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SERIE C GIRONE A - 16a giornata

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Lucignano amaranto con il Gus
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Arezzo attende una svolta, in ballo c'è la storia. Ieri in Comune incontro Ferretti-Ghinelli

Novembre, tempo di aspettare. E' questa la parola d'ordine di un mese che si preannuncia decisivo per le sorti della squadra, della società e di un simbolo importante della città. La piazza attende il responso sulla penalizzazione, attende una vittoria rasserenante in casa, attende il rientro di Cellini e attende ovviamente l'arrivo di un cavaliere amaranto in grado di ridare un senso al futuro. Il presidente e il sindaco intanto si sono visti e parlati: le trattative vanno avanti



(foto Raul Dominici)Novembre, tempo di aspettare. Già, la parola d’ordine del mese per tutti coloro che seguono ed hanno a cuore le vicende amaranto è proprio questa. Si attende la sentenza del tribunale sportivo per sapere se i punti di penalizzazione saranno uno o tre e se il memorandum difensivo predisposto dai legali della società, più volte citato da Riccioli, riuscirà a convincere i togati dello sport che non malafede ci fu, ma solo una distrazione e la congiuntura di eventi contrari (San Pietro e Paolo che ha bloccato tutti gli uffici della capitale, se non erro, ed insieme a questi i documenti spediti da Arezzo sul filo di lana ma nei tempi previsti dalla normativa vigente).

Si attende che la squadra riesca a sbloccarsi con una certa continuità nelle gare interne, mettendo in cascina punti che comunque saranno essenziali. Ne avremmo adesso due di fila sulla carta abbordabili, ma non ci tranquillizza il fatto che geneticamente l’Arezzo soffre con le squadre più deboli. Si attende Cellini, che ci avevano detto sarebbe stato pronto ad inizio ottobre, poi ad inizio novembre ma sul cui recupero si addensano nubi che non si diradano (eppure quanto ci sarebbe bisogno di uno stoccatore d’area).

 

Soprattutto si attende l’arrivo del cavaliere amaranto e si attendono notizie certe da qualcuno dei palazzi nei quali si discutono e si decidono le sorti della nostra storia; e parlo volutamente di storia senza usare il termine squadra, né società, né calcio, perché qui in ballo c’è una parte della storia e dell’onore della città tutta. Negli ultimi giorni sembra trapelare un certo ottimismo su una conclusione positiva a breve dell’intera vicenda. Inutile dire quanto sarebbe importante sia a livello ambientale che a livello tecnico. Certe scorie cominciamo a pesare e se i tifosi rispondono raddoppiando sostegno e manifestazioni, chi va in campo dà la sensazione di cominciare ad avvertire, a livello inconscio più che consapevole, il disagio di una vicenda che ad oggi nega prospettive e possibilità.

 

 

I ragazzi di Pavanel a Grosseto hanno dimostrato generosa applicazione ma anche un po’ di confusione e di ansia nelle giocate (qualche punizione battuta con una fretta inutile, qualche situazione non sfruttata per frenesia, per esempio), limiti di impostazione (con l’eccezione di un De Feudis ritrovato) e relativamente poco movimento senza palla. Certamente non era semplice trovare spazi nella ragnatela (pardon, densità, ora si dice così) predisposta da Favarin in mezzo al campo, sarebbe servito essere lucidi, velocizzare la manovra e cercare di andare in superiorità per creare varchi per la conclusione. Ora, forse dipende dal mini-richiamo di preparazione fatto dal tecnico in questi giorni, forse dal reiterato mancato apporto dinamico di Foglia e dall’assenza di Cenetti, che è uno che sa ringhiare e dare consistenza al reparto di mezzo (benchè Yebli dopo un inizio più che svagato abbia poi trovato posizione e costrutto), ma la sensazione è stata che la mente non sia, come è inevitabile e comprensibile, del tutto libera.

 

Le parole di Sabatino nel dopo gara parrebbero confermarlo. Per questo la soluzione dell’enigma societario diventa il passaggio chiave intorno al quale ruota non solo il futuro ma anche il presente dell’Arezzo e vorrei dire, per quanto esposto sopra, di Arezzo tutta. Lunedì a Block Notes il sindaco Ghinelli ha espresso anche qualche interessante idea sugli sviluppi che si potrebbero avere e sui quali si potrebbe lavorare interfacciandosi con una proprietà ambiziosa, e non erano male quelle idee che sarebbe bello poter vedere realizzate, dallo stadio all’importanza della squadra leader come traino per l’immagine di tutta la città. Sarebbe bello ma tra il dire il fare c’è di mezzo Ferretti e il dopo Ferretti, con il quale il sindaco ha avuto ieri sera un lungo colloquio a palazzo Cavallo. Non ci resta che attendere l’ennesima fumata, sperando che sia bianca e che alla fine con tutto questo fumo, non ci scappi invece l’arrosto.

 

scritto da: Paolo Galletti, 10/11/2017





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