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Porta Crucifera

Porta Crucifera (detta anche Crocifera o Colcitrone) si trovava dove oggi è Piazza di Porta Crucifera, nel punto di confluenza tra via della Minerva, via Colcitrone, via San Lorenzo e Borgo Santa Croce.



Immagine ottocentesca di Porta CruciferaPorta Crucifera (detta anche Crocifera o Colcitrone) si trovava dove oggi è Piazza di Porta Crucifera, nel punto di confluenza tra via della Minerva, via Colcitrone, via San Lorenzo e Borgo Santa Croce. Ci troviamo in una zona tra le più belle della città e di straordinaria importanza per i tanti reperti archeologici etrusco-romani recuperati nel passato.

Il termine “crucifera” fa riferimento alla limitrofa chiesa di Santa Croce, sorta sui resti di un tempio tardo etrusco del III/II secolo a.C., che già tra VI e VII secolo fu impiegato per il culto cristiano.

Le prime notizie di un accesso cittadino con tale nome si hanno alla fine del XII secolo, quando fu realizzata la nuova cinta muraria, costruita a partire dal 1194 e comprensiva di tredici porte.

Nel Duecento Porta Crucifera dette il nome anche a uno dei quattro quartieri in cui fu suddivisa amministrativamente la città (gli altri erano Porta Burgi, Porta del Foro e Porta Sant’Andrea).

Nel 1319 i Tarlati vollero una nuova cerchia, la più grande della storia di Arezzo. Le mura inclusero dieci porte e una di esse continuò a chiamarsi Porta Crucifera, ornata nel 1339, come le altre nove, con una Madonna con il Bambino in pietra.

A metà circa di quel secolo, subito fuori dalle mura, fu eretta una chiesa chiamata Santa Maria della Porta. Il piccolo edificio di culto, da allora, ha vissuto una vita travagliata fatta di abbandoni, ricostruzioni, passaggi di proprietà e sconsacrazioni. Nel 2010 è terminato il suo restauro conservativo, commissionato dalla parrocchia di Santa Croce.

I resti della barriera ottocentescaLa denominazione di Porta Crucifera rimase con l’innalzamento della cinta medicea, iniziata nel 1538. Queste furono le ultime mura difensive edificate ad Arezzo, quelle che nonostante i vari rimaneggiamenti e demolizioni possiamo in gran parte ammirare ancora. La cerchia prevedeva un restringimento del perimetro totale e la riduzione a soli quattro ingressi. Porta Crucifera, ricostruita tra il 1555 e il 1556, divenne l’apertura a est.

Nel 1644 l’accesso fu rinnovato tenendo a modello Porta San Lorentino, ma con dimensioni più ridotte. Come si può vedere da immagini ottocentesche, era una porta dalle linee semplici e aggraziate, ma nel 1887 si cominciò a pensare di demolirla, visto che era considerata angusta. I lavori di abbattimento terminarono nel 1890 e al suo posto fu realizzata una più ampia “barriera”.

Tra le tante scelte urbanistiche infelici che Arezzo ha subito negli ultimi 150 anni, puntualmente perpetrate dagli amministratori di turno, questo smantellamento è stato uno dei più gravi. Oggi possiamo solo immaginare questo suggestivo ingresso cittadino: basterà seguire la cinta che da Porta Trento Trieste sale lungo via Sansovino e il campo dove si faceva il Gioco del Pallone.

In quello spazio privo di mura, compreso tra il troncamento dopo la breve scalinata e la ripresa della muraglia oltre piazza di Porta Crucifera, c’era una porta che ha servito gli aretini per secoli.



scritto da: Marco Botti, 09/01/2009