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La pieve di San Paolo a San Polo

La pieve di San Paolo a San Polo è uno degli edifici di culto più importanti del territorio aretino. La denominazione San Polo è una storpiatura dal santo titolare e in precedenza il luogo era detto Petriolo, da pretoriolum, che solitamente indica la presenza di una grande villa o fattoria del tardo Impero Romano. 



La pieve è di origine paleocristiana e sorge sui resti di un tempietto romanoLa pieve di San Paolo a San Polo è uno degli edifici di culto più importanti del territorio aretino.

La denominazione San Polo è una storpiatura dal santo titolare e in precedenza il luogo era detto Petriolo, da pretoriolum, che solitamente indica la presenza di una grande villa o fattoria del tardo Impero Romano.

Da questa zona, posta in splendida posizione a nord-est della città, passavano la via Ariminensis o Livia (da cui Libbia), che collegava Arezzo a Rimini, e una via secondaria che univa direttamente Arezzo e Anghiari.

Nei pressi di questo rilevante snodo viario si trovava un tempietto pubblico (o privato appartenente alla villa romana), sulle cui fondamenta fu costruita nel V secolo una pieve paleocristiana. Gli stessi materiali della struttura antecedente servirono a realizzare la nuova.

Sempre di origine romana è il sarcofago in marmo verde, oggi collocato nell’orto della canonica, probabilmente utilizzato nel Medioevo come fonte battesimale a immersione.

Fatto raro che rende la pieve tra le più rimarchevoli della Toscana, sono i molti indizi ancora presenti della costruzione del V secolo, come le tre arcate in cotto che si appoggiano su colonne di granito con capitelli corinzi marmorei, presenti nei due transetti laterali.

In epoca altomedievale la pieve venne ristrutturata e furono aggiunte due absidi secondarie, poi scomparse.

Sulla parete interna sinistra sono ancora visibili un frammento di pluteo e una chiave di un arco del IX secolo.

Le navate laterali furono costruite nel 1256, come riporta un'iscrizione nella facciataNegli anni Cinquanta del XIII secolo vennero realizzate le navate laterali. Di questi lavori abbiamo anche la data (1256) segnalata in una iscrizione sulla facciata esterna.

Ai primi anni del Quattrocento le navate furono tamponate e venne costruito l’odierno campanile.

Nella seconda metà del secolo le pareti furono ornate di affreschi, tutti attribuiti all’allievo di Piero della Francesca, Lorentino d’Andrea. Sono dipinti molto significativi, perché denotano i primi approcci degli artisti “minori” con le epocali innovazioni pierfrancescane.

Delle pitture di Lorentino si segnalano a sinistra il San Paolo (che per alcuni potrebbe essere anche San Martino o San Giuliano) e l’Annunciazione. A destra, invece, sono visibili San Luigi IX, la Madonna in trono con Bambino e i resti di un San Bernardino. Tutti queste opere sono comprese tra il 1450 e il 1460.

Nella stessa parete il seguace di Piero dipinse, qualche anno dopo, una Madonna con il Bambino, un San Sebastiano e, infine, un Sant’Antonio Abate databile al 1480 e stilisticamente molto più aggiornato.

Nel Seicento furono eseguiti altri dipinti da ignoti artisti aretini, tra i quali una Circoncisione a destra dell’entrata, la Presentazione di Gesù al tempio sul transetto di sinistra e gli Evangelisti sul primo pilastro di destra e sul secondo e terzo pilastro di sinistra.

All'interno della pieve sono conservati numerosi affreschi di scuola aretinaIl terremoto del 1796, a cui fece seguito il miracolo della Madonna del Conforto, lesionò la pieve. Per questo motivo, negli anni successivi si procedette a un consistente rinnovamento che portò alla collocazione degli altari laterali e all’imbiancatura delle pareti affrescate, in seguito rimesse in luce durante il Ventennio fascista.

L’altare di sinistra mostra una tela con la Madonna con il Bambino tra santi, quello di destra il Matrimonio mistico di Santa Caterina sormontato da un affresco seicentesco della Madonna con il Bambino.

Gli scavi archeologici per indagare il prezioso edificio iniziarono nel 1969 e permisero di ritrovare tracce delle due absidi laterali.

Tra il 1977 e il 1979 fu riaperto il meraviglioso transetto paleocristiano di destra e proseguirono i restauri che, come possiamo vedere oggi, hanno dato risultati felicissimi.

Per approfondire: San Polo di Arezzo. La sua pieve ed il suo santuario mariano (Angelo Tafi, Edizioni Calosci 1984)



scritto da: Marco Botti, 04/07/2008