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La legge del contrappasso, il presepe vivente, perché Brumat?, applausi intelligenti

Cinico e pragmatico: due aggettivi utilizzati spesso per descrivere l'Arezzo di quest'anno, abile a concedere poco agli avversari e a capitalizzare al massimo una palla ferma. Ieri è accaduto l'esatto contrario, al termine di una partita in cui sono tornate a galla le solite difficoltà in fase realizzativa. I tifosi però hanno salutato calorosamente la squadra, nonostante il risultato negativo: un segnale di maturità che compensa gli inattesi vuoti sugli spalti



proteste amaranto nel concitato finale di garaCHI DI PALLA FERMA FERISCE... - La legge del contrappasso esiste anche nel calcio e ieri ne abbiamo avuto la riprova. Cinico e pragmatico sono due aggettivi accoppiati spesso all'Arezzo di quest'anno, capace di difendersi con forza, di concedere meno di zero agli avversari e di vincere la partita sfruttando un calcio piazzato. Stavolta è successo l'esatto contrario e quindi bisogna prenderla con rassegnazione. Anche Colella, evidentemente, studia le palle ferme.

PRESEPE VIVENTE - Certo è che, a differenza dei gol di Bonvissuto al Giana o di Conti al Lumezzane, tanto per citarne due, stavolta la sensazione è che chi doveva attaccare ha fatto il suo, mentre chi doveva difendere ha dormito di brutto. Bravo Giosa, quindi, ma l'Arezzo nella sua globalità ha giocato alle belle statuine. E dopo la beffa in contropiede di Cremona, tutto serviva tranne anticipare il presepe di tre settimane.

ASTINENZA TOTALE - Il giorno dopo la partita c'è una sorta di crisi interiore, perché sembra sempre di scrivere le stesse cose e in parte è vero. Ma anche alla gente, uscendo dallo stadio, frullano in testa gli stessi pensieri. Per esempio più si vede giocare l'Arezzo e più ci si abitua a convivere con la rassegnazione che tanto non si butterebbe dentro nemmeno con le mani. Hai voglia a verticalizzare, crossare o tenere palla: dentro l'area noi non ci siamo mai. In sedici giornate di campionato, sette volte siamo rimasti a secco. Non è più un caso ma una tendenza.

PIEDI PER TERRA - In settimana, quando a Capuano qualcuno ha buttato là che ormai la salvezza era cosa fatta (e in effetti chi non lo ha pensato nei giorni scorsi?), lui si è schermito e ha detto che supporre una roba del genere era da scriteriati. Senza drammatizzare né vedere nero oltremisura, possiamo dire che aveva ragione.

 

un tentativo di Erpen su punizioneLA PALLA MATTA DI BRUMAT - Una volta tanto, però, al mister si può anche muovere un rimbrotto tattico. Perché è vero che il pallone tra i piedi di Brumat sembrava una palla matta che andava da ogni parte tranne che da quella giusta, ma il ragazzino spingeva, aveva verve, correva. E se c'è una cosa che poteva tornare buona anche nella ripresa, era proprio la vivacità. Dopo il gol di Giosa, difatti, la partita si è inchiodata e nessuno ha avuto spunto né cambio passo. E quindi togliere Brumat non ha pagato.

CHI DRIBBLA? - Siccome Erpen è un essere umano, non sempre regge novanta minuti a tutto gas. A volte, come ieri, si fa il mazzo per tre quarti d'ora, giochicchia altri venti minuti e poi va in riserva. Ci sta. Il problema è che quando Erpen, suo malgrado, si tira fuori dalla contesa, la squadra intera si spenge come una candelina. Se poi anche Padulano, che prima era un dodicesimo titolare e spaccava le partite in quattro e quattr'otto, adesso subentra in modo anonimo, la situazione si complica. Saltare l'uomo nell'uno contro uno è arte riservata a pochi e Capuano, in squadra, di gente così non ne ha. A meno che non tesseri subito Milinkovic, ammesso che sia lui la soluzione del problema.

POCHI MA BUONI - A fronte degli inattesi vuoti in alcuni settori dello stadio, va registrata l'ennesima dimostrazione di maturità e intelligenza di un pubblico che sarà volubile in quanto a partecipazione attiva ma che ha imparato a discernere il grano dal loglio. L'applauso d'inizio gara a Benassi, reduce dalla papera di Cremona, è stato una finezza etica. L'applauso di fine match alla squadra, scorata e stremata ancorché battuta, è stato invece il segnale che il risultato non è l'unica cosa che conta. Con 22 punti è facile guardare oltre il punteggio, ma possiamo tranquillamente dire che dietro il tifo c'è di più.

OBIETTIVO MERCATO - Capuano ha chiosato le interviste dicendo che il girone di ritorno sarà tutt'altra musica e che, soprattutto, il mercato di gennaio sarà come un campionato. Dove sbagliare non si può.

 

scritto da: Andrea Avato, 07/12/2014





Arezzo-Como 0-1 / Intervista a Capuano

Arezzo-Como 0-1
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