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SERIE C GIRONE A - 4a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Giana Erminio01Cuneo
Alessandria03Livorno
Arzachena21Pontedera
Carrarese30Olbia
Lucchese11Monza
Piacenza21Arezzo
Pisa21Viterbese
Gavorrano02Siena
Pistoiese11Pro Piacenza
riposa--Prato
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NEWS

Morale a terra e cuori spezzati. Per l'Arezzo è un semi fallimento, ma c'è la base per ripartire

A quattro giorni dall'eliminazione contro la Lucchese, si susseguono tentativi di spiegazione e sussulti di rabbia furibonda. Neanche il ''fare quadrato'' da parte di tutto l'ambiente, con la speranza di arrivare a Firenze, ha giovato a una squadra insipida e sulle gambe. Uscire al primo turno degli spareggi è inaccettabile e le responsabilità si mescolano. Una rosa con troppi buchi, giocatori che dovevano fare la differenza e che hanno toppato: zavorre pesantissime cui si è aggiunta l'incapacità di Sottili nel trasmettere personalità, identità e voglia allo spogliatoio. Tante, troppe volte è stato provvidenziale Moscardelli. E adesso la gente si aspetta chiarezza e sollecitudine per smaltire il dolore di un sogno infranto



la delusione di Bearzotti alla fine dei play-offI sogni non muoiono soltanto all’alba. Il nostro ce l’hanno distrutto, in una serata finalmente tiepida di metà maggio, l’insipienza di una squadra ormai sulle gambe e la lucida organizzazione di un avversario arrivato al Comunale per festeggiare un traguardo insperato e tornato a casa con una prospettiva scintillante. Da sabato notte si moltiplicano naturalmente e giustamente analisi e accuse, tentativi di spiegazione e sussulti di rabbia furibonda. Inevitabile, perché così non poteva e non doveva finire. Difficile quindi razionalizzare quanto avvenuto e ricondurlo nei termini della analisi tecnico-tattica senza farsi andare il sangue alla testa. Ci provo cominciando la lista delle responsabilità proprio dal sottoscritto.

 

Nell’ultimo mese ho scritto sempre e solo in sostegno di squadra e allenatore sulla scia del mantra “facciamo quadrato in vista dei play off” anche se ogni volta che vedevo giocare la squadra mi si chiudeva lo stomaco: rimonta subita contro Pontedera e Giana, inguardabili per un’ora contro la Lupa Roma, incommentabili nelle ultime tre. Ma c’era sempre quel miraggio davanti, quella carta da giocarsi fino all’ultimo e quella prospettiva di una finale così vicina a casa. Non importavano più le occasioni sfumate in corso d’anno. Contava solo quella prospettiva e dietro a quella ho omesso di criticare come avrei dovuto la mancanza di fiato, di gioco, di idee, la confusione tattica e l’approccio indisponente di alcuni giocatori. Dunque anzitutto mea culpa poiché da tifoso quale sono ho cercato di non vedere e di non parlare (scrivere), cullando e coltivando io per primo quell’illusione che ci è stata brutalmente spenta in faccia.

 

 

Finita così, la stagione è definibile come semi-fallimentare. Inutile girarci intorno. Con l’organico che era stato costruito, il traguardo play-off era il minimo che si sarebbe potuto e dovuto raggiungere, la differenza per giudicare l’annata l’avrebbe fatta il percorso dentro quella lotteria messa in piedi dai maggiorenti della Lega. Arrivare fino a Firenze (indipendentemente da come poi sarebbe andata a finire) avrebbe voluto dire chiudere tra gli applausi. Avvicinarsi (ossia uscire ai quarti) sarebbe stato comunque un buon risultato. Uscire al primo turno, in casa, con due risultati su tre e un primo tempo chiuso avanti è inaccettabile. Le responsabilità in questi casi sono ovviamente diffuse anche se non tutte pesano alla stessa maniera.

 

Certamente è mancato l’apporto di giocatori che erano stati portati ad Arezzo per fare la differenza. Impalpabile o quasi Yamga, confusionario e quasi mai incisivo Arcidiacono, spento De Feudis, imbarazzante Grossi, insufficiente Sirri (spedito a Catanzaro a gennaio), sorprendentemente incerto (poi infortunanto) Benassi. Non è poco, perché se ti fai l’idea di avere dei top player cui affidare la squadra ed intorno ai quali far crescere giovani di buona prospettiva e poi proprio quelle colonne portanti non sostengono un bel niente, le cose si complicano e non poco. La società aveva fatto uno sforzo anche economico non indifferente proprio per arrivare a questi atleti (oltre che al capitano che però merita un discorso a parte) ma Gemmi nel comporre la rosa aveva comunque lasciato alcuni “buchi”: scarso ricambio in difesa, pochi centrocampisti di ruolo e molti esterni d’attacco.

 

il gol dell'1-1 segnato da BrucciniTutto questo è diventato un mix che l’allenatore ha fatto fatica ad assembleare, forgiare, indirizzare. Fin da subito la squadra è apparsa capace di momenti di gioco spettacolare e di sbandamenti pericolosi e letali. Contro il Como forse la miglior mezz’ora del campionato ci aveva allargato il cuore. Calcio in velocità, ficcante e propositivo sotto un sole infernale. Bastava gestire e i primi tre punti erano in saccoccia. E qui è iniziata la costante che ci ha perseguitato fino alla maledetta sera di sabato. Incapacità di leggere la partita in corso e di gestire con sicurezza (come la struttura della squadra avrebbe consentito) il risultato. Confusione tattica in crescendo con il passare dei mesi. Queste e la mancanza di grinta e di motivazione nei confronti del gruppo sono state a mio avviso le pecche e le responsabità di Stefano Sottili.

 

Quando dopo il pari della Lucchese l’ho visto sedersi in panchina invece che strigliare, motivare, spingere i suoi (dico: lo fa Allegri anche quando vince, potrebbe farlo anche lui o no?), provare a organizzare una reazione, mi sarei messo a piangere. Rileggo i miei appunti da inizio stagione: 5 rimonte subite, 7 partite disastrose, 8 buone, tanta sofferenza anche in partite vinte come all’andata con il Tuttocuoio o il Pro Piacenza e il Piacenza, al ritorno contro la Pistoiese e il Livorno. La costante rappresentata da secondi tempi nei quali c’era spazio e possibilità di ribaltare la partita giocati invece senza personalità, senza grinta, senza voglia (a caso: Olbia e Renate, primo tempo sotto e in Sardegna 80 minuti, a Seveso un’ora abbondante per rimediare. invece squadra piatta e senza stimoli).

 

 

Il tecnico valdarnese ha spesso toppato nelle sostituzioni (esempio a memoria: Rosseti che nel finale con il Giana entra e si piazza inutilmente all’ala, lasciando il povero Cenetti a fare il difensore centrale travolto dai cross dei ragazzi di Albè, lo stesso Rosseti che 4 giorni dopo giocherà da titolare al centro della difesa a Roma perché ha fisico, ma allora perché all’ala quando sarebbe servito come il pane in mezzo all’area di rigore? boh…), ha perso presto la capacità di incidere sulla forza di reazione della squadra (unica reazione forte a Lucca nell’andata). Mi dispiace perché è una brava persona, ma come direbbero gli anglosassoni, Sottili per Arezzo e le sue ambizioni si è dimostrato “unfit”.

 

A vederla a ritroso la storia di questo campionato ci accorgiamo anche quanto e come siamo rimasti appesi alle prodezze del nostro capitano, encomiabile fino all’ultimo. Ha vinto da solo l’andata a Prato, il ritorno con la Carrarese e le due partite con Livorno e Pistoiese, gare tutte che senza l’estro del Mosca sarebbero finite magari in pareggio con ulteriori danni per la classifica. Ancora nell’ultima rappresentazione, sebbene menomato, ha segnato, ha lottato, ha provato ad indicare la via. Sforzo bellissimo ed encomiabile nostro capitano ed i fischi e la rabbia alla fine, lo avrai capito bene, non erano certo per te.

 

Moscardelli e compagni fischiati dalla sudNonostante l’amarezza però e nonostante ritenga il risultato sportivo un mezzo fallimento, la stagione lascia una base dalla quale ripartire. Ci sono giocatori sui quali bisognerebbe poter contare ancora (alcuni sono in prestito e sarebbe utile cercare di farli restare) ed altri che possono essere punti fermi per il campionato che verrà: Borra, Barison, Sabatino, Luciani (ma anche Solini di rincalzo), Foglia (se resta) Cenetti, Corradi, Bearzotti, anche D’Ursi (di rincalzo per ora, deve crescere) e ovviamente il Mosca. La palla torna adesso a Gemmi (voglio pensare che se è rimasto, sia rimasta anche l’ambizione - come dice lui - di crescere sempre) ed al presidente Ferretti.

 

Il più presto possibile devono dirci programmi e nome di chi guiderà l’Arezzo nel prossimo campionato e con quale spirito la dirigenza si prepara ad affrontare calciomercato e nuova annata. Occorre farlo presto, meglio subito. Ci aiuterà a smaltire questo dolore che ci rimbomba in petto dalle 22.30 del 13 maggio. Per chiudere mi appoggio al signor Ricardo Reyes Neftalì Basoalto ed ai suoi versi immortali che utilizzo in onore della nostra maglia, della nostra squadra, della nostra città: così questa lettera termina / senza nessuna tristezza / sono fermi i miei piedi sulla terra / la mia mano scrive questa lettera lungo la strada / e in mezzo alla vita sarò / sempre / vicino all’amico, di fronte a nemico /col tuo nome sulle labbra 

 

scritto da: Paolo Galletti, 17/05/2017





Arezzo, toto allenatore per la stagione 2017/18

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