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NEWS

I campini, lo Junior Camp, i rottamatori. Parla l'assessore Donati

Dieci domande e dieci risposte sulle attuali difficoltà logistiche dell'Arezzo, sugli scenari futuri e sulle intenzioni dell'amministrazione comunale



l'assessore Donati firma la petizione di Orgoglio Amaranto contro la FigcDopo le dieci domande della scorsa settimana a Daniele Farsetti, consigliere comunale del Movimento 5 stelle, stavolta abbiamo sentito la controparte, vale a dire l'assessore allo sport (e al bilancio) Marco Donati. Nell'intervista si è parlato dell'ormai annosa questione dei campi di allenamento dell'Arezzo, della soluzione Junior Camp, dell'interesse del sindaco verso i colori amaranto e anche del ruolo dei rottamatori nella politica di oggi.

1. Marco, per chi si fosse perso qualche passaggio: come siamo arrivati a questa situazione per i campi di allenamento?
Come ben sai, i campi da calcio antistanti lo stadio sono proprietà di privati. Da decine di anni l'Arezzo si allena nei cosiddetti "campetti", pagando al soggetto privato, negli anni rimasto lo stesso, un canone di locazione. Per motivi che non ho mai compreso fino in fondo, e dei quali mi sono fatto un'idea strettamente personale, questo rapporto è cessato alcuni mesi fa. Il mio assessorato entra in gioco alla fine di giugno, quando mi viene comunicato dall'Atletico Arezzo che i rapporti tra società e privati si erano bruscamente interrotti.
2. A questo punto, detto che è inutile piangere sul latte versato, cosa si poteva fare per evitare un epilogo del genere?
Il problema, forse, risale alla notte dei tempi. È mancata la lungimiranza di prevedere un impianto pubblico accessorio al Comunale per gli allenamenti dell'Arezzo. Questa mancanza ha creato una "dipendenza" che paghiamo in questi giorni, a seguito dell'interruzione del rapporto storico tra l'Arezzo e i privati. Se a questo aggiungiamo che le aree limitrofe sono tutte destinate ad attrezzature sportive e che in 7 anni sono stati investiti più di 6 milioni di euro per lo stadio...
3. Ma gli altri membri della giunta comunale, a cominciare dal sindaco, quanto hanno a cuore le sorti dell'Arezzo?
La giunta, e il sindaco in prima persona, hanno molto a cuore le sorti dell'Arezzo. Se in questi mesi appare solo la mia figura non significa che il resto dell'amministrazione non sia interessata alle vicende che riguardano l'Arezzo. In questo momento difficile, nel quale tutto lo sport è condizionato dalla mancanza di risorse, non è semplice ricoprire questa delega, ma amministrare significa prima di tutto assumersi delle responsabilità.
4. Parliamo di calcio giocato: dopo queste prime giornate, che impressione ti ha fatto l'Arezzo?
L'Arezzo è un'ottima squadra. Unisce esperienza, individualità e giovani di grande prospettiva. Forse devono crescere ancora sul piano della consapevolezza e della determinazione. Immagino che tutti i ragazzi sentano la pressione di una piazza importante, ma sono sicuro che dimostreranno di essere all'altezza della maglia che indossano.
5. Mister Fratini, ex allenatore amaranto, ci ha detto due settimane fa che secondo lui alla lunga può essere un problema non avere un campo di allenamento, per una squadra che punta alla promozione. Che ne pensi?
Chiaramente l'attuale situazione dell'Arezzo non è ottimale sul piano logistico, ma l'Arezzo si allena stabilmente in un impianto di grande qualità. Dal punto di vista tecnico e agonistico, non credo ci siano ripercussioni. Mi dispiace per alcune difficoltà sostenute dai collaboratori della società, ma soprattutto per i tifosi che abitualmente stazionavano davanti al “Lebole”. Ricordo che a volte, nel recente passato, tra quei tifosi c'era anche il sottoscritto...

il presidente Gino Severini6. Arezzo è sempre stata, storicamente, una città dove si fa una fatica tremenda a fare sport ad alto livello, anche nelle discipline cosiddette "minori", più che in tutto il resto della Toscana: come se ne esce?
Ti assicuro che Arezzo ha un tessuto sportivo vivacissimo ed eccelle in moltissime discipline. Sono poche le realtà nelle quali l'offerta sportiva per giovani e meno giovani e così ampia. Tutto questo rappresenta un patrimonio che non va disperso. È bello pensare che un bambino possa scegliere fra tantissimi sport e trovare decine di società serie e preparate e un patrimonio di impiantistica così diffuso nel territorio. Il problema reale è mantenere questo patrimonio, perché sono i luoghi dove fanno sport centinaia di atleti e, soprattutto, i nostri bambini.
7. Daniele Farsetti (e non solo lui, a dire il vero) ritiene che in futuro le chiavi per "fare calcio" saranno settore giovanile, azionariato popolare e stadi di proprietà delle società. Tu che ne pensi?
Daniele è un grande appassionato di calcio e condivido buona parte dei suoi ragionamenti. Per andare nella direzione da lui auspicata serve un grande balzo culturale in questo Paese. La proposta politica di cui si fa portatore pone prima di tutto il rispetto delle regole e della buona condotta amministrativa e gli ho assicurato che il sottoscritto non può che muoversi in questa direzione.
8. Lo Junior Camp potrebbe essere la chiave di volta per uscire dall'impasse?
Per me assolutamente si. A metà estate non ho perseguito la strada dello Junior Camp, che già consideravo la più ragionevole, perché l'Arezzo mi aveva fatto capire che i contatti già avvenuti avevano escluso quella soluzione. Non contento, a settembre, ho deciso di risentire Umberto Zerbini e ho rilevato fin da subito la disponibilità nei confronti dell'Arezzo. Con Zerbini ho condiviso fin da subito l'idea del Villaggio Amaranto, ovvero il luogo migliore per il progetto del presidente Severini, che mira a creare un forte settore giovanile come prima fonte di sostentamento per la società. Se ci pensiamo bene la soluzione è ottimale. Creare un nuovo centro sportivo, cosa che comunque non escludo a priori, richiederebbe come minimo qualche anno, e questo rallenterebbe di non poco la crescita di giovani e promettenti leve calcistiche. Utilizzare un'area già disponibile risolverebbe il problema dei campi e accelererebbe il progetto dell'Arezzo.
9. Pochi giorni fa l'Arezzo ha perso una delle sue bandiere storiche, Giovanni Francesco Pozza, uno dei simboli di un calcio che non c'è più, oltre che un aretino di adozione: sono allo studio iniziative per portarne avanti il ricordo?
Quando l'ho visto giocare ero un giovanissimo tifoso che andava allo stadio accompagnato dal proprio fratello maggiore. La conoscenza più recente è legata all'impegno di Giovanni come allenatore, visto che ci siamo incontrati quando anch'io svolgevo quel ruolo per un’altra società. Ricordo la sua semplicità e la grande correttezza. Con lui se ne va un pezzo di storia amaranto e sarebbe bello collaborare in questo senso con il vostro sito, che è molto seguito dai tifosi, per avere suggerimenti su come ricordarlo. Ne ho già parlato con il sindaco che ovviamente è d'accordo.
10. Infine, una domanda politica: in Italia, a tutti i livelli, c'è più bisogno di "rottamazioni" o c'è semplicemente carenza di idee?
La "rottamazione" non rappresenta un concetto anagrafico, ma politico, e si rivolge a quei soggetti che permangono sulla scena pur non avendo più nulla da dare. Il Paese ha bisogno di due cose: responsabilità e modernità. Ti assicuro che in questi pochi mesi nei quali ho iniziato a confrontarmi con il bilancio, mi accorgo quotidianamente della drammaticità della situazione, e spero che i tifosi comprendano che le condizioni dell'amministrazione sono cambiate e non è semplice garantire tutte quello che ci piacerebbe realizzare.


scritto da: Roberto Gennari, 05/11/2011