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SERIE C GIRONE B - 20a giornata

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L'area archeologica di Castelsecco

La collina di Castelsecco conserva uno tra i più importanti complessi archeologici di tutto il territorio aretino. Il colle, detto anche di San Cornelio, si trova a sud-est di Arezzo e oggi si presenta come un grande terrazzo ovoidale imminente a un’antica direttrice viaria di collegamento tra la Valdichiana e la Valtiberina. 



l'area archeologica sul colle di San CornelioLa collina di Castelsecco conserva uno tra i più importanti complessi archeologici di tutto il territorio aretino.

Il colle, detto anche di San Cornelio, si trova a sud-est di Arezzo e oggi si presenta come un grande terrazzo ovoidale imminente a un’antica direttrice viaria di collegamento tra la Valdichiana e la Valtiberina.

Sono state formulate varie ipotesi sull’insediamento sommitale e i ritrovamenti dimostrano come il luogo fosse continuamente frequentato dall’epoca arcaica fino a tutto il Settecento.

Per alcuni studiosi del passato qui si ergeva la prima Arezzo, un abitato fondato da antiche popolazioni italiche e poi conquistato e reso potente dagli Etruschi; c’è chi, viceversa, ha ipotizzato la presenza di un fortilizio etrusco oppure dell’accampamento delle legioni romane che stanziarono nell’aretino già dal III secolo a.C. Altri andarono oltre, immaginando una cinta muraria di dieci chilometri che inglobava la città e la collina.

Una lettura più chiara si ebbe a partire dal 1969, quando iniziarono gli scavi con metodo scientifico da parte della Soprintendenza Archeologica dell’Etruria, sotto la direzione di Guglielmo Maetzke, che riportarono alla luce i resti di un teatro e di un tempio.

Negli anni Settanta e Ottanta furono fatti ulteriori piccoli interventi di consolidamento dell’area.

Tra i tanti ritrovamenti nella zona, i più datati sono una fibula di bronzo del VII/VIII secolo a.C., una moneta etrusca e l’iscrizione TINS LUT (“dono a Tinia”, il Giove etrusco) su lastra di travertino.

Nel II secolo a.C. venne dato un nuovo assetto al colle, orientandolo verso la Valdichiana e realizzando delle possenti mura perimetrali. Fu così costruito un imponente santuario extraurbano a servizio della città di Arezzo e presentante elementi significativi come il tempio principale e il teatro tra loro collegati, caratteristica che trova riscontri con altri complessi dello stesso periodo, anche molto distanti dal territorio aretino, come Pietrabbondante in Molise.

Quello di Castelsecco aveva però peculiarità tutte sue, perché sebbene realizzato in un momento in cui l’influenza del mondo romano si faceva già sentire, era decorato con lastre di terracotta tipiche della tradizione etrusca.

Anche la distanza tra teatro e tempio, che non sono perfettamente allineati tra loro, era maggiore rispetto agli altri santuari italici coevi di influsso ellenistico.

Nel nuovo complesso rimase la dedicazione a Tinia, a cui si aggiunse sicuramente il culto di Uni (la romana Giunone Lucina), divinità collegata alla maternità e alla fertilità.

Questo è dimostrato dai tanti ex voto in terracotta raffiguranti bambini in fasce rinvenuti e oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo.

uno scorcio delle muraSuccessivamente, alla pari della città schierata per Mario, anche questa area subì la collera di Silla intorno all’80 a.C., ipotizzabile per la mancanza di decorazioni a lastre datate dopo quel periodo, che dimostrerebbe una decadenza del santuario.

Durante le invasioni barbariche e l’Alto Medioevo, Castelsecco fu usato come fortilizio divenendo una zona strategica nella lotta tra bizantini e longobardi.

Sempre in epoca medievale qui sorsero almeno due chiese, una dedicata a San Pietro e l’altra ai santi Cornelio e Cipriano. La prima presenta resti dell’abside del IX sec d.C. a nord-est del teatro, dove è stato ritrovato anche un altare, all’inizio ritenuto un’ara pagana, ma poi riconosciuto come cristiano del IX-X sec. d.C.

L’attuale chiesina sconsacrata è invece settecentesca e fu utilizzata come cappella di famiglia dai Giusti fino ai primi anni Settanta del secolo scorso, per essere poi abbandonata in seguito a una profanazione. Adesso è di proprietà dell’Associazione Castelsecco, che l’ha recuperata e l’adopera per mostre e convegni.

La parte a sud-est della collina è costituita da uno spettacolare muraglione di macigni locali sbozzati, dalle varie dimensioni. Il perimetro del lato ovest, al contrario, è visibile solo in alcuni tratti perché è franato o ricoperto.

La cinta, che presenta un tratto ad andamento curvilineo, è interrotta da quattordici poderosi contrafforti. Per lo stesso Maetzke, oltre alla funzione di sostegno al terreno, questa muraglia aveva uno scopo monumentale.

Direttamente collegato alle mura e a loro contemporaneo, si trova il teatro orientato a sud e adatto a rappresentazioni sacre, come dimostra il piccolo altare del II sec. a.C., rintracciato vicino al palcoscenico. Oggi l’odeon non è visibile, poiché si è deciso di ricoprire con la terra ciò che è rimasto per preservarlo dai vandali, ma è forse l’esempio di teatro etrusco-italico meglio conservato al mondo e dimostra i collegamenti artistico-culturali di Arezzo con territori lontani.

A circa 100 metri dal teatro e appartenente a un notevole edificio templare, si trova un grande podio ottenuto livellando la sommità del colle e ritagliando lateralmente una grossa sporgenza di roccia.

Gran parte dell’area di Castelsecco è ancora da indagare a fondo e nuove campagne di scavo potrebbero portare alla luce altri templi. Tuttavia negli ultimi anni sono stati portati avanti importanti lavori per la messa in sicurezza del sito e il risanamento della collina dal punto di vista ambientale. Primi passi verso la realizzazione del Parco Archeologico Naturalistico.

Per approfondire: Area Archeologica di Castelsecco: recupero e prospettive di valorizzazione (Atti del convegno nazionale 1992, L.P. Grafiche 2006)



scritto da: Marco Botti, 18/10/2007