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Gol da segnare, gol da non subire, condizione atletica. Tutti i pensieri di Capuano

I numeri sono freddi ma dicono tutto. L'Arezzo non la mette dentro su azione dal 24 settembre, ha il penultimo attacco del campionato e fisicamente sta soffrendo. L'allenatore adesso deve trovare la soluzione per ovviare alla sterilità offensiva e mantenere la solidità della difesa, la migliore dopo quella del Monza. Alla fine la strada da percorrere sembra essere una sola: osare e rischiare un po' di più



Capuano pensoso sulla panchina del ComunaleNel calcio, si sa, i numeri sono freddi, freddissimi, non dicono niente e al tempo stesso dicono tutto. E i numeri sono l’istantanea più fedele di questo momento dell’Arezzo, che qualcuno chiamerà “crisi”, qualcun altro “crisetta” e qualcun altro ancora “prevedibile flessione”.

L’Arezzo non segna su azione dal 24 settembre (rete di Millesi al Giana), e nelle ultime sei gare è andato a segno solo due volte: una a Bassano su rigore e l’altra contro il Pordenone su autorete. Il computo totale parla di 8 reti realizzate (penultimo attacco del girone, dietro al solo Albinoleffe) e 9 subite (seconda miglior difesa dietro al Monza, che ne ha subite 8). Sintomo di un Arezzo che ultimamente sta pagando lo scotto di una preparazione atletica non svolta insieme, di una squadra che deve ancora imparare a “trovarsi” mentre i meccanismi delle altre cominciano ad essere calibrati meglio e la condizione atletica arriva ai livelli ottimali.

E quindi ok, i punti accumulati nelle prime giornate erano effettivamente fieno da mettere in cascina per l’inverno, però è evidente che l’Arezzo ha ampi margini di miglioramento. Paradossalmente, per ricominciare a fare punti pesanti in chiave salvezza, l’Arezzo dovrà scoprirsi di più. Perché è vero che 9 reti subite in 12 gare sono un viatico preziosissimo – da che mondo è mondo, per chi deve pensare a salvarsi il primo imperativo è non prenderle – ma la sterilità in fase offensiva sta diventando il problema più serio che gli amaranto si trovano a dover affrontare oggi come oggi.
Una squadra con le polveri bagnate, dalla Champions League alla Terza categoria, è una squadra che è destinata a soffrire in ogni partita o quasi.

 

Millesi, autore dell'unico gol su azione dell'ArezzoPurtroppo la manovra dell’Arezzo è in gran parte condizionata da un atteggiamento tattico improntato principalmente alla copertura e alla ripartenza. Atteggiamento pienamente giustificato dalle ambizioni degli amaranto a inizio anno, che ha pagato anche più del previsto nel primo spezzone del campionato, ma che si sta rivelando insufficiente contro avversarie che adesso cominciano a conoscere l’Arezzo, il suo modulo, il suo modo di giocare e i suoi interpreti. Più che una questione di tattica e di calciatori, comunque, è un fatto che attiene a come la partita viene interpretata dagli amaranto.

C’è un modo estremamente difensivista di mettere in campo il 4-3-3 (e ad Arezzo chi ha visto gli anni di serie D ne ha ampia e variegata memoria) e un modo che è viceversa molto spregiudicato di giocare con il 3-5-1-1. In questo momento l’Arezzo non ha bisogno, crediamo, di cambiare mille moduli, di fare esperimenti tattici (e neanche cromatici, permettete la digressione), né di inventarsi chissà cosa. Ha bisogno di certezze da cui partire, di condizione atletica da migliorare, di aggiustamenti in campo da trovare. Le certezze, numeri alla mano, fortunatamente ci sono per quanto riguarda le reti subite, grazie a Benassi ma non solo. La condizione atletica, ovviamente, è questione che attiene ai preparatori e allo staff di mister Capuano, e siamo certi che si sta lavorando perché i giocatori scendano in campo al meglio. Sugli aggiustamenti tattici, probabilmente ce ne saranno mille e più nei taccuini dell’allenatore, anche se sostanzialmente si possono riassumere in un’unica linea guida: osare un po’ di più per cercare la via del gol con più continuità, e per non dover essere sempre messi alle corde dagli avversari. Nel calcio dei tre punti, a conti fatti, una reale alternativa non esiste.

 

scritto da: Roberto Gennari, 12/11/2014





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