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17 aprile 1993-17 aprile 2013. Come ritrovarsi, di nuovo, al punto di partenza

Sono passati vent'anni dal fallimento e dalla radiazione della vecchia Unione Sportiva, cancellata dal calcio a stagione in corso e costretta, per la prima volta nella sua storia, a iscriversi al Campionato Nazionale Dilettanti. A distanza di così tanto tempo, il contesto non è cambiato: l'Arezzo è sempre in serie D, con gli stessi problemi, gli stessi tormenti e l'incapacità di imparare dagli errori compiuti



17 aprile 1993, il titolo dell'epoca de La Nazione Quanti sono vent’anni? Abbastanza per fermarsi un attimo e guardare indietro. Per consultare il presente e temere che il futuro non sarà troppo diverso dal passato. Ad Arezzo, calcisticamente parlando, siamo sempre uguali: appassionati soprattutto quando le cose vanno bene, presenti solo se si lotta per il vertice, brontoloni, perennemente insoddisfatti, pretenziosi. In mezzo alle tante cose buone della tradizionale ospitalità aretina, sono cresciute anche la disillusione per un calcio che da noi va a cicli alterni, un po’ su e molto più spesso giù. Che non fa moda, che difficilmente crea nuovi appassionati veri. Perché noi siamo quella piazza che non ha mai conosciuto la serie A, circondati da vicini di territorio che invece in serie A ci sono arrivati, ci sono restati e si sono pure tolti belle soddisfazioni. Perugia, Ternana, Siena, ma anche più in là fino a Empoli, per non dire di Fiorentina e delle altre toscane che si regalano ogni tot un salto in massima serie. Noi no, mai. Perché questa, così dice qualcuno che forse non ha torto, è una piazza cui la serie C sta troppo stretta e la serie B troppo larga. A forza di sentirlo raccontare, ce ne siamo convinti tutti.

Oggi, 17 aprile 2013, ricorre il ventesimo anniversario del fallimento della vecchia Unione Sportiva Arezzo. Fallimento con annessa radiazione. A stagione di C1 in corso, con sette gare ancora da disputare, a partire da quella di Vicenza, mai giocata e diventata lo stesso più celebre rispetto a tante altre giocate, vinte, pareggiate o perse. Quel giorno fu un trauma collettivo ed è inutile stare a rispiegarne i motivi, facilmente intuibili. L’Arezzo veniva da anni di fasti, di professionismo e di speranze più grandi della realtà. Si ritrovò d’un colpo nella polvere, scaraventato in mezzo a un campionato dilettanti di cui non si conosceva nulla ma che si temeva fosse proprio ciò che si sarebbe dimostrato: un inferno. Ci vollero tre anni per scappare fuori da quel buco, meno di oggi che, se andrà tutto bene, ce ne vorranno quattro.

Quell’Arezzo dei primi anni ‘90 saltò in aria perché era vissuto al di sopra delle proprie possibilità: tanti soldi spesi, pochi investimenti, frenesia di vincere, la solita scellerata tendenza a volere tutto e subito. Colpa delle società che si erano succedute, poco lungimiranti; colpa della stampa che faceva casino; colpa della gente che voleva più della serie B, come se fosse un atto dovuto. In quel periodo erano (eravamo) drogati dall’ambizione, perché c’era stata la promozione dell’82, il campionato dell’84 che quasi ci portava in A, fino all’avvento di Butali, lo squadrone messo su per salire di categoria e precipitato clamorosamente in C1. Il sistema a quel punto fece crack. Sempre più debiti fino a quando, vent’anni fa, si arrivò alla fine.

 

Enzo Nucifora, Ds dell'Arezzo nell'anno della radiazioneMa ciò che inquieta, oggi che è il 17 aprile un’altra volta, è che non è cambiato nulla. Con Mancini, sotto altre forme, si è ripetuto lo stesso errore di allora: vagonate di soldi spesi senza un criterio, senza pensare al domani ma solo all’oggi. A un certo punto, il collasso. La retrocessione del 2007 ha avuto lo stesso effetto di quella dell’88: non poteva che finire così, con il fallimento (non solo economico). Pure il clima intorno, in un corso e ricorso storico emblematico, ha conservato i tratti salienti di sempre: già nel ’93 si parlava della scomparsa dell’Arezzo come di vergogna per la città, di colpe degli industriali, di indifferenza generale. Come adesso.

Maurizio Bianconi, ex dirigente di quegli anni, sostiene che l’unico modo giusto per vincere era “la politica della lesina”: investimenti mirati, budget sotto controllo, giovani in prestito e nucleo forte costruito negli anni. Si fece diversamente allora, come con Mancini successivamente.

Mauro Bianchini, a capo della società in quell’infausto 1993, nella prima intervista che ha rilasciato dopo il fallimento, spiegava che l’Arezzo poteva comunque essere salvato, ma che si scontrò con la miopia del tribunale, che non concesse l’esercizio provvisorio, e con l’apatia degli imprenditori nostrani, i quali girarono al largo dal malato nonostante avessero le cure in tasca. Sembra di parlare del 2010.

Alberto Farsetti, presidente prima di Bianchini, sottolineava pure un’altra cosa: i soliti “sciacalli” seminarono zizzania nella dirigenza, fino a creare un clima impossibile. E a Mancini, parliamo di tre anni fa, consigliava soprattutto di scegliere bene i collaboratori. Una raccomandazione che non ha scadenze temporali e che non ha perso valore neanche adesso, in un contesto differente.

Il 17 aprile 1993, quando fu chiaro che l’Arezzo avrebbe dovuto giocare la serie D, nessuno poteva pensare che vent’anni dopo saremmo stati qui di nuovo, ancora. A lamentarsi delle stesse avversità, a piangere il solito latte versato, a spendere lacrime che cominciano a sembrare di coccodrillo.

A rincarare la dose potremmo infilare dentro il 17 aprile anche la mastodontica cerimonia d’inaugurazione del Villaggio Amaranto, andata in scena un anno fa. 365 giorni dopo, sono rimaste a galla soprattutto le contraddizioni di un progetto che aveva conquistato la gente e che poi si è trascinato tra le polemiche, tra accordi disattesi dagli stessi dirigenti che li avevano firmati e prospettive di derby cittadino che hanno fatto rizzare i capelli in testa anche a chi non ne ha.

L’Arezzo ha bisogno di un settore giovanile, di investire nel tempo, di avere le persone giuste al posto giusto, di fare calcio in un’altra maniera rispetto a prima, di mettere a frutto le esperienze del passato. Altrimenti è troppo facile prevedere dove saremo il 17 aprile 2033. Qui, a riscrivere e rileggere le stesse, identiche cose. E a domandarci perché, calcisticamente parlando, gli altri ce l’hanno più grosso di noi.

 

scritto da: Andrea Avato, 17/04/2013





Bianconi a vent'anni dalla radiazione dell'Arezzo

COMMENTI degli utenti

Commento 1 - Inviato da: teba02, il 17/04/2013 alle 10:02

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stamani c'ho pensato subito appena svegliato: che botta! mi ricordo benissimo (purtroppo) che ero militare a Modena e di li a pochi giorni appesi dentro l'armadietto il manifesto "l'Arezzo non muore" e tutte le sere andavo in branda con la maglietta che riportava la medesima scritta sul retro... con frustarzione sportiva ma anche con tanto orgoglio!

 FORZA AREZZO SEMPRE OVUNQUE COMUNQUE

(p.s. bell'articolo Andrea, mi ha fatto tornare un nodo in gola tremendo e manco posso pensare all'attualità per scioglierlo: prima o poi la ruota girerà anche per noi e noi ci saremo come ci siamo sempre stati!)

Commento 2 - Inviato da: Amaranta, il 17/04/2013 alle 10:03

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20 anni dopo, siamo allo stesso punto...anzi peggio!! Perche' dopo il fallimento di 20 anni fa, il terzo anno (che sarebbe questo) tornammo in serie C2.  Stavolta dobbiamo affrontare un quarto anno di D.....

Commento 3 - Inviato da: Andrea Avato, il 17/04/2013 alle 10:19

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TEBA (1)

Sul fatto che la ruota girerà anche per noi, non ci giurerei. Fino a qualche anno fa ne ero straconvinto, poi ho perso ottimismo. Vedendo come abbiamo sperperato il grande patrimonio tecnico, ambientale ed economico accumulato negli ultimi anni di B e C, e soprattutto ascoltando e leggendo ciò che riguardava gli anni '80, penso che non cambieremo mai. E non è un bene. Però, come si dice, mai dire mai... Smile

Commento 4 - Inviato da: spiblo, il 17/04/2013 alle 10:31

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"Perché questa, così dice qualcuno che forse non ha torto, è una piazza cui la serie C sta troppo stretta e la serie B troppo larga. A forza di sentirlo raccontare, ce ne siamo convinti tutti."

Questa è una cosa che da anni, da tanti anni, mi manda in bestia. Se si parla di incapacità imprenditoriale, di ottusità e incapacità di vedere oltre il proprio naso, di mancanza di programmazione allora è tutto vero. Invece non lo è il fatto che Arezzo potrebbe trarre dal fatto di partecipare a campionati di alto livello ( b ma anche A ) solo vantaggi in termini di contributi, diritti tv ma anche di pubblico pagante data la nostra felice collocazione geografica. Avere gente che viene a vedere la partita da Roma ( due ore ) Firenze ( un'ora ) Bologna ( poco meno di due ore ) Milano ( poco più di tre ) etc etc oltre al naturale richiamo di sportivi da zone circostanti, significherebbe anche portare gente in città, far lavorare qualche albergo, molti ristoranti e bar, crerae un'immagine della città a livello nazionale che potrebbe contribuire a valorizzare i molti gioielli artistici ( visto che il comune fa poco e la provincia pure..) ..Insomma ci sarebbe solo da guadagnare, basterebbe smettere di camminare a capo basso...........

Commento 5 - Inviato da: Toni, il 17/04/2013 alle 10:36

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Corsi e ricorsi storici...

Commento 6 - Inviato da: pipanos, il 17/04/2013 alle 10:45

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Spiblo, sono le cose che dicevo io tanti anni fa, quando Benvenuto tirò apposta il rigore sul palo allo scadere a Livorno per non andare in A. Anche allora i soliti discorsi, che Arezzo non aveva un pubblico da serie A, io ribattevo che lo stadio sarebbe stato sempre pieno anche senza gli aretini, data la nostra posizione geografica e la presenza di centinaia di club delle società di A.Venivo guardato quasi con compassione, invece era la cruda realtà che però tutti ignoravano.Bah......

Commento 7 - Inviato da: Andrea Avato, il 17/04/2013 alle 10:57

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SPIBLO (4)

Oggi voglio essere realista all'estremo. E dico che questa cosa della serie B che ci sta larga, la condivido. Diverse volte, in passato, abbiamo avuto società attrezzate economicamente per impostare un lavoro che alla fine avrebbe dato i suoi frutti. Ma i frutti non sono mai spuntati sul ramo. Si è sempre andati avanti così, spendendo per l'oggi e il domani si vedrà. E siamo falliti due volte. 

E' chiaro che una serie A sarebbe appetibile sotto tanti punti di vista, anche se il calcio ormai è strutturato in modo tale che è difficile fare turismo vero con le tifoserie di fuori. Però sicuramente sarebbe meglio di ora.

In questo senso servirebbe una società solida sì ma anche lucida nel progetto da portare avanti (non mi riferisco a Ferretti, anche perché siamo in D e questi sono discorsi tanto per passare un po' di tempo). 

Sull'apporto che potrebbe dare la gente, al di là delle presenze numeriche allo stadio, sono sempre più scettico. La gente vuole vincere le partite, vuole vedere spendere i soldi. Poi se fra quattro o cinque anni si sparisce, dirà che "almeno tizio o caio la serie B ce l'ha fatta vedere".

PIPANOS (6)

Il pubblico sugli spalti, sono d'accordo con te, a quel punto sarebbe l'ultimo dei problemi.

Commento 8 - Inviato da: Libanese , il 17/04/2013 alle 12:02

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Si è sempre andati avanti così, spendendo per l'oggi e il domani si vedrà. E siamo falliti due volte.

 

Dato che noi siamo falliti  due volte   dopo esser  retrocessi dalla B   alla c1  x  via dei contratti esosi   dei giocatori..,  spero  che la prox  volta    che  torneremo in B la società  faccia firmare dei contratti  a " rendimento   tipo scalamobile "  ossia in B  percepisci  questo e si retrocede  in lega pro  lo stipendio  sarà  adeguato  alla  lega pro  dato che siamo retrocessi anche x colpa tua. 

Commento 9 - Inviato da: BOTOLOFIERO, il 17/04/2013 alle 12:06

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un sentito grazie anche al nostro Tribunale che non concesse l'esercizio provvisorio anche se a fine anno avremmo  potuto vendere un paio di giocatori che avevano mercato  e appianare tutto.

Commento 10 - Inviato da: Arretium Amaranthus, il 17/04/2013 alle 12:54

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Sinceramente dividerei il calcio da qualsiasi altro contesto perchè ,a parte qualche Bar e forse albergo,credo che masse di tifosi provenienti da Roma,Bologna,Firenze e Milano non farebbero alzare significamente il numero di presenze al magnifico museo archeologico o alle tante bellezze artistiche presenti in città.Comunque è indiscutibile che avere una squadra a certi livelli porterebbe un interesse mediatico molto importante rispetto al nulla in cui viviamo da sempre nonostante la strategica posizione geografica.Detto questo vorrei ripetere il giusto concetto espresso da Andrea che mette al centro del problema la "Programmazione" a lungo termine che una società calcistica deve avere per raggiungere obbiettivi importanti a differenza di chi vive alla giornata sperando di azzeccare l'annata giusta.Personalmente ritengo che una realtà come Arezzo non può prescindere il suo futuro senza un investimento a lunghissimo termine sul settore giovanile tema anche questo che viene riproposto ciclicamente ad ogni cambio di proprietà senza che poi nessuno lo affronti di petto con impegno e ,soprattutto,con il giusto investimento economico.

Commento 11 - Inviato da: taxiamaranto, il 17/04/2013 alle 12:58

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L'AREZZO NON MORIRÁ MAI!!!!!!!questo rimanga ben impresso a tutti i tifosi e ai tanti non tifosi che ancora godono quando l'Arezzo anche in quste categorie perde.FERRETTI levaci da questo campionato orribile.

Commento 12 - Inviato da: Giotto, il 17/04/2013 alle 15:09

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E allora proviamo a essere più realisti del Re e dell'Avato. Sono convinto che non abbiamo imparato niente dagli errori. E forse falliremo ancora, forse tra 10, 20, 30, 40 anni. Come del resto ormai le squadre falliscono all'ordine del giorno. NON ME NE FREGA NULLA. Se questa è la realtà la accetto e mi prendo, magari, 10 anni di buon calcio, di una squadra in risalita, di vittoria di qualche campionato. L'orgoglio e l'onore non sono più di questo calcio, quindi che cazzo ve ne frega di fallire di nuovo? Però dateci almeno qualche vittoria e un po' di serie B.

FERRETTI levaci da questo campionato di merda e fai una programmazione che duri almeno 30 anni. E portaci in serie A. Ovvia! Grazie

Commento 13 - Inviato da: RobertoGennari, il 17/04/2013 alle 15:19

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Giotto ti accontenti di poco... Laughing

Commento 14 - Inviato da: il ferro, il 17/04/2013 alle 16:09

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AVATO:

è il mio pc oppure è regolare che abbia il tasto destro del mouse disabilitato per quotare copiare e incollare nei post???

 

 

 

 

 

 

 

Commento 15 - Inviato da: il ferro, il 17/04/2013 alle 16:10

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comunque per alleviare il doloroso ricordo vi rimando al mio post n. 8 sull'articolo precedente di roberto gennari.....

Commento 16 - Inviato da: Giotto, il 17/04/2013 alle 16:17

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m non se poteva fare un articolo solo? Un po' de qua e un po' de là, se diventa matti

Commento 17 - Inviato da: il ferro, il 17/04/2013 alle 16:24

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ora funziona!!! copio e incollo, vai. come dice giotto due articoli stesso argomento stessi post!!!

 

 

diciamoci la verità:

si veniva da anni bui di serie c1 con 1500 spettatori(che a quei tempi erano niente:ancora non c'erano daspo e repressione e lo stadio divertiva . per esempio a ferrara c'erano 20.000 presenti, a lucca 5.000.....fate voi)

 

la curva semivuota e tutti seduti. la maratona nemmeno esultava ai gol.

 

dopo la fine degli anni '80 gli ultrà non esistevano più: tutti seduti e zitti. spesso nemmeno uno striscione. trasferte? solo montevarchi e perugia (eccetto l'annata miracolata 1991/1992 ma andata e basta -siena-ferrara-spezia-empoli-massa-carrara-carpi).

 qualche malato tipo me faceva anche lucca ,prato e altre ma sempre sparuti e in tribuna: il settore ospiti nemmeno lo aprivano.

ad arezzo il calcio era già malato terminale. chi c'era lo sa e se lo ricorda.

il kinder, il secco, il seppia,il bove,lo scaglia....era una reunion di ex ultrà ormai disillusi e incazzati. al loro fianco le "nuove leve" gasate e già malate tipo i ferri, i ciacci e quella che diventerà la fossa etrusca. ma zero cori e zero tifo.

quando andava bene c'erano CRAZY GANG , FIGHTERS UNITED,a volte TMT ,e COMMANDO .

(ma solo commando o solo ultrà arezzo: era peso da mettere su!!)

 campionati anonimi in lotta per salvarsi e i giornali che parlavano solo di crisi della società per 3 anni di fila.la gente ci pigliava per il culo di continuo.

 

NON FU UN FULMINE A CIEL SERENO. chi c'era se lo ricorda come s'era ridotti. fu una fine annunciata e fisiologica. anche ci avessero salvato quell'anno a mio avviso sarebbe stato solo un rimandare.

 

e col 1993 inizia il ricambio generazionale e una nuova vita e nuova linfa per l'arezzo e il suo tifo. guardandola sotto questo punto di vista forse "resettare" è stato un male non in tutto nocivo

Commento 18 - Inviato da: Amarantegnene, il 17/04/2013 alle 21:33

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Per che crede che spettatori e paganti siano la ricetta di successi.. Vi ricordo di guardare adesso cosa farà il Sassuolo, ma anche negli anni passati Ascoli, Empoli e mille altri. Questo insegna che alla base di tutto, oltre naturalmente a dirigenti capaci, è essenziale una capillare programmazione. Programmazione che ahimè, attualmente non mi sembra di recepire. Io ribadisco la fiducia al presidente, ma qualche conferenza stampa, per tranquillizzarmi.. La gradirei volentieri!

Commento 19 - Inviato da: Amarantegnene, il 17/04/2013 alle 21:34

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Ferro speriamo che anche per i tifosi, questo sia l inizio di una nuova alba....

Commento 20 - Inviato da: Andrea Avato, il 17/04/2013 alle 23:54

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LIBANESE (8)

Oggi, tra l'altro, i contratti a rendimento con bonus a seconda dei risultati, stanno diventando una consuetudine.

ARRETIUM (10)

Nessuno l'affronta di petto perché è un investimento, per l'appunto, a medio/lungo termine. Siamo troppo ancorati al tutto e subito e per certi aspetti non potrebbe essere altrimenti. Dopo tre anni di serie D non si può pensare di non vincere il prossimo campionato.

GIOTTO (12)

T'ho risposto di là. Però stavolta non sono d'accordo. Ritrovare un altro presidente che spende e spande senza costrutto ci ridarebbe solo soddisfazioni aleatorie. Meglio metterci un anno in più a tornare in B ma scongiurare altri fallimenti, altri Pierantonio e altre Ellera.

AMARANTEGNENE (19)

Anche i tifosi, come i giornalisti, i calciatori, i dirigenti, non sono tutti uguali. L'azionariato popolare, nei limiti imposti da una città di provincia come la nostra, darebbe delle risposte importanti. Ma è un progetto che non decolla.

Commento 21 - Inviato da: chiana, il 18/04/2013 alle 09:32

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Ferro in quella sciagurata stagione abbiamo visto il peggio della nostra curva... il peggio come impegno, il peggio come gente, il peggio come tutto. 

Commento 22 - Inviato da: alti60, il 18/04/2013 alle 12:49

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Che tristezza quegli anni,grazie Ferro per avermi nominato in quello sparuto gruppo de vecchi ultrà,è vero si era pochi e oramai disillusi,alle riunioni nel circolo amaranto del Buzzini ci venivano si e no e sto largo 10 tifosi e sempre i soliti veramente innamorati pazzi dell'Arezzo il resto buio pesto,e infatti di li a poco ci fu la triste decisione di far finire la storia del Commando perchè da soli non si poteva andare avanti,meno male che quelche giovane di belle speranze e di fede amaranto pura nel sangue è venuto fuori altrimenti chissa....Forza AREZZO sempre.

Commento 23 - Inviato da: il ferro, il 18/04/2013 alle 13:25

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chiana:

purtroppo quella situazione si trascinava da tanto e non solo l' ultimo anno......

per me una nuova era doveva nascere e stop. e sei ripartito con 1500 abbonati e nuovi malati che crescevano. forse alla fine è stato un dazio da pagare.

 

amarantegnene:

non vedo alcun ricambio per ora e nessuna alba. stavolta credo che invece che un fallimento servirà una o due promozioni. quando? chiedilo a ferretti.

Commento 24 - Inviato da: il ferro, il 18/04/2013 alle 13:27

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alti:

ora servono nuove leve. e vai coi figlioli!!!! è che io c'ho du' femmine....

Commento 25 - Inviato da: alti60, il 18/04/2013 alle 14:41

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Ferro il mio 15 anni già malato sfegatato e presente quando può fà nuoto agonistico e non sempre può essere presente (insieme al sottoscritto :)però quando possiamo sempre presenti.

Commento 26 - Inviato da: alti60, il 18/04/2013 alle 14:42

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Ps: Ferro nuove Ultras Girl

Commento 27 - Inviato da: il ferro, il 18/04/2013 alle 15:09

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ieee......lascia fare.

 han preso dala mamma.....

Commento 28 - Inviato da: il ferro, il 18/04/2013 alle 15:16

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eppoi hanno 7 e 8 anni!!!

va bene, io a quell'età non ne perdevo già una in casa da almeno due anni....

iniziava la malattia in maratona o tribuna inferiore :

col babbo. 

con le noccioline di gastone con la carta a chicchi di caffè.

con le lattine vuote di fanta e coca che ci si giocava a pallone in fondo ai gradoni.

con gastone che berciava "nuciuline-aranciata-cognac-caffè borghettiiiii!!!"

con Piero (chi se lo ricorda?)che da solo nella balconatina berciava"forzaaa arezzoooo!"

con la macchina che la dovevi lasciare al modigliani se andava bene

con la sud piena e colorata

col diario già pieno di slogan,risultati e formazioni

col completino dell'arezzo messo anche per dormire

con gli scrolloni alla cancellata divisoria della maratona

coi vecchi che si facevano il cappellino col giornale

con le donne che portavano il cuscino

 

VERAMENTE CI SI POTREBBE TROVARE E SCRIVERCI UN LIBRO....

 

Commento 29 - Inviato da: alti60, il 18/04/2013 alle 15:24

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VERAMENTE CI SI POTREBBE TROVARE E SCRIVERCI UN LIBRO....

sssssh se te sente L'Avato ce fa subito il business....ahahahah

Commento 30 - Inviato da: chiana, il 19/04/2013 alle 08:18

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Ferro il periodo che va dalla retrocessione dalla serie B al fallimento del '93 è stato un lento "morire" della nostra curva... i vecchi ormai avevano perso la spinta, i giovani erano forse troppo giovani. Mi ricordo diverse stagioni senza capo nè coda... il fallimento forse portò quella scossa salutare che ha un pò mescolato le carte. Purtroppo però fino a che il tifare Arezzo al di là della categoria e considerato una vergogna da molti non sarà facile fare meglio di quello che si stà facendo ora. Del resto ancora molti preferiscono le partite alla tv rispetto allo stadio. Un pò come preferire un film porno al trombare... tutti i gusti son gusti!

Commento 31 - Inviato da: il ferro, il 19/04/2013 alle 10:57

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già.

ma è proprio andare allo stadio che non va più di moda......

 

insomma......vedere quest'arezzo che rimedia col pierantonio invece che stare in tv a vedersiboca junior-river plate (per conto mio, ma purtroppo per la gente è inter-juve)

 

direi che il paragone è questo:

è come trombarsi un cesso sdentato coi baffi,la bricia che puzza de cipolla

(l'è mai trovate??madunninaaaa), il fiato di acciuga,che fa la statuina e che manco te lo guarda e che prima te tocca anche portalla a cena e mantenerla e che poi magari la impregni oppure ti manda in galera.......

                                                       INVECE CHE

invece che vedersi in un comodo divano ,tv 52 pollici full hd, patatine e birra , da solo con probabile raspone o in compagnia di amici per fare due risate il buon vecchio

"gola profonda" o la magica moana....... (ma ne puoi scegliere di diversi a volontà!)

non so cosa sceglierei.......penso che tromberei il cesso giusto una volta ogni tanto quando i coglioni me toccon terra.....

Commento 32 - Inviato da: chiana, il 19/04/2013 alle 13:00

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Ferro all'Arezzo il fiato di cipolla non gli puzza mai...  anche se Moana è sempre Moana Cool