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Porta Santo Spirito

Porta Santo Spirito era, tra le quattro entrate della cinta medicea del XVI secolo, quella che si apriva a sud-ovest.



I resti della porta oggi fanno da ingresso al santuario di Santa Maria delle GraziePorta Santo Spirito era, tra le quattro entrate della cinta medicea del XVI secolo, quella che si apriva a sud-ovest. A essa faceva capo la più importante direttrice viaria che giungeva in città, un percorso che già in epoca etrusco-romana collegava Arezzo a Roma passando per la Valdichiana.

In origine era chiamata Porta Burgi (porta del borgo) e agli inizi del XII secolo si spalancava nei pressi di via dei Pileati.

Alla fine del 1100 Arezzo, in forte espansione, necessitava di una nuova cerchia muraria e la porta fu trasferita, all’incirca, all’altezza dell’incrocio odierno tra via Garibaldi e Corso Italia.

Con la salita al potere dei Tarlati fu progettata una cinta ancora maggiore, la più grande della storia della città. I lavori iniziarono nel 1319 e il nuovo accesso a sud-ovest venne posto in un punto non ben definito, lungo via Piave o via Leon Battista Alberti.

Fu in quel periodo che l’ingresso cittadino iniziò a chiamarsi Santo Spirito, dal nome del monastero delle clarisse che sorgeva fin dal 1261 non lontano dell’attuale sede del Quartiere di Porta Santo Spirito.

Un ventennio dopo anche questa porta, come le altre del perimetro tarlatesco, fu abbellita con una statua in pietra raffigurante la Madonna con il Bambino. Oggi questa pregevole scultura è ammirabile all’interno del Palazzo Comunale.

Nel Cinquecento le tecniche militari e il modo di erigere le fortificazioni cambiarono notevolmente. Sotto il dominio dei Medici, nel 1538, partì la costruzione di nuove mura. Erano più piccole delle precedenti, con meno entrate e provviste di sette baluardi difensivi. La zona di Santo Spirito fu quella che subì l’arretramento più consistente e la nuova porta fu realizzata, intorno al 1550, dove sorgono attualmente i Bastioni.

Al posto della porta, alla fine dell'Ottocento furono realizzati i BastioniLa situazione rimase immutata fino all’Ottocento, ma la modernità incalzava e l’arrivo della ferrovia, a metà anni Sessanta, convinse gli urbanisti dell’epoca che la muraglia toglieva respiro alla città che voleva ingrandirsi. Fu deciso lo sciagurato abbattimento di tutto il tratto murario che correva a destra e a sinistra di Porta Santo Spirito e, nel 1893, venne rasa al suolo anche la porta.

Al suo posto fu realizzata la Barriera Vittorio Emanuele II su progetto di Umberto Tavanti, consistente in due possenti fabbricati, comunemente definiti “bastioni”. Oggi essi rappresentano idealmente il trait d’union tra la città antica e la zona dove si è maggiormente sviluppata la nuova Arezzo nel Dopoguerra, l’asse via Vittorio Veneto – via Romana.

Dalla demolizione ottocentesca, oltre alla statua in pietra, si salvò l’arco della porta, in seguito sistemato all’ingresso del santuario di Santa Maria delle Grazie.



scritto da: Marco Botti, 19/12/2008