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La chiesa di San Benedetto

La chiesa di San Benedetto e l’attiguo ex monastero omonimo si trovano all’angolo tra via San Clemente e via delle Fosse, in piazzetta Faenzi.



La chiesa fa oggi parte della Casa di Riposo Vittorio FossombroniLa chiesa di San Benedetto e l’attiguo ex monastero omonimo si trovano all’angolo tra via San Clemente e via delle Fosse, in piazzetta Faenzi.

L’edificio dove risiedevano le monache benedettine, osservanti la riforma camaldolese, sorse nel XII secolo. Tra il Cinquecento e il Settecento il complesso religioso visse un periodo di grande prosperità. Migliorie e interventi di restauro furono apportati nel 1663, nel 1699 e nel 1770. Con le soppressioni napoleoniche di primo Ottocento anche il monastero di San Benedetto fu cancellato.

Il 9 gennaio 1830, con un Sovrano Rescritto, il granduca Leopoldo II creò al suo posto la Casa di Deposito di Mendicità della Città di Arezzo, un ricovero per anziani, bambini abbandonati, orfani e poveri. La struttura divenne Casa Pia con il re Umberto I, che nel 1886 approvò lo statuto dell’Orfanotrofio e Pia Casa di Mendicità. Infine l’istituto per orfani venne chiuso nel 1971 e trasformato nell’attuale Casa di Riposo Vittorio Fossombroni.

Nel 2001 la chiesina di San Benedetto fu dichiarata inagibile per motivi precauzionali, a causa di un trave ligneo che muovendosi dalla sua posizione originaria poteva causare problemi strutturali.

La Madonna addolorata fu ritrovata durante i lavori di restauro successivi al crollo del tettoNella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2010 il distacco dello stesso trave provocò il crollo parziale del tetto, aprendo uno squarcio di circa 25 metri quadrati. Partì così una corsa contro il tempo per raccogliere i fondi necessari a mettere in sicurezza l’edificio e a recuperarlo.

I lavori sono andati avanti per un anno esatto e grazie a moderne tecniche di intervento, rispettose degli elementi storici e architettonici presenti, la chiesa è stata riaperta al culto il 5 gennaio 2011.

San Benedetto si presenta esternamente con una facciata sobria. Gli stucchi settecenteschi che adornano l’interno, a navata unica, sono attribuiti da qualcuno al noto Francesco Rusca.

Sull’elegante altare maggiore campeggia lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (1629/1630), opera di Bernardino Santini, il migliore artista cittadino del Seicento. In basso, si osserva la Beata Margherita Elisabetta. La pala in origine era collocata sull’altare laterale sinistro.

Dopo la rovina del tetto la tela fu spostata per proteggerla da eventuali nuovi cedimenti e, al di sotto di essa, fu rinvenuta un’opera del XVIII secolo di autore ignoto, che rappresenta una Madonna addolorata trafitta al cuore da una lancia. Il dipinto è stato rimosso e posizionato nella parete di sinistra.

Oltre l’attuale altare centrale è stato invece ritrovato lo scorso dicembre un bassorilievo settecentesco con decorazioni a stucco. Raffigura una Madonna, ornata in oro, ai cui piedi erano presenti altre figure, forse due statue dei santi Benedetto e Romualdo, che però con il tempo sono andate perdute.



scritto da: Marco Botti, 07/01/2011