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Il pozzo di Tofano

Via dell’Orto, già appellata così nel Trecento, si trova nel cuore del centro storico di Arezzo a poche decine di metri dalle sedi del potere locale. All’inizio di questa strada, per chi vi giunge salendo da via dei Pileati, si trova il pozzo più celebrato della storia aretina, il cosiddetto Pozzo di Tofano.



il pozzo di TofanoVia dell’Orto, già appellata così nel Trecento, si trova nel cuore del centro storico di Arezzo a poche decine di metri dalle sedi del potere locale.

Lungo di essa sorgono alcuni edifici storici molto interessanti, come quello degli Albergotti (poi dei Francucci), dei Caponsacchi, dei Chiaromanni, dei Ricasoli (in seguito dei Severi), di Pagno Maffei (oggi inglobato nel Palazzo della Provincia) e la casa natale di Francesco Petrarca o comunque il luogo dove sorgeva.

All’inizio di questa strada, per chi vi giunge salendo da via dei Pileati, si trova il pozzo più celebrato della storia aretina, il cosiddetto Pozzo di Tofano.

Questa cavità, secondo la tradizione, è quella citata da Giovanni Boccaccio nella quarta Novella della settima Giornata del Decamerone, l’opera massima del grande poeta trecentesco e uno dei capisaldi della letteratura italiana di tutti i tempi.

La storia narra di un ricco aretino, Tofano, che aveva in sposa la stupenda Ghita.

La donna, oppressa dalla gelosia del marito, si procura sul serio un giovane amante che incontra tutte le notti, dopo aver indotto il compagno a ubriacarsi. Accortosi dell’inganno, Tofano escogita uno stragemma per cogliere sul fatto la moglie infedele e svergognarla di fronte a parenti e vicini.

Una sera, fingendosi nuovamente ebbro, attende l’uscita di Monna Ghita e spranga la porta. Quando al suo ritorno trova il consorte alla finestra, la donna lo supplica invano di farla rientrare e, di fronte all’ennesimo diniego, minaccia di affogarsi onde evitare di essere schernita in pubblico.

Nel buio della notte getta nel pozzo una grossa pietra spingendo Tofano a uscire di corsa, pensando realmente al suicidio. L’astuta signora a quel punto entra lesta nell’abitazione e a sua volta serra l’uscio di casa. Quindi si affaccia e comincia ad accusare a squarciagola il marito, accusandolo di rincasare tardi e sbronzo ogni sera.

Il vicinato è svegliato dagli strilli e il disgraziato si ritrova a essere ingiuriato da tutti, compresi i parenti di Ghita che nel frattempo sono accorsi, i quali non disdegnano di affibbiare qualche legnata all’uomo. Della serie ”cornuto e mazziato”!

Il pozzo medievale, al quale nel 1958 la Brigata Aretina Amici dei Monumenti dedicò una targa, fu restaurato nell’ambito del master “Corso di Formazione Europea per il Restauro”, sviluppatosi tra il 2002 e il 2005.

I giovani restauratori operarono sulla pietra arenaria locale che compone la struttura, materiale bellissimo e caratteristico ma facilmente attaccabile dagli agenti atmosferici e dai gas di scarico.

Per approfondire: Il Decamerone (Giovanni Boccaccio, Fratelli Spada Editori, 2006)



scritto da: Marco Botti, 02/05/2008