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Uno stadio pieno di problemi. La soluzione? Un sindaco che abbia l'Arezzo nel cuore

Lettera in redazione sul Comunale fatiscente. La maratona inagibile, le strutture corrose dalla ruggine, i piccioni, le erbacce e le scale pericolose. Ci sarebbero tante cose da fare ma il Comune non vuole e non può provvedere. E per la società i costi sarebbero esorbitanti. Adesso, con le elezioni amministrative dietro l'angolo, bisogna sperare che a palazzo Cavallo salga qualcuno innamorato dei colori amaranto



l'esterno dello stadio di ArezzoLa tristezza e lo sconforto per uno stadio che non sentiamo più come la nostra casa, uniti a una condizione igienica da terzo mondo, un prato che fu il più bello d'Italia ridotto (come Nicchi profetizzò) a un campo di patate. La pochezza delle istituzioni e nessuno che può (o vuole) fare fronte all'evidente emergenza.

...e pensare che se siamo in lega pro lo dobbiamo proprio all'impianto. Il mitico "Comunale", poi ribattezzato con poca fantasia "Città di Arezzo", ci ha fatto mettere la freccia e sorpassare in graduatoria altre società aventi più diritto di noi ma non in regola con lo stadio. Paradossi del calcio moderno.

Lo sento "casa mia" da quando lo frequento: anno 1982. Eppure da qualche tempo vedo tanta gente che la domenica preferisce la propria casa "vera" per vedere la partita. Perchè? Ok, freddo, sportube, spettacolo non esaltante, classifica gne-gnè, moda che va e viene, tifosucolo occasionale.
Ok. Ma stavolta voglio provare a pensare che forse il problema - o una parte di esso - è proprio "LA CASA".

Lo stadio è datato, ma soprattutto maltrattato, dimenticato e palesemente carente di manutenzione. Frutto di disattese promesse elettorali, di velleitarie volontà o potenzialità societarie, di assemblee con assessori e sindaci che lo considerano "una patata bollente" ma non vogliono cederlo in gestione per lungo tempo né a costo ridotto, il "Città di Arezzo" è allo stremo e stavolta il NOSTRO PRESIDENTE nulla può. Le isitituzioni latitano e al massimo fanno tante parole e poi si rimane sempre lì: "se vuoi fare migliorie frugati in tasca caro Ferretti" dicono loro. "Mica so' micco", risponde giustamente lui. "Cosa mi torna a me?"

Nonostante questo se qualcuno ha fatto qualcosa è proprio la società. Lasciata sola senza manco una pacca sulla spalla, ma con una lunga serie di "il rapporto con le istituzioni è sereno", "ci sentiamo spesso e abbiamo programmi comuni" et cetera ha cercato di limitare i danni e, al solo scopo di rendere quanto meno decenti le due ore di partita trascorse nell'impianto, ha investito di tasca propria. Purtroppo invano. A oggi infatti (e ci zullo sopra) uno che entra per la prima volta allo stadio trova:

 

ruggine sulla tettoia della tribuna centrale- la RUGGINE. Regna sovrana ovunque: abbiamo uno stadio marroncino, grazie anche a:

- PICCIONI: detti anche sorci volanti o topi piumati,sono i veri padroni di casa. E non usano il water. Incivili.

- ACQUA e pozzanghere stagnanti sono ovunque. Ci puoi pescare i cavedani a spinning. Catch and release però: se li mangi pigli l'ebola.

- ERBACCE crescono felici tra mattonelle semidivelte. E non sono erbe "bone"... c'è chi c'ha provato...

- SEGGIOLINI: sono scoloriti, piccoli e obsoleti. A me ne servono due: uno per chiappa.

- SALETTE STAMPA senza vetri. Se c'è vento ai giornalisti (scusate il termine) sembra di essere in motorino. Vestiti come sherpa in inverno, costume e infradito in estate alla fine la sfangano pure loro.

- Le POSTAZIONI dei giornalisti sono tristi, mezze rotte e color verde moccio. Con qualche caccola marrone rappresentata dalla ruggine.

- Le SCALE sono scivolose e pericolose. E qui niente battutina. Non se pole!

- I CESSI sono cessi di nome e di fatto: spesso malfunzionanti e puzzolenti anche perchè un (il) nonno si fa il bidet sui lavandini.

- La CURVA se piove o è umido diventa di sapone: non si sta ritti. Pare d'essere sugli scivoli del Tartana ai tempi d'oro.

- In curva non esiste una postazione BAR, se non una nicchia umida. Ma i prezzi sono ottimi, prodotti di qualità, alto livello, comprate tutti, chi non consuma è umbro.

- ILLUMINAZIONE rifatta solo adesso, IMPIANTO ACUSTICO idem, free WI-FI non datur.

- La CURVA doveva essere COPERTA (!??!!?). Già,come la mi' canina. Anche lei doveva essere coperta, ma il maschio sbagliò entrata e - come no i- l'ha preso sotto la coda. Mannaggia le elezioni... almeno prometteteci la vasella alle prossime...

- In CURVA NORD (machissenefrega!) si ha la visibilità di mister Magoo e più passa il tempo più somiglia sempre di più alla... (tattarataaatarattarattarataaaaaa - trombe e tamburi...)

- MARATONA. Che non è commentabile. Inagibile, cade a pezzi. Sotto i suoi gradoni, dove - una volta reclinati i sedili della "Uno fire" - hanno perso l'illibatezza decine di giovani aretin (preferibilmente davanti alla scritta "LIVORNESI SUDICI"), adesso nascono piante degne di un giardino botanico e ci sono tanti calcinacci da poter riedificare il Taj Mahal. Poi sono loro i sudici...
Quando le tv la inquadrano i tifosi amaranto perdono due anni di vita. Il Mori e il Sacconi all'anagrafe avrebbero 20 anni. Sembrano ottantenni solo per colpa di questo scempio architettonico.
E qui le sagome di cartone, gli striscioni e altri palliativi non servono. Ce vole i bulldozer!!! Oppure una decina de mazzuoli e dieci citti degli ultras di quelli più nappi. E giù tutto. Sparito... Puff!! Faccia la stessa fine degli imeni deceduti in loco. Una randellata e via...

 

i lavori sul prato del Comunale- I PARCHEGGI: chiusi. E per fare A PIEDI da via Giotto allo stadio ci vuole lo stesso tempo che per fare il cammino di Santiago de Compostela. Documento e biglietto alla mano.

- In cauda venenum: IL CAMPO. Dalla tribuna non ci si rende bene conto. In realtà passeggiandoci sopra non si può che riconoscere la lungimiranza del Nicchi quando venne Abete: aveva ragione!!! è proprio un CAMPO DI PATATE. Ma non ce le ha piantate nessuno. Miracolo! Ok. Come si dice a Arezzo "poggio e buca fan pari". Ma qui si passa in un metro quadro dal sasso spicco della Verna alle buche del Bisaccioni. Il tutto affondando fino ai ginocchi. A nulla servono i "tacchetti a sei". Unici rimedi? Ciaspole da neve o scafandro tipo pescatore nell'Arno a Capolona. Oppure fare come Erpen che alle volte pare il Cristo che cammina sulle acque. Ri-miracolo!

Soluzione vera per tutti i problemi di cui sopra? Un sindaco e una giunta che tengano all'Arezzo calcio, che investano sulle infrastrutture e collaborino con la società. Questo si che sarebbe un MIRACOLO VERO. Intanto per quelli come me che ai miracoli ci credono poco serve una sola cosa:
AMORE A PRESCINDERE verso una squadra e una maglia che ci hanno dato da sempre gioie e dolori. Oltre la categoria. Oltre la classifica. Oltre uno stadio dove rischi la salmonellosi o la toxoplasmosi o una scivolata in terra degna di un tackle alla Baresi. AMORE E PRESENZA.

Senza queste due prerogative a mio (im)modesto parere non abbiamo il diritto alla lamentela, alla polemica (perché no, pure feroce), e nemmeno alla CRITICA COSTRUTTIVA, tutte cose queste che sarebbero pure lecite in un BLOG DI TIFOSI, ma che purtroppo diventano scomode: in diversi infatti hanno rinfacciato al sottoscritto e al direttore di questo stesso BLOG DI TIFOSI che le esternazioni di un tifoso innamorato "fanno male all'Arezzo". Ahahahahahahahhahaha... Si. Fanno male.
Come la verità. Che fa male. Che è scomoda. Che pure raccontata burlando, come Pulcinella, e trattenendosi per un buon 80%, sempre verità rimane... ORO PURO al giorno d'oggi. Fortuna che rimangono i BLOG (blog, non testate giornalistiche) DI TIFOSI.
Tifosi. Non giornalisti. Cui MAI tapperete la bocca.

vostro FERRO

 

Chi fosse interessato a dire la sua su qualsiasi argomento legato all'Arezzo calcio, può scrivere all'indirizzo email redazione@amarantomagazine.it

 

scritto da: La Redazione, 11/02/2015





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