre trent’anni. Il suo sentimento non verrà mai ricambiato, visto che la fanciulla considererà sempre il letterato come un padre. Nel 1940 la giovincella, cagionevole di salute, viene mandata a curarsi a spese di Pietro fuori Venezia. Con gli anni si ammala di tisi e, nonostante le premurose cure dell’Aretino, nel 1545 muore.

Gli ultimi anni di vita lo scrittore li passa in compagnia degli amici di sempre, preoccupandosi fino alla fine di aiutare le sorelle che vivevano ad Arezzo e assicurare un avvenire sicuro alle figlie Adria ed Austria.

La targa in via Cesalpino che ricorda la zona dove nacque lo scrittore nel 1492Nel 1550, Giulio III gli conferisce il prestigioso titolo di Cavaliere di San Pietro, mentre il Comune di Arezzo lo nomina Gonfaloniere. Il poeta compie in questi anni anche brevi viaggi a Urbino, Roma e Arezzo. Ovunque è osannato.

La sua produzione letteraria è costante fino alla morte, che lo coglie d’improvviso nel 1556 a Venezia, mentre è a tavola.

Due anni dopo, l’Inquisizione mette al bando tutte le sue opere e per secoli una continua campagna diffamatoria relega Pietro Aretino nel girone degli scrittori privi di valore e valori. L’artista, tanto celebrato in vita, riceve le più vergognose critiche anche da personaggi culturalmente influenti, finché alla fine del Settecento c’è chi inizia a riabilitare la sua figura di geniale precursore dei tempi.

La piena redenzione si compie nel Novecento e oggi lo scrittore è considerato all’unanimità un personaggio simbolo della letteratura rinascimentale, una figura che nei pregi e nei difetti ha rappresentato nel miglior modo possibile un momento irripetibile della storia.



Leggi la prima parte dell'articolo su Pietro Aretino

 

scritto da: Marco Botti, 05/10/2012





COMMENTI degli utenti

Commento 1 - Inviato da: DaM, il 05/10/2012 alle 11:07

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Due anni dopo, l’Inquisizione mette al bando tutte le sue opere e per secoli una continua campagna diffamatoria relega Pietro Aretino nel girone degli scrittori privi di valore e valori. 

Preti... brava gente...

 

Comunque mi avete fatto venire voglia di leggere qualcosa di Pietrone, ma commentato sennó mi sa che non ci capisco mica tanto

Commento 2 - Inviato da: ale 65, il 05/10/2012 alle 11:08

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Giovio..“Qui giace l’Aretin poeta tosco, di tutti disse mal fuorché di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco”.

Pietro ...Qui giace il Giovio storicone altissimo, di tutti disse mal fuorché dell’asino, scusandosi col dir: egli è il mio prossimo”.

Laughing

Commento 3 - Inviato da: alti60, il 05/10/2012 alle 11:31

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Terra D'AREZZO un cantico,parla di te la storia......mai sotto siena m...a con loro non c'è paragone è come confondere la m...a con la Nutella Alòòòòòò senesi me sà anche ieri figurina di ...... come sempre d'altronde ahahahah

Commento 4 - Inviato da: il ferro, il 05/10/2012 alle 18:55

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diciamo che fu anche il tinto brass dell'epoca.....

ma come cazzo si può chiamare una figliola Austria..... in vecchiaia diventò scemo mi sa.....

Commento 5 - Inviato da: Arretium, il 05/10/2012 alle 23:13

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"Tnto Brass dell'epoca" è bellissima! Laughing