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Poche presenze, tante pretese. L'esame di coscienza se lo faccia anche il pubblico

Dopo il mercato di gennaio, il partito dei delusi è in aumento. E in effetti la rosa ha i numeri contati. Però i 1.300 presenti di domenica contro il Renate spingono a una riflessione importante: se la piazza vuole i risultati, deve anche dare in proporzione. E non dobbiamo pensare a quel che l'Arezzo può fare per noi ma a quel che noi possiamo fare per l'Arezzo



contro il Renate c'erano 1.300 spettatori allo stadioLe iscrizioni al partito dei delusi sono aperte. Il calciomercato di gennaio, indicato da tecnico e società come snodo cruciale per rimediare agli affanni di inizio settembre, che avevano costretto a costruire una squadra in 15 giorni, ha lasciato l'amaro in bocca. Alla fine ci ritroviamo con una squadra che ha i numeri contati negli effettivi utilizzabili e questo, l'ha dimostrato a più riprese il campo, rischia di farci partire ad handicap un numero eccessivo di volte da qui a fine campionato. La qualità media è probabilmente salita (Franchino, Sabatino e Testardi sono migliori di chi è partito nei ruoli corrispondenti) ma la coperta è corta sopratutto in difesa e dopo l'infortunio di Erpen si fatica a trovare gioco da centrocampo in su. Dunque i delusi aumentano e vanno ad ingrossare le fila dei detrattori della gestione societaria e a volte anche tecnica, quest'ultima corroborata dalla importantissima vittoria di domenica col Renate.

Epperò facciamoci per una volta un esame di coscienza anche noi, cittadini, simpatizzanti, tifosi a parole o tifosi coi fatti dell'Arezzo calcio. Domenica scorsa in una partita fondamentale per il campionato c'erano 1.300 spettatori. Potrebbe essere che un po' di delusione ci sia anche da parte di chi, tanti o pochi, i soldi in questa squadra ce li mette? Credo di poter essere al riparo da ogni accusa di piaggeria, dato che spesso ho rimarcato mancanze, limiti, errori, gli incomprensibili silenzi e la ingiustificata diffidenza del presidente Ferretti, ma mi pongo un interrogativo: sbagliano sempre e solo gli altri? Non conta e non basta più dire “Arezzo è così”, se vogliamo pretendere (com'è giusto che sia per tradizione e voglia) dobbiamo anche dare. E' vero che lo scorso anno abbiamo fatto il record di abbonati per la serie D, che quest'anno all'inizio del campionato l'entusiasmo si toccava con mano (con buona presenza sugli spalti), ma è anche vero che alla fine il ripescaggio è arrivato anche se è stato più subìto che voluto e che ha comportato costi ed investimenti.

 

Capuano e la squadra salutano la sud a fine garaAttenzione: la bilancia che pendeva dalla parte della gente di Arezzo si sta rimettendo in equilibrio, lo stesso equilibrio a cui dice di ispirarsi il presidente nella gestione economica della società e se il budget prefissato è modesto altrettanto lo è la vicinanza di istituzioni, imprenditori e città alla società ed alla squadra (con l'eccezione dei “soliti” 1300 fedelissimi che meriterebbero la serie A). Avremmo preferito una sontuosa campagna acquisti tipo Monza con contratti a parecchi zeri e casse vuote dopo un mese? Di nuovo attenzione: in questo momento di sedicenti magnati che tentano la sorte ce ne sono parecchi in giro e noi sappiamo già fin troppo bene cosa significhi il fallimento. A questo punto, se è indubbio che l'esito della campagna trasferimenti lascia oggettive perplessità, se è legittimo chiedere che la società si strutturi e manifesti i suoi programmi (la critica costruttiva è un valore e non un atto di sfiducia o di accusa e questo forse bisognerebbe che qualcuno si sforzasse di capirlo), è altrettanto indubbio che l'obiettivo principale è mettere al sicuro la categoria con una salvezza da conquistare il prima possibile.

Abbiamo un gruppo di giocatori ai quali niente si può rimproverare quanto ad abnegazione ed impegno, un allenatore che ha dimostrato di saper sfruttare al meglio le caratteristiche di ognuno e che sta dedicandosi alla causa dei colori amaranto più di quanto chiunque altro avrebbe fatto nelle stesse condizioni. Noi dobbiamo stare con loro, dobbiamo strappare punti come domenica con la determinazione fino all'ultimo pallone giocabile e fino all'ultimo urlo di sostegno. Loro lo debbono al rispetto della maglia che portano, noi lo dobbiamo a loro per il cuore che ci mettono, sempre. E proviamo, qualche volta, non a pensare a quel che l'Arezzo può fare per noi ma anche a quel che noi possiamo fare per l'Arezzo.

 

scritto da: Paolo Galletti, 05/02/2015





Luca Andrea Crescenzi arriva ad Arezzo

Presentazione di Luca Andrea Crescenzi
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