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Ferretti ci dica cosa vuole fare da grande. Adesso c'è il mondo intero da ricostruire

Le brutte notizie, perlomeno, sono finite. Dopo mesi di promesse, il ripescaggio è sfumato e sarà ancora serie D, per l'ottava volta dal 1993 a oggi. Ma il presidente dell'Arezzo si trova davanti solo macerie: i rapporti con la stampa, con i tifosi, con la città vanno rimessi in piedi partendo da zero. E soprattutto la domanda è: c'è la voglia di diventare ''pro'' o l'obiettivo è restare in eterno dilettanti?



De Martino, Ferretti e lo stadio vuotoStando così le cose, se non altro le brutte notizie sono finite. Dando addio alla prospettiva di giocare contro – ipotesi di gironi alla mano – Ancona, Ascoli, Carrarese, Grosseto, Gubbio, Lucchese, Pisa, Pistoiese, Prato, Reggiana, Spal; calandosi ancora una volta nell’inferno dei dilettanti, che quest’anno vedrà probabilmente il Siena a farci compagnia in un girone dove le avversarie si chiameranno ancora una volta Pianese, Scandicci, Ostia Mare, Colligiana, Sansepolcro, Gualdo, Trestina, Spoleto, Montemurlo, Bastia, Sangiovannese. E in realtà non ci sarebbe niente di male, nel farsi il quinto anno di serie D, l’ottavo dal 1993 ad oggi, se non fosse che le premesse (o sarebbe più giusto dire le PROmesse) erano di ben altro tenore. Il problema sta tutto qua, in una società che non riesce a diventare “pro” in nessun aspetto, dalla gestione dei rapporti con la stampa e coi tifosi, all’autopromozione e via elencando. E se non si è pro, la tua dimensione è quella dei dilettanti, c’è poco da fare.

Dilettanti allo sbaraglio, viene spontaneo aggiungere. Che negano fermamente il divorzio da Pagni alla domenica (comunicato ufficiale della società, 27 luglio 2014, citiamo testualmente: “Riguardo la rottura dei rapporti tra il sottoscritto e il DG Pagni, la smentisco categoricamente, lui stesso potrà confermare che ieri sera abbiamo avuto una lunga telefonata”) e smentiscono se stessi già al venerdì (comunicato ufficiale della società, 1 agosto 2014, citiamo ancora testualmente: “La società U.S.D. Arezzo Calcio comunica che a seguito di decisione assunta dai propri organi direttivi, il Sig. PAGNI Danilo, in qualità di dirigente della società, viene sollevato dal proprio incarico). Che si attribuiscono non meglio precisati “blitz notturni” per firmare un accordo con un giocatore. Che chiedono ai tifosi e alla stampa “da che parte state” (ok, ne abbiamo già parlato) e non presentano la domanda di ripescaggio dopo averla annunciata con sei mesi di anticipo.

A questo punto, c’è da recuperare tutto: rapporto con la stampa (ma quello sarebbe il meno, in fondo ognuno deve fare il suo e stop), rapporto coi tifosi (delusi, amareggiati, ingiustamente accusati, in modo nemmeno troppo velato, di non volere il bene dell’Arezzo), rapporto con la città, sempre più impermeabile alle sorti dell’Arezzo. Stando a quello che si legge nei social network, delle sorti dell’Arezzo in fondo interessa sempre e solo ai “soliti noti”: Arezzo intesa come città ha accettato con gelida indifferenza il fatto che abbiamo di fronte un altro anno di serie D.

E a questo punto, una sola è la domanda che vorremmo fare al presidente Ferretti. Cosa vuole fare da grande? Vuole diventare “pro”? In tal caso, serve un direttore sportivo, un organigramma fatto di gente che ne capisce di calcio, un rapporto costruttivo con tutte le componenti interessate alle sorti degli amaranto. O vuole rimanere dilettante? Perché se questo è ciò che decide Ferretti, nell’autonomia che gli deriva dall’essere quello che ci mette i denari, beh, potrebbe risparmiarne un bel po’. In fondo, nei dilettanti, gli allenamenti e la preparazione si possono fare all’antistadio, i giocatori possono portarsi a casa i completi e lavarseli da soli, i biglietti per le partite si possono vendere mettendo un tavolino all’ingresso della tribuna anziché aprire la biglietteria. Basta saperlo. Il mondo dei dilettanti è questo qua: cento paganti se va bene, così è se vi pare.

 

scritto da: Roberto Gennari, 02/08/2014





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