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Dalla Juve fino a oggi. Conte, Floro, Mancini, Fanfani: Arezzo e l'Arezzo dieci anni dopo

19 maggio 2007, una data che per la società bianconera è considerata il punto di partenza dalla serie B alla finale di Champions. Per il mondo amaranto invece è diverso: da quel giorno in poi sono stati spazzati via dirigenti, tecnici, calciatori e anche tifosi. La maratona è chiusa. Banca Etruria ha perso tutto il credito. E questa città ha riconquistato, pagando, soltanto la serie C



Di Donato e Del Piero prima di Arezzo-Juventus del 19 maggio 2007Arezzo-Juventus si giocò dieci anni fa. 19 maggio 2007, finì 5-1 per i bianconeri che conquistarono matematicamente la promozione in serie A. Era il post calciopoli ed era anche il post Berlino: il calcio italiano aveva vissuto la crisi più acuta e l'apice del successo sportivo in contemporanea. Da noi va spesso così.

I giornali di stamani celebrano la ricorrenza perché la Juve, in un decennio, è passata dalla serie B alla finale di Champions, costruendosi lo stadio nuovo, rifondando completamente la società e dando un'impennata gigantesca ai fatturati, che a quei livelli contano quanto tre o quattro palloni d'oro in squadra.

 

Da quest'altra parte della barricata, il decennale viene vissuto in maniera molto diversa. E non solo perché l'Arezzo perse, tra l'altro con un punteggio troppo largo rispetto a quanto dimostrò sul campo. C'è soprattutto nostalgia per un periodo d'oro che si chiuse in maniera violenta e scioccante e che ha lasciato tante macerie.

Curiosamente, nella Juve di oggi giocano tre reduci del 19 maggio: Buffon, Chiellini e Marchisio sono ancora titolari. Nell'Arezzo, invece, sono stati spazzati via dirigenti, tecnici e calciatori. Di più: moltissimi tifosi che in quegli anni si erano innamorati (si fa per dire) dei colori amaranto, allo stadio non ci hanno più messo piede. Dalla promozione del 2004 in B alla retrocessione del 2007 in C1: ascesa e declino di una passione solo apparente.

Ma cosa fanno i protagonisti di quella partita?

 

il presidente Mancini e il sindaco Fanfani a bordo campo Antonio Conte. L'allenatore della retrocessione (cit. Piero Mancini) offrì alla società la disponibilità a restare, ma venne congedato. Fu la sua fortuna e la sfortuna dell'Arezzo, che ripartì con De Paola e non si riprese più. Conte è poi diventato uno degli allenatori più quotati d'Europa, ha vinto a Bari e a Siena, ha vinto tre scudetti alla Juve e ha fatto il Ct della Nazionale. Oggi ha appena conquistato il titolo in Inghilterra con il Chelsea. Continua a definire l'esperienza di Arezzo ''la più formativa della carriera''

Piero Mancini. Il presidente di un decennio non è più l'imprenditore potentissimo di una volta. Adesso lavora con nuove aziende soprattutto nell'est Europa. La Ciet, che arrivò a dare occupazione a quasi duemila dipendenti, non esiste più. Il suo Arezzo, che si chiamava Associazione Calcio, venne messo in liquidazione nel 2010. Quando deve riposarsi, torna nella casa natia tra i boschi della Rassinata. E, anche se non lo dice, la pazza idea di rientrare nel calcio gli frulla sempre in testa

Giuseppe Fanfani. Quel giorno alla partita c'era anche lui, evento più unico che raro. Il sindaco che snobbava il calcio è stato a capo della città per un mandato e mezzo, poi si dimise e dal 2014 è un membro del Csm a Roma. Allo stadio non si è più rivisto

La maratona. Arezzo-Juve fu la penultima partita con l'agibilità. Nell'estate del 2007 venne chiusa e oggi è un rudere in disfacimento. A salvare il colpo d'occhio c'è il pannello pubblicitario di Euronics. La comunità spera comunque nella demolizione

Daniele Di Donato. Oggi allena le giovanili del Modena. Il capitano lasciò l'Arezzo un mese e mezzo dopo la partita con i bianconeri e si trasferì all'Ascoli, dove è rimasto sei anni. Per lui due stagioni in amaranto con 77 presenze e un gol. La foto dello scambio di gagliardetti con Del Piero, dicono, ce l'ha ancora sul comodino

 

il gol del momentaneo 1-2 di Floro Flores a fine primo tempoAndrea Ranocchia. All'epoca era considerato un predestinato. E in effetti è arrivato fino all'Inter e alla Nazionale. Molti addetti ai lavori sostengono però che la trasformazione in principe non è mai avvenuta completamente. Per questo da Milano lo hanno prestato all'Hull City

Banca Etruria. Migliaia di bandierine distribuite allo stadio, il logo sulle maglie, partnership di prestigio. La banca della città era lo Sponsor con la maiuscola e splendeva di luce propria. Almeno, questa era l'impressione. Erogava credito e poi il credito l'ha perso. La realtà, spesso, ha più fantasia di noi

Daniele Croce. Dieci anni dopo il duello con Balzaretti sulla fascia, veste la maglia dell'Empoli. Ad Arezzo lo accusavano di essere una croce di nome e di fatto ma lui, probabilmente, non se ne è curato più di tanto e gioca ancora in serie A

Antonio Floro Flores. Fece gol a Buffon e fu l'ultimo segnato al Comunale. Finché non è arrivato Moscardelli, è stato anche l'ultimo giocatore a meritarsi un coro personalizzato della curva. E' in serie B al Bari, qualcuno sogna un suo ritorno per un amarcord vincente

L'Arezzo. La serie B non l'ha ancora riconquistata. A fatica, e dietro lauto pagamento, si è perlomeno ripreso la serie C, che si chiama Lega Pro e ha molto meno fascino di una volta. Ha vissuto anni di sofferenza in serie D, mastica amaro nel veder festeggiare società meno blasonate e coltiva il sogno (ormai quasi centenario) di mettere il naso in serie A

 

scritto da: Andrea Avato, 19/05/2017





19 maggio 2007 / Arezzo-Juventus 1-5

Minigallery di Arezzo-Juventus 1-5 (19 maggio 2007)
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