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Il Cratere di Euphronios

Il Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo è uno dei musei più grandi e importanti della Toscana, sia per dimensioni che per il valore delle sue raccolte. La Sala 3 del primo piano ospita uno dei pezzi forti dell’intera archeologia italiana, che vale da solo la visita. Si tratta del cosiddetto Cratere di Euphronios, un grosso vaso a volute utilizzato per miscelare vino, miele e acqua, che apparteneva alla Collezione Bacci e proveniva da una ricca e sconosciuta tomba della Valdichiana, dove l’aristocrazia agraria aretina del VI-V secolo a.C. possedeva lussuose residenze. 



Il Cratere di Euphroion, capolavoro del Museo Archeologico di ArezzoIl Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo è uno dei musei più grandi e importanti della Toscana, sia per dimensioni che per il valore delle sue raccolte.

La Sala 3 del primo piano ospita uno dei pezzi forti dell’intera archeologia italiana, che vale da solo la visita.

Si tratta del cosiddetto Cratere di Euphronios, un grosso vaso a volute utilizzato per miscelare vino, miele e acqua, che apparteneva alla Collezione Bacci e proveniva da una ricca e sconosciuta tomba della Valdichiana, dove l’aristocrazia agraria aretina del VI-V secolo a.C. possedeva lussuose residenze.

Euphronios è stato uno dei più famosi pittori e ceramografi dell’antica Grecia, forse il più importante tra quelli che utilizzavano la tecnica “a figure rosse su fondo nero”.

Visse all’incirca tra il 535 e il 470 a.C., iniziando la carriera come decoratore di coppe e divenendo presto celebre per le sue qualità di impareggiabile disegnatore.

Nella fase matura sviluppò in maniera eccellente anche le sue capacità di ceramista, mettendo su una bottega di vasi dove lavorarono i più validi talenti dell’epoca.

Talmente grande fu il suo successo che in tarda età, per ringraziare la dea Atena, le dedicò una stele sull’Acropoli.

Euphronios era anche uno sperimentatore e nelle sue opere si riscontra il pionieristico tentativo di ottenere la prospettiva, giocando sulla torsione delle monumentali figure.

Oggi esistono solo una trentina di pezzi a lui attribuiti, che sono conservati nei più importanti musei del mondo.

Da notare che molte di queste realizzazioni provengono dall’Etruria, a dimostrazione di collegamenti tra committenti ed esecutore tutt’altro che fortuiti.

Nelle rappresentazioni dell’artista prevalgono le scene animate narranti storie mitologiche, in particolare le imprese di Eracle (l’Ercole dei romani), gare di atletica e momenti di festa con musici e danzatori.

Euphronios visse in un periodo fondamentale per la storia greca, quel momento che vide il declino della dittatura dei Pisistratidi, fino alla cacciata di Ippia nel 510 a.C. e la conseguente nascita della rivoluzionaria democrazia di Clistene.

Durante la sua vecchiaia si svolsero due delle più popolari battaglie dell’antichità, nel 490 a.C. quella di Maratona e dieci anni dopo quella delle Termopili.

Nel vaso è rappresentata la lotta tra Eracle e le AmazzoniIl vaso aretino presenta una decorazione sbalorditiva e complicata, fatta di foglie e fiori stilizzati di diverse specie.

Sul collo si trovano numerosi personaggi danzanti e musicanti, undici sulla parte anteriore e otto sul retro.
Il lato principale del ventre vede raffigurata la lotta tra Eracle e le Amazzoni, con l’eroe che agita la clava contro tre guerriere, mentre una quarta si trova a terra, ferita in più punti.

Disposto in senso contrario a Eracle è situato Telamone, che ha atterrato un’amazzone con la spada.

Sul retro altre quattro belligeranti stanno giungendo di corsa in soccorso delle compagne.

La stupefacente opera è stata collocata dagli studiosi nel periodo maturo dell’artista, intorno al 500 a.C.

Per approfondire: Museo Archeologico Nazionale G. Cilnio Mecenate (Margherita Gilda Scarpellini, Editrice Le Balze 2000)



scritto da: Marco Botti, 04/01/2008