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SERIE C GIRONE A - Play-off e Play-out

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Pagni sta rifondando la squadra: tutti i pro e i contro della rivoluzione in corso

I tifosi l'avevano invocato sul finire del campionato e la società sta andando proprio nella direzione del repulisti totale, anche al di là delle aspettative. Pure Scarpelli e Dierna, Mencarelli e Rubechini, Zaccanti e Martinez fanno già parte del passato. Una tabula rasa che suscita sia apprensioni che speranze



il punto di vista dei tifosiSe non altro al Direttore Generale Pagni va dato atto di una cosa: i tifosi chiedevano un repulisti, e un repulisti pressoché totale, fino ad oggi, è stato. Forse pure troppo. La domanda che è lecito porsi, guardando la situazione dal di fuori, è: fino a che punto?

In coerenza con quanto avevamo scritto nelle settimane scorse nel pagellone di fine anno, su alcuni giocatori forse si poteva fare un ragionamento un po’ più approfondito. Scarpelli, ad esempio. Dopo essere stato insignito del Cavallino d’Oro, il numero 1 amaranto è attualmente nella lista di quelli “lasciati liberi di trovarsi una sistemazione”, dopo due annate in serie D (una col Sansepolcro e una con l’Arezzo) indubbiamente positive. Ok, per lui pesava il discorso di non essere più un under. O Dierna e Zaccanti, coppia centrale ritenuta unanimemente tra le più affidabili della serie D, entrambi già migrati verso altri lidi. O il trenino della fascia sinistra, Mencarelli-Rubechini, entrambi partiti in direzione monte Amiata. O infine Martinez, al quale nella stagione appena trascorsa veramente poco si poteva rimproverare sul piano dell’impegno, e il cui valore tecnico per la categoria era fuori discussione.

Il rischio, come spesso accade in questi casi, è di buttare il bambino con l’acqua sporca. L’Arezzo 2013-2014 indubbiamente si è espresso molto al di sotto delle aspettative, ma è anche una squadra che ha saputo mettere insieme 25 partite di fila senza perdere, che ha preso meno gol della Pistoiese, che ha fatto (a cavallo di due campionati) 26 risultati utili consecutivi in casa, che ha chiuso il campionato al terzo posto con una differenza reti di +30, seconda miglior difesa e terzo miglior attacco del girone E. Ripetiamo: molto al di sotto di quanto avremmo pensato ad inizio anno, ma non è che sia stata, dati alla mano, una squadra che ha schierato undici brocchi tutte le domeniche. E quindi ok, c’erano diverse cose che non hanno funzionato (non a caso ci sono stati ben due cambi di allenatore), il gioco ha spesso latitato più del dovuto, ma se pure uno come Morgia, che di sicuro di calcio ne capisce anche più di chi scrive, ha detto e ripetuto più volte che l’Arezzo aveva la miglior rosa del girone, forse un po’ di verità in fondo in fondo c’era.

E invece, a quanto è dato sapere ad oggi, dove all’orizzonte si intravede il ripescaggio ma dove non è ancora possibile escludere l’eventualità di farsi il quinto anno consecutivo in serie D, si è fatta tabula rasa, con pochissime eccezioni. In questo momento dell’anno non ci sono elementi per dire se si è operato bene o male, e le ragioni “pro-reset” hanno esattamente lo stesso peso di quelle “contro-reset”. Il confine tra rischio calcolato e azzardo eccessivo è estremamente labile e solo il campo potrà dirci se siamo al di qua o al di là di questo confine. Se non altro, la presidenza dell’Arezzo nella sua precedente incarnazione ci aveva abituato a questi scenari. Improvvisamente, sembra sia tornato di moda buttare tutti nella Chiana…

 

scritto da: Roberto Gennari, 09/07/2014





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