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foto amaranto di gruppo a Bruxelles - Belgio
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La pieve di Santa Maria Assunta alla Chiassa

A circa otto chilometri a nord di Arezzo, in località Chiassa Superiore, si trova la pieve di Santa Maria Assunta. L’edificio sacro sorge sulla riva sinistra del torrente Chiassa, uno dei maggiori affluenti dell’Arno nel suo primo percorso, in un’area archeologica dalla quale sono affiorati in passato interessanti reperti, come la stele funebre di C. Sulpicio Sevire Apollinare, ritrovata sotto il piazzale nel 1925. 



A circa otto chilometri a nord di Arezzo, in località Chiassa Superiore, si trova la pieve di Santa Maria Assunta.

L’edificio sacro sorge sulla riva sinistra del torrente Chiassa, uno dei maggiori affluenti dell’Arno nel suo primo percorso, in un’area archeologica dalla quale sono affiorati in passato interessanti reperti, come la stele funebre di C. Sulpicio Sevire Apollinare, ritrovata sotto il piazzale nel 1925.

Tra il 1973 e il 1974, durante i lavori di rifacimento della pavimentazione della chiesa, emersero i resti di una villa di epoca imperiale. Forse apparteneva alla gens Sulpicia, facoltosa famiglia romana.

Il luogo di culto fu costruito in epoca altomedievale, tra l’VIII e il IX secolo, mentre l’attuale edificio, rinnovato nei secoli, fu progettato molto probabilmente dal più importante architetto aretino a cavallo tra X e XI secolo, quel Maginardo già autore dello scomparso Duomo Vecchio al Pionta e della chiesa di San Michele Arcangelo a Metelliano, nei pressi di Cortona.

Maginardo era stato inviato a Ravenna per studiare la basilica di San Vitale e quel viaggio contribuì a portare in terra d’Arezzo l’architettura romanico-bizantina, che nella città romagnola aveva l’epicentro.

La pieve della Chiassa ha tre navate, suddivise da grossi pilastri quadrangolari, e tre absidi con la centrale di dimensioni maggiori. La copertura è a capriate lignee.

La facciata esterna, rimaneggiata nei primi anni Venti del Novecento, è sobria ma piacevole, mentre di notevole interesse è il motivo ornamentale che si snoda sui fianchi sopraelevati della navata centrale, dove spiccano delle piccole arcate in pietra e laterizi, peculiari dell’arte ravennate del X secolo.

Il campanile, che si eleva acuminato sopra i tetti della frazione, è ottocentesco.

All’interno, sulla parete sinistra, è visibile un superstite della chiesa altomedievale, lo stupendo frammento di pluteo – lastra in pietra che serviva da balaustra e separava il presbiterio dal coro – caratterizzato dal sorprendente intreccio di figure geometriche e animali stilizzati.

Due colonne del X secolo sono invece riconoscibili sull’altare.

Alla fine del Quattrocento la Pieve di Santa Maria Assunta era completamente affrescata da due cicli pittorici dei quali rimangono solo tracce lacunose. Il primo risale alla fine del Trecento, quando la maggior parte degli artisti locali era influenzata dai modi di Spinello Aretino.

Le pitture ancora distinguibili sono una Pietà sulla parete sinistra, la Madonna del latte nel terzo pilastro a sinistra andando verso l’altare e una grande Annunciazione sul lato destro, della quale è stata recuperata anche la sinopia, ovvero il disegno che costituiva la prova generale dell’opera da realizzare, tracciato prima di stendere lo strato finale di intonaco.

Il secondo ciclo è di un secolo dopo e le suggestioni indelebili dell’arte pierfrancescana sono facilmente notabili, pur con i doverosi distinguo. Esempi lampanti sono gli affreschi deteriorati dell’abside di sinistra e il Battesimo di Cristo subito a destra dell’entrata.

Per approfondire: Le antiche pievi. Madri vegliarde del popolo aretino (Angelo Tafi, Edizioni Calosci 1998)



scritto da: Marco Botti, 16/05/2008