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Il santuario di Santa Maria delle Grazie

Il santuario di Santa Maria delle Grazie si trova ai piedi dell’omonima collina, in antichità detta di Pitigliano, a sud del centro storico di Arezzo. Dove sorge l’edificio cristiano vi era una fonte pagana dedicata in epoca etrusco-romana ad Apollo, che gli aretini continuarono a frequentare per tutto il Medioevo, quando prese il nome di Tuta (o Tecta). Le sue acque erano considerate miracolose, in particolar modo per i mali infantili. 



Sul luogo del santuario in precendenza si trovava una fonte paganaIl santuario di Santa Maria delle Grazie si trova ai piedi dell’omonima collina, in antichità detta di Pitigliano, a sud del centro storico di Arezzo.

Dove sorge l’edificio cristiano vi era una fonte pagana dedicata in epoca etrusco-romana ad Apollo, che gli aretini continuarono a frequentare per tutto il Medioevo, quando prese il nome di Tuta (o Tecta). Le sue acque erano considerate miracolose, in particolar modo per i mali infantili.

Nel 1425 San Bernardino da Siena, che si trovava ad Arezzo per predicare durante la Quaresima, tentò di far demolire invano la fonte; nel 1428 tornò in città e con la collaborazione di un folto gruppo di fedeli la distrusse e al suo posto fece edificare un piccolo oratorio intitolato a Santa Maria delle Grazie, dove Parri di Spinello, figlio del grande Spinello Aretino, affrescò una splendida Madonna della Misericordia nell’atto di proteggere gli aretini sotto il suo manto.

Qualche anno dopo iniziarono i lavori per la chiesa vera e propria e tra il 1435 e il 1444 fu eretto un elegante edificio tardogotico a navata unica con volte a crociera, al quale tra il 1445 e il 1456 fu addossata, sul lato destro, una cappella dedicata a San Bernardino.

Negli anni Sessanta di quel secolo fu realizzato l’ampio piazzale porticato, progettato da Giuliano da Maiano, dove Lorentino d’Andrea, allievo di Piero della Francesca, affrescò le Storie di San Donato.

Nel 1695 i Carmelitani Scalzi entrarono in possesso del santuario e nel 1788 chiesero al Granduca Pietro Leopoldo i finanziamenti per restaurare il loggiato che versava in pessime condizioni. Visto il diniego, furono costretti ad atterrarlo.

Oggi del porticato è rimasta solo una minima parte, mentre alcuni frammenti degli affreschi che lo ornavano sono ammirabili nella cappella di San Bernardino, dove è visibile anche la croce di legno che il santo senese aveva con sé durante l’abbattimento della fonte pagana.

L'altare è l'unico in marmo realizzato da Andrea della RobbiaAncora Lorentino d’Andrea affrescò nella parete destra della chiesa Papa Sisto IV tra i cardinali Gonzaga e Piccolomini, nell’atto di concedere l’indulgenza al santuario di Santa Maria delle Grazie. L’opera, eseguita intorno al 1480, è alquanto deteriorata.

Tra il 1487 e il 1493 la Madonna della Misericordia di Parri fu inserita nello sfolgorante altare di Andrea della Robbia, realizzato con l’aiuto del figlio Giovanni, unica opera marmorea documentata del genio rinascimentale della terracotta invetriata.

La grandiosa mensa sacra è impreziosita nella lunetta in alto dalla Madonna con il Bambino e due angeli e nelle nicchie dai santi Donato, Bernardino, Lorentino e Pergentino. Nel paliotto si ammira una toccante Pietà che nel 1979 fu trafugata, ma recuperata due anni dopo a Roma.
Intorno al 1490, alla facciata della chiesa fu addossata la strabiliante Loggia di Benedetto da Maiano, fratello di Giuliano.

Il portale all'entrata del piazzale è ciò che resta di Porta Santo SpiritoQuest’opera è considerata uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano, esempio sublime di architettura armoniosa composta da sette arcate sostenute da colonne in stile corinzio.

La sua magnificenza fu esaltata anche da Gabriele d’Annunzio, che l’ebbe a definire “aerea loggia”.

Da notare, all’entrata del piazzale restaurato nel 2008, un possente portale in pietre sbozzate: è ciò che rimane di Porta Santo Spirito e fu trasportato nel santuario nel 1893, durante il discutibile abbattimento di una parte delle mura medicee.

Per approfondire: Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee e il territorio comunale (Angelo Tafi, Edizioni Calosci 1985)



scritto da: Marco Botti, 05/09/2008