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SERIE C GIRONE A - 27a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Carrarese30Gozzano
Renate12Pergolettese
Monza11Arezzo
Siena11Albinoleffe
Juventus U2310Pianese
Olbia10Pistoiese
Pontedera01Alessandria
Giana ErminiorinvComo
LeccorinvPro Patria
Pro VercellirinvNovara
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Pareggite acuta, under che rebus, calende greche, un milione, va bene anche Nucifora

Con quello contro la Pianese sono diventati 16 i pareggi stagionali tra campionato e Coppa Italia. E' la fotografia più chiara di una squadra che non ha mai compiuto il salto di qualità, anche perché la società ha affrontato in ritardo i problemi venuti a galla. Un uomo di calcio dentro l'organigramma, a questo punto, servirebbe come il pane. E se Ferretti avesse plasmato a dovere l'area tecnica, oggi non avrebbe buttato via il famoso milione di euro, citato nell'ultima conferenza stampa



riscaldamento amaranto prima della gara con la Pianese1. Il dato più spaventoso è quello dei pareggi. Con lo 0-0 contro la Pianese siamo arrivati a quota 16, di cui 12 in campionato e altri 4 in Coppa Italia, a fronte di 33 gare giocate. Tradotto: la metà delle partite l’Arezzo le ha terminate dividendo la posta in palio. Aggiungiamo che i cinque scontri diretti contro Pistoiese, Foligno e Pianese si sono chiusi tutti col segno X e si ha chiara la fotografia di una squadra che non è mai riuscita a fare il salto di qualità. Il -10 dal primo posto e la Coppa Italia sfumata si spiegano soprattutto così.

2. Eppure l’organico, soppesando il valore dei giocatori e osservando la qualità degli avversari domenicali, scarso non è. Gli under sono assemblati male, questo sì, con i terzini che devono andare in coppia e un solo ’95 a centrocampo. Il problema non è da poco. Non a caso Chiappini, appena arrivato, lo ha fatto subito presente. Per la serie: l’avrebbe capito anche un bambino. Tranne la dirigenza dell’Arezzo.

3. L’altro dato inconfutabile è che i problemi vanno affrontati e risolti quando nascono. Se uno li lascia a bagnomaria, poi la situazione s’incancrenisce e addio. Tradotto: che la squadra stesse subendo un’involuzione marcata, lo avevano visto tutti. Che Mezzanotti, nonostante il massimo impegno, non riuscisse più a toccare le corde giuste dello spogliatoio, era altrettanto evidente. Invece di decidere con celerità, guadagnando tempo prezioso, la dirigenza dell’Arezzo ha aspettato le calende greche, girandosi i pollici e imprecando contro quei birboni saputelli di tifosi e giornalisti che la situazione la dipingevano troppo nera. Così il cambio di panchina si è consumato quando la Pistoiese era già scappata da un pezzo e la Coppa era diventata un’utopia. Adesso l’Arezzo ha l’encefalogramma piatto e Chiappini di mestiere fa il mister, non il rianimatore. Quindi è dura pure per lui.

4. Bisognava vincere il campionato e siamo usciti dalla corsa già a gennaio. Bisognava vincere la Coppa e ci siamo fatti fare la voce grossa dal Pomigliano. Adesso bisognerebbe vincere i play-off ma scommetterci 5 euro è da temerari. Bisognerebbe anche programmare la prossima stagione ma non si sa chi debba farlo. Ci sarebbe da cominciare a vedere un po’ di giocatori ma l’Arezzo di osservatori non ne ha. Chiappini non si sa se resta. Ferretti sta nella sua torre d’avorio insieme a De Martino e la gente non sa più a che santo votarsi. Siamo arrivati al punto che anche Nucifora andrebbe bene. Almeno era un uomo di calcio.

 

la dirigenza dell'Arezzo in tribuna5. Il direttore sportivo, come ben sanno quelli che seguono il football, non è il tipo che va al mercato a comprare tizio, vendere caio e opzionare sempronio. Cioè, fa anche quello, ma tra i suoi compiti rientra soprattutto la cosiddetta gestione tecnica. Il diesse (se è bravo, se è una pippa inutile prenderlo) governa lo spogliatoio, ne interpreta gli umori, fa da sponda all’allenatore, lo consiglia, lo sprona e lo redarguisce, lo conferma se lo reputa giusto e lo esonera se se ne creano i presupposti, affronta la piazza, spiega, consiglia la proprietà, coordina gli osservatori. In poche parole, dà un senso a tutto quanto. A parte qualche eccezione, nel calcio vince chi sa dotarsi di una struttura efficiente. E vincere è difficile anche con l’organigramma al completo. Figuriamoci senza organigramma come nell’Arezzo.

6. Dopo oltre un anno di gestione, con due esoneri, quattro allenatori alle dipendenze, un direttore tecnico, due direttori generali, un vicepresidente che ne sta combinando più di Carlo in Francia, Ferretti è ancora inesperto o possiamo pensare che siamo entrati nella fase 2, quella in cui pure lui deve metterci del suo?

7. Se il presidente dell’Arezzo, nel plasmare l’area tecnica, avesse avuto lo stesso zelo, la stessa disponibilità, le stesse felici intuizioni dimostrate nel campo del marketing e della logistica, a quest’ora staremmo lassù insieme alla Pistoiese. E Ferretti non avrebbe buttato il famoso milione di euro, citato malinconicamente nell'ultima conferenza stampa.

8. Conta poco, anzi conta zero, tanto ormai la stagione è (quasi) andata. Ma l’unico che è venuto ad ammettere le proprie responsabilità, dentro un’annata disastrosa, è stato Mezzanotti. Gli altri devono ancora scendere a patti col proprio ego. Sarà inesperienza anche questa.

 

scritto da: Andrea Avato, 10/03/2014





Arezzo-Pianese 0-0, le immagini della partita

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