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Il monumento alla Sputaci

Ogni città ha avuto dei personaggi che, nonostante non fossero nati con la camicia e non avessero particolari doti o condizioni privilegiate per emergere, sono rimasti lo stesso impressi nella memoria di chi li ha conosciuti. Figure a volte bizzarre, che caratterizzavano una via o una piazza, alle quali il trascorrere degli anni ha fatto calare addosso un velo di fascino e attrattiva. Una di loro viveva ad Arezzo nel secolo scorso, si chiamava Angiolina Cipollini, ma per tutti era la "Sputaci". 



L'Angiolina d'oro che verrà collocata nel centro storico di ArezzoOgni città ha avuto dei personaggi che, nonostante non fossero nati con la camicia e non avessero particolari doti o condizioni privilegiate per emergere, sono rimasti lo stesso impressi nella memoria di chi li ha conosciuti. Figure a volte bizzarre, che caratterizzavano una via o una piazza, alle quali il trascorrere degli anni ha fatto calare addosso un velo di fascino e attrattiva.

Una di loro viveva ad Arezzo nel secolo scorso, si chiamava Angiolina Cipollini, ma per tutti era la “Sputaci”.

Nacque (pare) nel 1880, ma della prima parte della sua vita si sa poco e niente, se non che si vestiva in maniera eccentrica e che svolgeva il lavoro più antico del mondo. Nel Dopoguerra, ormai anziana, sola ed emarginata dalla società, divenne una clochard, o meglio la più famosa senzatetto che Arezzo abbia mai avuto.

L’Angiolina stabilì la sua residenza nei pressi dell’incrocio tra via Garibaldi e Corso Italia, in un cortile delimitato da due palazzi ad angolo. Quella era anche la sua zona preferita per “lavorare”. La Sputaci divenne infatti un’eclettica commerciante di tabacco. In pratica raccoglieva le cicche che gli altri buttavano e con meticolosità recuperava quel poco di trinciato che non era stato fumato, per raccoglierlo in piccoli sacchetti che successivamente rivendeva per qualche spicciolo.

Durante la settimana la Cipollini aveva i suoi appuntamenti fissi: il martedì all’Ospedale Provinciale Neuropsichiatrico del Pionta, nel giorno in cui i ricoverati potevano incontrare il resto della città, il giovedì alle “case chiuse” di Arezzo (prima che la Legge Merlin del 1958 le abolisse) a trovare le ex colleghe. In entrambi i casi erano momenti di socializzazione ma anche di affari per la minuta “tabaccaia”.

La vita dell’Angiolina andò avanti così, con una routine inviolabile come il suo modo di vestire stravagante, contraddistinto da lunghi gonnelloni, la pezzola al collo, la borsa e il bastone. E non possiamo dimenticare la cera per le scarpe usata per tingere i capelli!

I ragazzini, di fronte a questo personaggio pittoresco, si lasciavano andare a sfottò in attesa della reazione veemente, che arrivava con puntualità. La sua frase più nota, che richiamava involontariamente gli anni ruggenti, era “Oh sifilitici!”.

Ma in fin dei conti, nonostante le canzonature, tutti le volevano bene e quando venne a mancare, nel 1970, fu una grande perdita. Con la Cipollini se ne andava un’intera epoca e una figura che rappresentava, con i suoi modi burberi ma genuini e sinceri, la quintessenza dell’aretinità. Scomparsa la donna, nacque il mito, alimentato di generazione in generazione.

La statua dell'Angiolina lungo il Canale Maestro della ChianaIl 13 ottobre 2010, a quarant’anni dalla morte, una scultura della Sputaci è stata collocata lungo il Sentiero della Bonifica della Chiana, in località Ponte alla Nave (a metà strada tra San Zeno e il raccordo autostradale). Una statua a grandezza naturale, in resina epossidica, eseguita dalla Leonard Art per mano dell’artista Lucio Minigrilli, su commissione di Piero Iacomoni e Barbara Bertocci della Monnalisa Spa.

Per capire quanto la leggenda dell’Angiolina si sia alimentata negli anni, basta dire che i committenti hanno dovuto, dopo poco tempo, mettere due panchine ai lati del monumento, poiché chiunque passava da lì non mancava di farsi fotografare assieme alla Sputaci.

I titolari dell’azienda leader per l’abbigliamento da bambino hanno affidato allo stesso scultore la realizzazione anche di una seconda opera, questa volta rivestita in foglia d’oro, da donare al Comune di Arezzo. Prossimamente la statua verrà collocata nel centro storico, in un luogo ancora da decidere, tra quelli maggiormente frequentati dall’Angiolina.

Per approfondire: Personaggi popolari d’Arezzo (Chiara Barbagli, Editrice Zona 2007)



scritto da: Marco Botti, 11/11/2011