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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

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NEWS

Il Cavallo di via Tarlati

Da qualche anno le strade aretine, seguendo un trend che in Europa è cominciato molto prima, si sono riempite di rotatorie che, sostituendo pericolosi incroci e obsoleti impianti semaforici, hanno contribuito a rendere il traffico più fluente. La maggior parte delle rotonde cittadine si connota per l’ampiezza, che consente di impreziosirle con fiori, alberi e opere scultoree. È così anche per la nuova rotatoria d’intersezione tra via Tarlati, via Pietri e la viabilità a servizio del nuovo parcheggio scambiatore, dove in data 6 maggio è stata inaugurata un’imponente statua in rame compiuta dall’artista bolognese Nicola Zamboni, raffigurante un cavallo inalberato rivolto verso il centro storico. 



L'opera è un omaggio al simbolo di Arezzo, il cavallo inalberatoDa qualche anno le strade aretine, seguendo un trend che in Europa è cominciato molto prima, si sono riempite di rotatorie che, sostituendo pericolosi incroci e obsoleti impianti semaforici, hanno contribuito a rendere il traffico più fluente. La maggior parte delle rotonde cittadine si connota per l’ampiezza, che consente di impreziosirle con fiori, alberi e opere scultoree.

È così anche per la nuova rotatoria d’intersezione tra via Tarlati, via Pietri e la viabilità a servizio del nuovo parcheggio scambiatore, dove in data 6 maggio 2011 è stata inaugurata un’imponente statua in rame compiuta dall’artista bolognese Nicola Zamboni, raffigurante un cavallo inalberato rivolto verso il centro storico.

L’autore ha conquistando gli aretini a suon di capolavori. La sua mostra dal titolo Umanità dal settembre 2010 ha ingioiellato per mesi il chiostro del Palazzo Comunale di Arezzo. L'esposizione, realizzata assieme alla collega e compagna di vita Sara Bolzani, è stata una delle più ammirate degli ultimi anni. 

Si trattava di un grande progetto scultureo dove cavalli, cavalieri, ancelle e altri soggetti ricreavano una scena di straordinario impatto visivo. Un’enorme allegoria moderna dove le stupende armature rappresentavano un simbolo di protezione e di importanza sociale, mentre gli equini raffiguravano il rapporto tra l’uomo e la natura.

La mostra di Zamboni nel chiostro del Palazzo Comunale di Arezzo, tra il 2010 e il 2011, ha riscosso un successo clamoroso A sancire il legame che si è creato tra la città e i due artisti, si ricorda che Zamboni e Bolzani sono stati nel marzo 2011 anche al Centro per l’arte contemporanea RiElaborando di via Oberdan, con la mostra Elmi, dove venivano esibiti affascinanti copricapi cavallereschi in rame, con richiami simbolici al mondo naturale e alle arti.

Nicola Zamboni è celebre da oltre quarant’anni per le sue sculture di carattere sociale destinate alla collettività. Nel 1970 iniziò una produzione di opere di grandi dimensioni che nel corso degli anni sono state collocate nei parchi e nei luoghi pubblici del territorio di Bologna. Nel 1988 eseguì una scultura per la città di Mito in Giappone, che gli aprì le porte a committenze in Argentina, Australia, Brasile, Cile e Perù. Il bolognese ha insegnato per sette anni all'Accademia di Belle Arti di Brera e lì ha incontrato, nel 1997, la monzese Sara Bolzani, dando inizio a un sodalizio che ha portato alla realizzazione di molti altri capolavori, tra i quali si ricorda il monumento a Guglielmo Marconi per il Comune di Sasso Marconi.

Se nelle realizzazioni giovanili i materiali utilizzati erano in prevalenza cemento, pietra, marmo, terracotta e legno, dal 1995 il rame è diventato l’elemento prediletto di Zamboni, con il quale ha trovato un nuovo linguaggio artistico distinguibile e peculiare.

Il magnifico cavallo di via Tarlati, che vuole essere un omaggio ad Arezzo e al suo emblema, ne è un chiaro esempio.



scritto da: Marco Botti, 06/05/2011