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La pieve di Santa Mustiola a Quarto 

La pieve di Santa Mustiola a Quarto si trova alle porte di Arezzo, nella parte settentrionale della Valdichiana, in splendida posizione panoramica sulla vallata. Quarto rimanda alla quarta pietra miliare posta lungo quella che era la Cassia Vetus (o Clodia) dai romani e segnava quattro miglia di distanza dalla città. Qualche chilometro più avanti, Ottavo, trae origine dallo stesso motivo. L’edificio sacro, di origine paleocristiana, è intitolato a una martire chiusina del III secolo e fu eretto tra il IV e il V secolo d.C. come chiesa battesimale sui resti di un fabbricato romano, forse una villa. Per questa ragione è da annoverare tra le più vetuste pievi del territorio aretino. 



La pieve sorge sui resti di un edificio romanoLa pieve di Santa Mustiola a Quarto si trova alle porte di Arezzo, nella parte settentrionale della Valdichiana, in splendida posizione panoramica sulla vallata.

Quarto rimanda alla quarta pietra miliare posta lungo quella che era la Cassia Vetus (o Clodia) dai romani e segnava quattro miglia di distanza dalla città. Qualche chilometro più avanti, Ottavo, trae origine dallo stesso motivo.

L’edificio sacro, di origine paleocristiana, è intitolato a una martire chiusina del III secolo e fu eretto tra il IV e il V secolo d.C. come chiesa battesimale sui resti di un fabbricato romano, forse una villa. Per questa ragione è da annoverare tra le più vetuste pievi del territorio aretino.

In epoca longobarda, intorno all’VIII secolo, la struttura fu ricostruita e di quel periodo abbiamo i resti di un piccolo pilastro ottagonale in travertino, incassato nella facciata.

Il primo documento che cita la chiesa risale al 955 e tra XI e XIII secolo è spesso riportata in relazione alla vicina abbazia benedettina delle sante Flora e Lucilla di Torrita di Olmo, che progressivamente ne assumerà il controllo mantenendolo per secoli.

Al 1155, data riportata nella mensa dell’altare di destra, risale il rifacimento a tre navate in stile romanico. Delle tre absidi semicircolari oggi è rimasta solo quella centrale, stupenda, con due monofore laterali e una grande finestra circolare al centro, dove la pietra locale si alterna al travertino.

Durante il Settecento e l’Ottocento la pieve subì diversi rimaneggiamenti che ne alterarono l’aspetto e ne diminuirono le dimensioni.

Nel 1866 fu terminata la realizzazione del bel campanile.

Nei primi del Novecento la parte anteriore fu ristrutturata e intonacata, mentre nel Dopoguerra furono inserite le bifore nelle finestre.

Seconsdo la tradizione Santa Mustiola fu una martire chiusina del III secolo d.C.Alla fine degli anni Ottanta si effettuarono dei saggi archeologici intorno all’edificio di culto, soprattutto nella zona absidale. Nel frattempo, fu intrapreso un nuovo restauro per riportare alla luce, soprattutto nella facciata, gli elementi più antichi.

Se esternamente i recenti interventi permettono interessanti letture, al suo interno la chiesa risulta totalmente manomessa, con il pavimento rialzato e le pareti completamente intonacate e decorate in stile neoclassico di matrice ottocentesca.

La maggior parte delle opere risalgono al secondo Novecento, tra le quali si segnala il pregevole Crocifisso ligneo policromo sopra l’altare, realizzato nel 1970 dall’altoatesino Corrado Runggaldier.

Fanno eccezione due tele settecentesche, il Martirio di Santa Mustiola nella parete interna della facciata e la Madonna in Gloria col Bambino tra Sant’Antonio da Padova e San Giovanni Battista a sinistra dell’altare.

A Pieve a Quarto è legato un simpatico aneddoto su Lorentino d’Andrea, collaboratore di Piero della Francesca.

Ci racconta Giorgio Vasari che si avvicinava il Carnevale e, come era di consuetudine, chi se lo poteva permettere ammazzava il maiale. Lorentino e famiglia, che abitavano in affitto nella zona di San Domenico, non se la passavano bene economicamente e quindi non avevano il denaro per comprare il suino. Alla richiesta supplicante dei sei figli il pittore rispose che qualcuno, dall’alto, li avrebbe aiutati.

Capitò che proprio un contadino di Pieve a Quarto, per soddisfare un voto, stava cercando un artista che gli dipingesse San Martino. Interpellò il pittore avvertendolo che non aveva un soldo bucato e l’unico suo avere consisteva in un porco.

Lorentino accettò l’incarico e tornando a casa col maiale raccontò ai figli che dall’alto era sceso in soccorso proprio San Martino!

Per approfondire: La pieve aretina di Santa Mustiola a Quarto (Alberto Fatucchi, Edizioni Calosci 1989)



scritto da: Marco Botti, 12/09/2008