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La pieve di Sant'Eugenia al Bagnoro

Incastonata tra dolci colline e rigogliose alture, la valle del Bagnoro è uno dei luoghi più affascinanti che cingono la città di Arezzo. Il suo nome potrebbe derivare da balneum aureum, in riferimento alle celebrate terme che qui sorgevano. Fin dall’antichità questo territorio ha restituito numerosi ritrovamenti archeologici, a prova della sua frequentazione a carattere insediativo ma soprattutto rituale, per la presenza di acque salutari. 



Nei pressi della pieve sorgevano delle terme romaneIncastonata tra dolci colline e rigogliose alture, la valle del Bagnoro è uno dei luoghi più affascinanti che cingono la città di Arezzo. Il suo nome potrebbe derivare da balneum aureum, in riferimento alle celebrate terme che qui sorgevano.

Fin dall’antichità questo territorio ha restituito numerosi ritrovamenti archeologici, a prova della sua frequentazione a carattere insediativo ma soprattutto rituale, per la presenza di acque salutari.

Da sempre alternativa viaria per accedere alla Valdichiana e alla Valtiberina, la piccola valle è attraversata dal torrente Vingone, che in età antica veniva utilizzato come collegamento fluviale verso il Clanis, e da una miriade di piccoli ruscelli che nel corso dei secoli hanno provocato allagamenti e trasportato detriti alluvionali, soprattutto dal monte Lignano.

Questi ultimi hanno cancellato tante testimonianze e rialzato il piano di calpestio. Ciò è visibile anche intorno alla splendida pieve di Sant’Eugenia, uno degli scrigni più preziosi della diocesi aretina.

L’edificio è dedicato a una martire romana del III secolo, il cui culto vide una larga diffusione intorno al V secolo, fase in cui nacque la prima chiesa. Di questa costruzione sono visibili alcune parti affiorate in seguito ai restauri degli ultimi decenni.

Dove è la sacrestia sono stati ritrovati resti di canalizzazione del periodo romano, probabilmente atti a regimare le acque, che indicano la presenza di una struttura di epoca antecedente il Cristianesimo.

L'edificio è uno dei più alti esempi di architettura sacra del territorio aretinoAncor più antico è il grosso monolite riconoscibile all’esterno, un recipiente etrusco in travertino per la decantazione dell’acqua, riutilizzato nel Medioevo come altare.

Nel VII secolo d.C., al posto dell’edificio paleocristiano fu costruito un grande luogo di culto a pianta basilicale con tre navate e cinque campate.

Esternamente è ancora distinguibile ciò che rimane del presunto battistero altomedievale, che in passato era ritenuto il basamento dell’antico campanile.

Nel XII secolo la pieve fu rimaneggiata in stile romanico e i nuovi lavori interessarono in particolar modo l’abside e le mura perimetrali.

Nel 1217 Sant’Eugenia fu riconsacrata con un nuovo fonte battesimale, i cui resti sono visibili di fronte alla chiesa, dove sorgeva la prima campata.

La torre campanaria è del 1400, secolo in cui furono ricoperte le pareti con pitture delle quali si è persa quasi completamente traccia, a eccezione di un affresco staccato raffigurante la Madonna con il Bambino ancora ammirabile all’interno.

Fu scolpito anche un bassorilievo con la Madonna tra Sant’Eugenia e San Lorenzo, oggi sopra la porta di ingresso ma in origine su di un altare della parete di destra.

Recipiente etrusco in travertino per la decantazione dell’acqua, riutilizzato nel Medioevo come altareNel Cinquecento crollarono le prime due campate e la facciata, l’edificio fu così ridotto nelle dimensioni.

L’attuale fonte battesimale venne realizzato nel Settecento utilizzando come sostegno una colonna di epoca romana.

Negli anni Venti del Novecento la pieve subì un restauro che la stravolse, ma un lungo lavoro che si è protratto tra il 1968 e il 1981 ha rimesso le cose a posto, riportando altresì alla luce molte parti della chiesa altomedievale, della quale oggi possiamo ammirare i pilastri e le arcate.

Nonostante la veneranda età, Sant’Eugenia al Bagnoro continua a mantenere un’attrattiva immutata negli aretini e, non a caso, rimane uno dei luoghi prediletti dalle coppie per celebrare il loro matrimonio.

Per approfondire: La millenaria pieve di S. Eugenia al Bagnoro - Arezzo (Angelo Tafi, Edizioni Calosci 1991)



scritto da: Marco Botti, 23/11/2007





COMMENTI degli utenti

Commento 1 - Inviato da: DaM, il 03/08/2012 alle 20:38

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Commento 2 - Inviato da: DaM, il 03/08/2012 alle 20:39

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