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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Imolese02Arezzo
Fano12V. Verona
Gubbio11Feralpi Salò
Samb11Legnago
Sud Tirol11Perugia
Carpi22Triestina
Cesena00Modena
Fermana11Matelica
Mantova21Ravenna
Padova53Vis Pesaro
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Bilancio di un'annata storta: pochi punti, troppi pareggi in casa e la legge di Murphy

L'Arezzo ha chiuso la stagione a quota 64, con un rendimento che nei tornei a 18 squadre non avrebbe mai potuto fruttare il primo posto. Determinante in negativo il rendimento interno, zavorrato dai pareggi al contrario di quello della Pistoiese. Adesso gli amaranto devono sfruttare al meglio i play-off, dimostrando se non altro di essere degni della maglia



l'Arezzo schierato a Bastia nell'ultima giornata di campionatoAdesso che siamo arrivati alla fine del campionato, al netto della “coda play-off”, possiamo dirlo: in questa stagione, parafrasando la famosa legge di Murphy, “se qualcosa poteva andare storto, ci è andato”. E adesso ci ritroviamo qua, coi numeri in mano, a inchiodare quello che ancora una volta non ha funzionato nell’Arezzo. A cominciare dai punti, 64, che hanno fruttato il terzo posto. Lo scorso anno con 64 punti sarebbe arrivato ugualmente un terzo posto, alle spalle del Castel Rigone (68) e del Casacastalda (67). L’anno prima, con 64 punti, sarebbe arrivato ancora un terzo posto, alle spalle del Pontedera (75) e dell’Arezzo di Bacis (65). Nel 2011, con questa quota l’Arezzo sarebbe arrivato secondo, a dieci punti dalla prima, il Perugia (74). Questo per dire cosa? Che hai voglia a fare i complimenti alla Pistoiese (77 punti per la banda di Morgia, ottima prestazione ma distante dagli 83 punti con cui la Lucchese sbancò il girone nel 2009, anche se va detto che quell’anno il girone era a 20 squadre), il fatto è che con 64 punti un campionato a 18 squadre non lo vinci praticamente mai, e infatti in questi anni di CND e serie D, da quando ci sono i tre punti a vittoria (ovvero dal 1995-96, una stagione, quella si, che ci riporta alla mente dolci ricordi) nel girone E è successo solo due volte che una squadra sia arrivata prima con un punteggio inferiore a quello degli amaranto di questa stagione. Nella maggior parte dei casi, per chiudere in testa servono almeno 74 punti, una quota che quest’anno non sarebbe bastata comunque ma che l’Arezzo non ha nemmeno sfiorato.

I numeri, insomma, sono i primi a condannare l’Arezzo. Che per dodici giornate è rimasto attaccato al gruppo di testa, mettendo insieme 25 punti contro i 26 di Pistoiese e Pianese e i 24 del Foligno. Ma che poi, quando è giunto il momento di cambiare passo, ha perso punti preziosissimi in casa (soprattutto) e fuori. A zavorrare gli amaranto nella sfida contro gli arancioni, in effetti, è stato proprio il rendimento tra le mura amiche, con la squadra di Morgia capace di raccogliere 14 vittorie e 3 pareggi (di cui due a campionato acquisito) al “Melani”, per un totale di 45 punti sui 51 disponibili, e quelli di Mezzanotti prima e Chiappini poi a mettere insieme al “Città di Arezzo” 9 vittorie, 7 pareggi e una sconfitta, che fanno 34 punti. In soldoni, 11 dei 13 punti di distacco tra Arezzo e Pistoiese sono dovuti al diverso rendimento casalingo, mentre quello esterno è stato sostanzialmente identico per gran parte della stagione.

Di chi sono i demeriti? Della squadra, che ha reso meno di quanto avrebbe potuto, a detta di tutti. Degli allenatori, che non hanno saputo far funzionare al meglio un collettivo che – in teoria – non temeva rivali. Della società, che non si è saputa strutturare a dovere per affrontare da protagonista un campionato di vertice. Il dibattito potrebbe andare avanti all’infinito, e probabilmente sono tutte vere o quasi le argomentazioni che si potrebbero portare a sostegno dell’una o dell’altra tesi. Diciamo che è stata una somma di tutti questi fattori, ma al punto in cui siamo poco importa, e a nulla servirebbe spaccare il capello in quattro. Ci sono 8 giorni per preparare la prima partita dei play-off nazionali. La squadra li sfrutti al meglio, e non lasci niente di intentato per salvare la stagione. Dall’esito di quella partita, ed auspicabilmente di quelle delle tre domeniche successive, dipende buona parte del loro futuro in amaranto. Perché per indossare questa maglia, specialmente in questa categoria, occorre dimostrare di esserne degni.

 

scritto da: Roberto Gennari, 10/05/2014





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