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Le Robbiane di Arezzo

Nei primi mesi del 2009, il Museo Statale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo ha ospitato la grande mostra I Della Robbia – dialogo tra le Arti nel Rinascimento. L’evento, curato da Liletta Fornasari e Giancarlo Gentilini, ha illustrato lo sviluppo nel Rinascimento di un’arte straordinaria, quella della terracotta invetriata, partendo dalla riscoperta di questa tecnica dovuta a Luca della Robbia, per arrivare alla sua mirabolante diffusione compiuta grazie al nipote Andrea, ai figli di quest’ultimo Marco, Giovanni, Luca “il giovane”, Francesco e Girolamo e, successivamente, anche alla bottega concorrenziale dei Buglioni. 



La Madonna con il Bambino e i santi Bartolomeo e Bernardo, in origine due opere distinte Nei primi mesi del 2009, il Museo Statale di Arte Medievale e Moderna di Arezzo ha ospitato la grande mostra I Della Robbia – dialogo tra le Arti nel Rinascimento.

L’evento, curato da Liletta Fornasari e Giancarlo Gentilini, ha illustrato lo sviluppo nel Rinascimento di un’arte straordinaria, quella della terracotta invetriata, partendo dalla riscoperta di questa tecnica dovuta a Luca della Robbia, per arrivare alla sua mirabolante diffusione compiuta grazie al nipote Andrea, ai figli di quest’ultimo Marco, Giovanni, Luca “il giovane”, Francesco e Girolamo e, successivamente, anche alla bottega concorrenziale dei Buglioni.

L’esposizione ha altresì affrontato il prolifico dialogo tra le arti nella Toscana rinascimentale. Scultura, pittura, architettura e arti decorative si sono confrontate in un itinerario avvincente che ha permesso di ammirare, oltre ai capolavori robbiani, anche opere di grandi artisti dell’epoca.

A fianco del nucleo espositivo, composto da circa 140 opere, sono stati strutturati cinque percorsi che hanno coinvolto la maggior parte dei comuni aretini e hanno messo in evidenza il cospicuo patrimonio robbiano che arricchisce edifici religiosi e palazzi pubblici di Arezzo e delle sue quattro vallate. Il primo di questi itinerari ha permesso di creare un percorso robbiano permanente in città.

Il Palazzo Comunale conserva tre emblemi gentilizi, uno attribuito ad Andrea (Stemma di Uberto di Francesco de’ Nobili) e due al figlio Giovanni (Stemma di Leonardo di Zanobi Guidotti e Stemma di Aloisi di Barone Cappelli). Queste opere sono state eseguite tra il 1509 e il 1511.

Il Museo Statale di Arte Medievale e Moderna accoglie una bellissima Madonna con il Bambino tra i santi Sebastiano e Giuliano (ultima decade XV secolo) e un San Francesco che riceve le Stigmate (prima decade Cinquecento). Entrambe le terrecotte si trovavano in origine nel complesso conventuale di Sargiano e sono assegnate alla bottega di Andrea. Nella seconda fatica si riconosce in maniera preminente la mano del figlio Girolamo. Sempre nel museo sono custoditi due tondi con gli Innocenti, già sul portone dell’ospedale aretino di Santa Maria Sopra i Ponti.

Il Museo Diocesano presenta i Quattro Evangelisti di Giovanni della Robbia, ovvero delle statuette provenienti dalla Pieve di Galatrona (Bucine) e databili agli anni Dieci del Cinquecento.

Anche la Casa Museo di Ivan Bruschi serba una splendida invetriata. Si tratta del busto del Redentore anch’esso di Giovanni della Robbia (1520 circa).

Tuttavia, il nucleo maggiore di robbiane in città si trova ancora custodito nelle chiese.

La Basilica di San Domenico conserva, nella parete destra, San Pietro Martire (1515-1520) di Giovanni e Girolamo Della Robbia. Si tratta di una stupenda statua, caratterizzata dal forte realismo nella scena del martirio del santo veronese, ammirabile nella predella.

La Chiesa di Santa Maria in Gradi contiene un capolavoro nella prima cappella di sinistra. È la Madonna della Misericordia tra i santi Pietro e Benedetto (ultima decade del XV secolo), attribuita alla bottega di Andrea.

Il Santuario di Santa Maria delle Grazie presenta un unicum assoluto della produzione robbiana. Per questo suggestivo complesso rinascimentale, infatti, Andrea della Robbia eseguì l’altare marmoreo tra il 1487 e il 1493. Entro il 1498, aiutato dai figli Giovanni, Luca e Marco, impreziosì la grandiosa mensa con alcune terrecotte invetriate: la Madonna con il Bambino e due angeli nella lunetta superiore, i santi Donato, Bernardino, Lorentino e Pergentino nelle nicchie e la Pietà nel paliotto. Quest’ultima fu rubata nel 1979 e poi recuperata due anni dopo a Roma.

La Madonna in trono tra i santi Donato, Maddalena, Apollonia e Bernardino nella Cappella della Madonna del ConfortoIl gruppo più consistente di opere dei Della Robbia in Arezzo è racchiuso nella Cappella della Madonna del Conforto in Duomo, che può considerarsi a pieno titolo un piccolo museo robbiano. Le cinque perle, tutte di altissimo valore, furono qui trasportate nel corso dell’Ottocento.

La Santissima Trinità tra i santi Bernardo e Donato (1485-486), capolavoro di Andrea, fu eseguita per la Compagnia della Misericordia e si conservava nella chiesa della Santissima Trinità (o della Misericordia) fino al 1811. Nella predella si ammirano i confratelli incappucciati che pregano.

La Madonna in trono tra i santi Donato, Maddalena, Apollonia e Bernardino (1493-1495) è un’opera eseguita da Andrea con la collaborazione dei figli Giovanni e Marco per la basilica di San Francesco, dove è rimasta fino al 1811.

La dolcissima Madonna in adorazione del Bambino (1480 circa), detta anche "Madonna del cuscino", è attribuita genericamente alla bottega di Andrea e fu trasferita nella cappella intorno al 1817.

La Madonna con il Bambino e i santi Bartolomeo e Bernardo (ultima decade del Quattrocento) è un insieme robbiano composto da due differenti opere assemblate assieme. Alla Vergine con il Bambino sono stati aggiunti i santi Pietro e Bernardo, di qualche anno successivi, che originariamente facevano parte di una Adorazione andata perduta.

Anche questi lavori sono della bottega di Andrea, così come la stupenda Assunzione della fine del XV secolo.

Infine è da segnalare, sempre all’interno del Duomo, il busto di San Donato nella Cappella del Sacramento, a destra dell’altare maggiore. In questo caso l’opera, attribuita ad Andrea della Robbia, è una terracotta dipinta non invetriata.

Per approfondire: Sulle tracce dei Della Robbia (a cura di Liletta Fornasari, Guide Skira 2009)



scritto da: Marco Botti, 20/02/2009