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Porta San Clemente

L’entrata a nord della cerchia muraria medicea prende il nome di Porta San Clemente.



L'ingresso è rivolto verso il CasentinoL’entrata a nord della cerchia muraria medicea prende il nome di Porta San Clemente.

Questo ingresso è rivolto in direzione del Casentino e trae denominazione da una chiesa di origine altomedievale che si trovava nella zona. Nel 1031 questo edificio sacro fu donato dal grande vescovo Teodaldo, mecenate di Guido d’Arezzo, ai benedettini. Questi vi fondarono accanto un monastero.

Successivamente, intorno alla metà del XII secolo, il complesso religioso passò ai monaci camaldolesi. In quel periodo l’area di San Clemente era una borgata suburbana, ma lo sviluppo costante della città impose l’esecuzione di una nuova muraglia, costruita a cavallo tra i secoli XII e XIII, che inglobò il quartiere ma non la struttura camaldolese.

Porta San Clemente fu costruita, grosso modo, all’altezza dell’odierna Casa di Riposo Fossombroni (ex Casa Pia).

Nel 1319, sotto il dominio dei Tarlati, partirono i lavori per una cinta ancora più grande e la nuova porta fu avanzata fino alla fine di quella che oggi è via Vecchia, a quei tempi la strada principale che metteva in comunicazione Arezzo con Ceciliano e quindi con la vallata casentinese.

Per rafforzare il sistema difensivo, i Tarlati eressero anche un piccolo fortilizio in prossimità del plesso abbaziale, che continuò a rimanere esterno alle mura. Nel 1339 la porta fu adornata, alla pari delle altre nove della cinta tarlatesca, da una Madonna con il Bambino in pietra, simbolo di protezione da calamità, pestilenze e sventure.

Nei pressi della porta si trovava una celebre abbazia ricca di opere d'arteNel Cinquecento la zona di San Clemente fu oggetto di profondi cambiamenti. Le nuove fortificazioni volute da Cosimo dei Medici e iniziate nel 1538 fecero arretrare il perimetro urbano di qualche metro mentre la porta fu ricostruita a poca distanza, dove la vediamo adesso.

Tra il 1540 e il 1547, a destra e a sinistra di questo ingresso alla città, furono realizzati due dei sette baluardi di difesa previsti da Firenze per le mura aretine. Purtroppo la badia venne rasa al suolo e il danno fu gravissimo, perché andarono perse numerose opere d’arte. Il più importante pittore locale del Duecento, Margarito d’Arezzo, aveva eseguito vari dipinti all’interno della chiesa. Questo secondo Giorgio Vasari.

Il secolo d’oro per il plesso religioso, artisticamente parlando, fu il Quattrocento. Il geniale artista fiorentino Bartolomeo della Gatta, pittore, miniatore, architetto, musicista e costruttore d’organi, dopo aver preso i voti da monaco camaldolese giunse ad Arezzo intorno al 1470. A San Clemente arrivò a rivestire la carica di abate e vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1502. Quello che è considerato il più grande maestro, dopo Piero della Francesca, operante nel territorio aretino nella seconda metà del XV secolo, impreziosì di affreschi la chiesa abbaziale, per la quale realizzò anche l’organo. Di tutto ciò non è rimasto niente.

Nel 1833 Porta San Clemente fu ristrutturata e ingrandita perché considerata ormai angusta per le nuove esigenze. Su disegno di Lorenzo Balocchi fu sistemata con delle linee architettoniche semplici e ornata di grandi bozze in pietra. Nel contempo fu tolta una statua della Madonna in terracotta, che da tempo aveva preso il posto di quella trecentesca in arenaria.

Gli ultimi anni hanno visto una risistemazione dell’area esterna alla porta con piccoli spazi verdi e nuova illuminazione, che contribuiscono a valorizzare questo secolare accesso cittadino.

scritto da: Marco Botti, 17/10/2008