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SERIE C GIRONE A - 27a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Carrarese30Gozzano
Renate12Pergolettese
Monza11Arezzo
Siena11Albinoleffe
Juventus U2310Pianese
Olbia10Pistoiese
Pontedera01Alessandria
Giana ErminiorinvComo
LeccorinvPro Patria
Pro VercellirinvNovara
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Marco e Emanuele a Barcellona
NEWS

"E adesso parlo io"

Daniele Martinetti a ruota libera. La fuga dal ritiro e i 13 gol segnati, Cuoghi e Mancini, Fioretti e Pieroni, Floro Flores e Buffon, ma anche gli stati d’animo e gli inizi di carriera, la Roma e il Novara, i ricordi e le sofferenze di un calciatore per il quale Capello stravedeva e che ancora non sa dove lo porterà il futuro. “Non mi faccio strani pensieri” dice lui, che intanto sta comprando casa ad Arezzo: “Adoro questa città”.



Daniele Martinetti, ad Arezzo dal 2005“Nella classifica dei bomber storici dell’Arezzo, in che posizione sono?”. Daniele Martinetti si presenta all’intervista e mi mette sul tavolo la domanda a bruciapelo. “Beh – dico io – di gol ne hai segnati 4 più 10 più 13, che fanno 27. Mi sa che sul podio non ci sei ancora”. E lui: “Questo me l’immaginavo. Se però restassi un altro anno…”. Un’ora di botta e risposta comincia così, con la più inattesa delle curiosità. Inattesa perché Martinetti è considerato un sicuro partente, un ex a tutti gli effetti e non da oggi. Dopo quel che accadde l’estate scorsa, con la fuga dal ritiro di Pieve Santo Stefano, il ritorno coatto e il nuovo ammutinamento, i tifosi l’hanno visto sempre con la valigia in mano. E in effetti se esiste una logica, al di là delle simpatie e delle antipatie, dei discorsi e delle chiacchiere, l’attaccante dei due gol a Buffon lascerà l’Arezzo per accasarsi da qualche altra parte, magari al Bari di Antonio Conte, che ha già preso Volpato e che vorrebbe pure Daniele. Così si riformerebbe per due terzi il reparto d’attacco amaranto della stagione 2006/07, quella della retrocessione, con la differenza che Volpato e Martinetti adesso hanno le ginocchia a posto. Tornando alla classifica dei bomber aretini, il podio è formato da Meroi, primo con 64 gol, e dalla coppia Magi-Pecchi, appaiati a quota 51. Poi vengono Flaborea, Abbruscato, Neri e tutti gli altri. Floro è dodicesimo con 28 reti, un gradino più sotto Martinetti. Se il destino e gli intrecci di mercato trattenessero in città il centravanti scuola Roma, allora le ambizioni di scalare la graduatoria non sarebbero così campate in aria. Ma chissà se succederà. “In questo momento – spiega Martinetti – sono in stand by. Mi girano ancora le scatole per come abbiamo chiuso la stagione e mi tengo dentro le speranze per il futuro. Non so come andrà a finire”.

Quindi parti per le vacanze e non sai se sarà un arrivederci o un addio?

“Esatto. Dopo quello che mi è accaduto lo scorso anno, non voglio farmi strani pensieri”.

Trattative avviate? Contatti concreti?

“Per adesso interessamenti, sondaggi, semplici pour parler”.

Mancini l’anno scorso chiedeva due milioni per la comproprietà. Tanti?

“Pochi no di certo”.

Se tu potessi decidere da solo, che faresti?

“Non posso decidere da solo, dunque non ha senso parlarne. Io ho l’ambizione di giocare in una categoria superiore soprattutto per motivi anagrafici. Ho 27 anni, per me potrebbe essere l’ultima occasione”.

Non te la voglio gufare, ma se andasse a finire come l’anno scorso?

“Vuoi sapere se scapperei dal ritiro?”.

Non lo faresti, dai.

“No, non lo farei. Se accadesse, resterei senza remore e senza problemi. Ciò che è accaduto l’anno passato mi ha insegnato molte cose. Dovevo ragionare con la mia testa, valutare bene le conseguenze di certi atteggiamenti. Sbagliai, l’ho sempre detto che sbagliai”.

Anche perché da lì in poi ti hanno appiccicato l’etichetta della primadonna.

“Che non sono. Mi piacerebbe essere ricordato per altre cose, per i gol che ho fatto. In carriera non ho mai segnato così tanto come ad Arezzo. A Novara segnai la metà e mi consideravano un idolo. Qua è diverso. Un po’ me la sono cercata, lo ammetto”.

Come ci sei stato ad Arezzo?

“Bene. Dovessi scegliere dove vivere, sceglierei Arezzo per un milione di motivi. Non a caso sto comprando casa”.

Perché non siete andati ai play-off?

“Perché si è voluto affidare una squadra forte a un tecnico che non conosceva la serie C. De Paola diventerà un grande allenatore, ma non era pronto per un’esperienza del genere. Siamo partiti con l’handicap, abbiamo dovuto rincorrere e inseguire non è facile”.

Da gennaio in poi però…

“Potevamo fare di più, è vero”.

Con Cuoghi avevi feeling.

“Sì, perché mi ha aiutato, mi ha recuperato psicologicamente. Era un periodo delicato per me, lui ha saputo darmi una mano. Infatti ho iniziato a segnare con continuità. E poi ci ha fatto ragionare da squadra”.

Un gol storico, il rigore segnato a a Torino contro la JuveMa non è bastato lo stesso.

“Gli episodi non ci hanno girato bene, il presidente con Cuoghi non andava proprio d’accordo. Abbiamo lasciato punti preziosi per strada”.

Gli screzi tra Mancini e Cuoghi riguardavano anche la tua posizione in campo, ricordi?

“Erano discorsi aleatori. Chianese e Myrtaj sono prime punte, se loro giocano dentro l’area io devo muovermi di più. Oltretutto, partendo largo tiravo in porta dieci volte a partita. Giocando più centrale, al tiro ci andavo di meno”.

Ti dispiace che se ne sia andato Fioretti?

“Il calcio è così. Lui forse ha sbagliato nel prendere De Paola, ma è un personaggio competente. Nonostante le difficoltà, aveva messo su l’organico migliore del girone”.

Quanto ti senti in colpa per il mancato accesso ai play-off?

“Mi sento in colpa come tutti i miei compagni. All’inizio della stagione il casino che mi ha coinvolto non ha aiutato la squadra. Dopo però mi sembra di aver fatto il mio, ho segnato 13 gol e non era così scontato”.

Il rigore con l’Ancona?

“L’ho sbagliato. Ma era l’ottavo minuto del primo tempo, c’era modo di rimediare. Qualcuno mi ha gettato la croce addosso per quel rigore, quando la settimana prima ne avevo trasformato un altro a Crotone, in condizioni ambientali più difficili. Va beh, sono gli strascichi dell’estate”.

Tra vent’anno pensi che ad Arezzo ti ricorderanno per la fuga da Pieve Santo Stefano o per la doppietta alla Juventus?

“Per la fuga dal ritiro, purtroppo. Anche perché i media su questa storia ci hanno marciato”.

Dimmi un po’, come fu l’impatto con Arezzo? Gennaio 2006.

“Traumatico. Presi il numero 9 che era stato di Abbruscato, uno che aveva lasciato un ricordo eccezionale e aveva segnato a raffica. Debuttai in B col Brescia dopo due giorni che ero arrivato, ero tesissimo. Le prime partite non le giocai male, solo che non riuscivo a buttarla dentro”.

Chi ti aiutò?

“Tutti, anche Pieroni. Venne da me e mi disse: stai tranquillo, sei più forte di Elvis. Forse non lo pensava veramente, però mi dette fiducia. Non a caso la partita successiva, a Pescara, mi sbloccai con un bel gol. Pieroni mi portava fortuna”.

Perché?

“Prima di giocare a Torino con la Juve, mi prese da parte e mi fece un lungo discorso: sei il più bravo di tutti, gioca come sai, vedrai che fai gol. E segnai una doppietta”.

Chi è stato il più forte con cui hai giocato?

“Floro aveva qualcosa in più. E secondo me non ha ancora preso coscienza dei suoi mezzi tecnici. Quando lo farà, diventerà ancora migliore. Io e lui formavamo una bella coppia”.

Qual è il gol che ti è rimasto dentro?

“Il primo, quello che segnai a Pescara. L’aspettavo con ansia”.

E i due infilati a Buffon?

“Diciamo che quelli sono stati emozionanti. Il giorno dopo ricevetti sms e telefonate a centinaia. Il bello di giocare in categorie superiori è questo, è l’emozione che si prova. I soldi vengono dopo”.

Con quale allenatore ti sei trovato meglio ad Arezzo?

“Cuoghi. Ma pure con gli altri sono stato bene: di Sarri ho un buon ricordo. Anche di Conte, penso che arriverà presto in serie A. Per non parlare di Gustinetti: fu lui a farmi debuttare in B”.

Mi racconti di quando Capello era innamorato di te?

“Stravedeva per me. Nel 2000 mi portò in ritiro con la prima squadra insieme ad Aquilani, Bovo, Bonanni, Amelia. Mi fece fare un bel contratto, anche se trovare spazio era impossibile. Quella Roma vinse lo scudetto con Totti, Batistuta, Montella, Del Vecchio e Nakata”.

Da bambino con uno dei primi trofeiPoi cos’è successo?

“Problemi alle ginocchia, ho fatto tutti e quattro i menischi. Andai al Sora, quindi al Torino in comproprietà, ma giocai pochissimo. Sono stato anche un anno a Prato”.

Ho letto da qualche parte che c’erano pure motivi sentimentali alla base delle tue difficoltà. E’ vero?

“Ero un ragazzino, una persona mi fece soffrire molto. Oggi non accadrebbe, mi sono indurito, ho un altro carattere”.

Un’altra cosa che ho trovato cercando notizie su di te. Il Novara ti acquistò pensando di ingaggiare un tuo omonimo, cioè Omar Martinetti. Possibile?

“E’ una storiella che gira e mi sa che qualche fondamento ce l’ha. Per fortuna segnai al debutto e fugai subito tutti gli equivoci. Ecco, Novara è stata un’esperienza molto importante per me. Il primo anno ci salvammo ai play-out grazie a un mio gol e col Novara ho segnato la rete più bella della mia carriera”.

Dove?

“A Cittadella. Il portiere stava sempre al limite dell’area, all’inizio del secondo tempo tirai in porta da centrocampo e la misi dentro”.

Prima hai citato Aquilani e Bonanni, Amelia e Bovo, tutta gente che sta in A e in B. Tu sei contento di quello che hai fatto in questi anni?

“No. O meglio, sono contento delle mie ultime tre stagioni, in precedenza ho fatto fatica per una lunga serie di motivi. Prima di smettere, mi piacerebbe arrivare in serie A”.

Di te si dice che sei un calciatore da altri palcoscenici, un attaccante di classe, uno che fa la differenza.

“Grazie”.

Aspetta. Si dice anche che frequenti troppo le discoteche, che hai un look stravagante, che piaci alle donne.

“Voci esagerate che un po’ mi danno fastidio. Ognuno ha il look che vuole. E dov’è il problema se qualche volta vado in discoteca a Firenze? L’importante è non esagerare, tutto il resto è cattiveria, pettegolezzo. Quest’anno, specialmente in un certo periodo, è stato facile infierire su di me”.

Ci sono persone a cui ti sei legato in modo particolare?

“Paolo, l’autista del pullman. Mi ha anche ospitato a casa sua, è un amico. E poi ho conosciuto una ragazza veramente speciale”.

Nome?

“Niente nomi”.

Più triste Piacenza, Treviso e Potenza?

“Più triste Treviso, senza dubbio”.

Dove vai in vacanza?

“In Sardegna, vicino Olbia”.

In bocca al lupo, comunque vada a finire.

“Crepi il lupo. Fammi avere la classifica dei bomber dell’Arezzo. Non si sa mai…”.

scritto da: Andrea Avato, 25/06/2008