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Caro presidente, faccia un po' come le pare... Promesse, delusioni e zero passione

I tifosi amaranto dovevano stare tranquilli, perché la prossima stagione l'Arezzo l'avrebbe giocata in serie C. Parole di Mauro Ferretti. Invece il clamoroso no alla domanda di ripescaggio è suonato come una presa in giro. Tutto ciò mentre Tavecchio incappa in una gaffe clamorosa e il calcio italiano si avvita in una crisi senza fine



uno striscione esposto in tribuna pochi mesi faParafrasando Pablo Neruda, lentamente muore […] chi non rischia la certezza per l’incertezza / chi rinuncia ad inseguire un sogno / chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore anche la passione per l’Arezzo, a leggere in giro i commenti, perché la prima reazione, quella del tifoso che da tot anni si abbona indipendentemente dalla categoria e dai risultati dell’annata precedente, è “quest’anno l’abbonamento non lo rinnovo, mi sento preso in giro!”. E allora, ancora una volta, ci ritroviamo a disquisire sulle uscite del presidente, spesso impulsive, a volte forse mal consigliate, comunque fuori luogo, come quest’ultima, citiamo testualmente (spazi mancanti inclusi): “Arezzo, gli aretini e sopratutto i tifosi vogliono Ferretti o no? Io non ho mai imposto la mia presenza quindi a questo quesito aspetto una risposta”.

Che dobbiamo dire? I tifosi amaranto dovevano stare tranquilli, perché l’Arezzo nella stagione 2014-2015 avrebbe giocato in serie C, o di riffa o di raffa. E invece. E invece è andata come nel famoso proverbio aretino, una perla di saggezza nostrana sui rapporti coniugali che però ben si adatta anche all’epilogo della vicenda-ripescaggio. 

Questo per sostenere cosa? Che nella lunga storia dell’Arezzo ci sono stati presidenti di tutti i generi, ma che se c’è una cosa che i tifosi non amano sono le promesse non mantenute. Prendiamo Marco Massetti, ad esempio: il suo passo avanti quando non c’era nessun altro, la sua costruzione della squadra e la sua gestione dei rapporti con tutte le componenti fu chiarissima. Iscriviamo l’Arezzo alla D, costruiamo la squadra con pochi soldi, speriamo che basti a mantenere la categoria, in attesa che arrivi qualcuno di più facoltoso. Niente di più, niente di meno di quello che poi effettivamente è stato l’Arezzo. E allora, al netto dei tentativi di rigirare la frittata, il problema sostanziale sta proprio lì, sulle promesse fatte a gennaio e non mantenute a fine luglio, sulle aspettative alimentate dalle frasi di Macalli e gelate dal comunicato dell’Arezzo.

Molto presto sapremo chi sarà la ripescata, se sarà una squadra che precedeva gli amaranto in graduatoria, o una che la seguiva, ma quello che appare evidente è che c’era ben poca voglia di lottare per questo ripescaggio, altrimenti la domanda sarebbe stata presentata comunque, e in caso di scelta di un’altra formazione, si sarebbe perfino battuta la strada dei ricorsi. Non è accaduto niente di tutto questo, amen.

Tutto ciò avviene negli stessi giorni dell’infelice uscita di Tavecchio, che certifica come lentamente (ma neanche troppo) muoia il calcio italiano a tutti i livelli: di stenti, di uscite infelici e di responsabilità spesso scaricate altrove. A Mauro Ferretti, solo una cosa resta da dire. Faccia un po’ come le pare: del resto è lei il presidente, e comunque, non è quello che ha sempre fatto?

 

scritto da: Roberto Gennari, 28/07/2014





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