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SERIE C GIRONE A - 18a giornata

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NEWS

La chiesa dei santi Lorentino e Pergentino lungo il Castro

Secondo la tradizione, il Cristianesimo giunse ad Arezzo intorno al III secolo e, come riportano gli antichi martirologi, il 3 giugno 250 d.C. ci furono le prime vittime locali in seguito alle persecuzioni ordinate dall’Imperatore Decio: i giovani fratelli Lorentino e Pergentino. Il loro martirio avvenne tramite decapitazione al Canto alla Croce (angolo tra via Cavour e via San Lorentino), dove sorge un’altra chiesa a loro dedicata. Dopo la morte, i due furono sepolti in prossimità del torrente Castro, alla fine di quella che oggi è via Marco Perennio. Sul luogo fu realizzato un cippo funebre e successivamente un edificio paleocristiano, interamente ricostruito nel XIII secolo. 



La chiesa sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, furono sepolti i protomartiri aretiniSecondo la tradizione, il Cristianesimo giunse ad Arezzo intorno al III secolo e, come riportano gli antichi martirologi, il 3 giugno 250 d.C. ci furono le prime vittime locali in seguito alle persecuzioni ordinate dall’Imperatore Decio: i giovani fratelli Lorentino e Pergentino.

Il loro martirio avvenne tramite decapitazione al Canto alla Croce (angolo tra via Cavour e via San Lorentino), dove sorge un’altra chiesa a loro dedicata.

Dopo la morte, i due furono sepolti in prossimità del torrente Castro, alla fine di quella che oggi è via Marco Perennio. Sul luogo fu realizzato un cippo funebre e successivamente un edificio paleocristiano, interamente ricostruito nel XIII secolo.

A seguito di una revisione del 2001, che ha depennato molti santi per i quali non c’è un sicuro sostegno storico, la Chiesa ha cancellato dal suo calendario anche le celebrazioni dedicate ai due aretini, relegando il martirio di Lorentino e Pergentino alla dimensione di mito sorto in epoca altomedievale e mettendo in discussione persino il loro rapporto di parentela.

Leggenda o no, in attesa di futuri elementi che possano rimettere in discussione l’attuale tesi, Arezzo continua a essere legata ai suoi protomartiri e a considerare il sito della loro sepoltura come il più antico insediamento cristiano nel territorio.

Nel XII secolo l’edificio di culto risultava appartenente alla Badia delle sante Flora e Lucilla, che ne mantenne il controllo fino al 1204, quando fu ceduto all’Ordine Camaldolese che lo terrà fino a tutto il Cinquecento.

Nel secolo successivo la chiesa risultava abbandonata e, ormai sconsacrata, venne trasformata in deposito agricolo.

Negli anni Settanta del secolo scorso la struttura era fatiscente e in parte crollata. Il proprietario la donò con il terreno attiguo al Comune di Arezzo che decise di recuperarla.

I restauri iniziarono negli anni Ottanta ma ebbero una decisiva ripresa nel primo lustro del nuovo Millennio, grazie al contributo economico dello stesso Comune e alla cura di Soprintendenza Archeologica della Toscana e Soprintendenza Beni A.P.S.A.E. di Arezzo, che seguirono tutte le fasi della complessa ristrutturazione.

Il 4 giugno 2005 la chiesa fu riconsacrata con una solenne celebrazione del vescovo aretino e consegnata alla parrocchia di Sant’Egidio all’Orciolaia per essere curata e valorizzarla.
Dell’edificio medievale internamente non è rimasto niente di particolarmente notabile, mentre le parti esterne che si sono salvate presentano numerosi elementi di marmo e travertino appartenenti a precedenti costruzioni di epoca romana. La particolare abside, principalmente in mattoni, presenta tre monofore sormontate da un grande finestra circolare, riaperta con i restauri.

Per approfondire: Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee e il territorio comunale (Angelo Tafi, Edizioni Calosci 1985)



scritto da: Marco Botti, 07/03/2008