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Una trasferta senza tessera? Si può. Una domenica con la curva che spinge? Si deve

La partita di Sassari non verrà ricordata negli anni a venire. Eppure, nonostante la brutta prestazione e il risultato sfavorevole, qualcosa di importante è successo: i tifosi aretini hanno potuto accedere al settore ospiti anche senza la Supporter Card. A conferma del fatto che la normativa in materia fa acqua da tutte le parti. Domani però serve la Minghelli dei bei tempi per accompagnare la squadra verso la vittoria



i tifosi amaranto a Sassari per la partita contro la TorresLa trasferta sarda non sarà certo ricordata negli anni a venire, ma nonostante la prestazione preoccupante e il risultato sfavorevole, qualcosa degno di nota è successo. Quella quindicina di tifosi aretini presenti nel settore ospiti non è solo l’espressione dell’essenza più genuina del calcio, che dovrebbe nutrirsi prevalentemente della passione della gente comune, ma crea un precedente di un certo rilievo per quanto riguarda l’annoso dibattito sulla tessera del tifoso. Sì, perché questo gruppo di persone è entrato senza possedere la Supporter Card, quella tanto discussa alternativa alla tessera del tifoso senza la quale è proibito andare in trasferta. Ora, a meno che la Sardegna non abbia uno statuto speciale anche per questo genere di cose, una domanda sorge spontanea: qual è quindi l’utilità di questa tessera?

Sappiamo bene che la sicurezza negli stadi è più un pretesto che altro, e il caso di domenica ne è la conferma, così come lo sono le varie iniziative adottate dalle società per aggirare la regola (si veda quella del “porta un amico allo stadio”). Sembrava un provvedimento indispensabile, mentre ora a quanto pare si inizia a capire che fa acqua da tutte le parti, altrimenti non vi era motivo di fare entrare quei tifosi, lodevolissimi per il lungo viaggio che si sono sobbarcati, ma comunque non in regola secondo la normativa vigente. Una legge che, a seguito di questo caso, dovrebbe essere senz’altro rivista: non è certo una tessera che può distinguere il facinoroso dal tifoso comune. Ben vengano strumenti di riconoscimento e di controllo, se chiamati in causa in nome della sicurezza e di una vera lotta alla violenza, ma di documenti ai limiti del farlocco o, peggio ancora, di carte di credito mascherate da tessere, ne faremmo volentieri a meno.

Domenica a Sassari i più strenui oppositori della tessera del tifoso potrebbero aver vinto una battaglia, perché se è successo una volta che non ci sia stato bisogno di possederla per andare in trasferta, perché non dovrebbe risuccedere ancora? Questo non vuole assolutamente essere un’apologia di “reato”, in cui si incentivano persone prive di tessera ad andare comunque in trasferta; vuole solo essere una riflessione sull’apparente inutilità di un documento che non aggiunge nulla a una normale carta d’identità e, di conseguenza, non apporta benefici evidenti dal punto di vista della sicurezza.

 

foto ricordo in curva MinghelliMa ci sono anche altre battaglie da vincere che in questo momento stanno a cuore a tutti i tifosi amaranto, con la tessera o senza, diffidati e non, vicini o lontani. Parlo di tutte le partite di qui alla fine del campionato: tante battaglie di novanta minuti, tante finali una dietro l’altra. Domenica, la prima di una lunga serie e, per questo, la più importante di tutte. Dopo due sconfitte pesantissime in due scontri diretti, questa partita non si può proprio sbagliare. Tre indizi farebbero una prova desolante, eventualità alla quale non vogliamo nemmeno pensare. Dovremo essere bravi a reagire ancora una volta, anche se ridotti all’osso per infortuni e squalifiche e abbacchiati moralmente. Capuano ha ribadito una volta per tutte l’importanza del tifo, e come dargli torto…!

Purtroppo, però, continuare a fare appelli alla lunga stanca, visto che poi in realtà siamo sempre meno, per cui mi limiterò a dire che gli stimoli per venire a vedere l’Arezzo in una partita come questa si dovrebbero trovare da soli, senza gelo o neve che tenga. L’amore per l’Arezzo passa irrimediabilmente da sofferenze sportive, patimenti e imprecazioni, prima ancora che da gioie e festeggiamenti. Non è il momento di fare drammi, visto che abbiamo passato di peggio recentemente. Rimanere vicini alla squadra è più importante che mai, nonostante il mutismo della società, un mercato invernale all’insegna del risparmio e un futuro tutto da costruire. Il tifoso merita di sapere i programmi per il futuro (se ce ne sono) e merita rispetto, ma i giocatori e Capuano non hanno colpe.

I primi ce l’hanno sempre messa tutta, superando spesso i propri limiti; il secondo sta reggendo la baracca da solo e, dopo aver dato un’identità alla squadra e raccolto punti importantissimi, merita tutto il credito di questo mondo. Se i padroni dell’Arezzo sono i tifosi aretini, come ha affermato Capuano, è l’ora di dimostrarlo. Quando le cose iniziano ad andare male il padrone si deve far sentire. Se poi anche il padrone in carne e ossa (Ferretti) battesse un colpo, non ci dispiacerebbe.

 

scritto da: Luca Amorosi, 31/01/2015





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