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Liberazione amaranto. Fuori le bandiere come undici anni fa: il traguardo è vicino

Il 25 aprile ormai è una data simbolo per il nostro calcio: nel 2004 l'Arezzo di Somma pareggiò 0-0 contro il Varese e conquistò la promozione in serie B dentro un Comunale stracolmo di gente. Oggi l'impresa è diversa e meno affascinante, ma la salvezza vale comunque una degna cornice di pubblico. Se lo meritano i giocatori, Capuano, Ferretti e se lo merita la tifoseria



fuori le bandiere per festeggiare l'ArezzoNel giorno del settantesimo anniversario della Liberazione, l’Arezzo al Comunale insegue la sua personale liberazione. Basterà, infatti, un pareggio e poi saremo tutti quanti liberi, appunto, dagli incubi della serie D. Incubi già scongiurati da tempo, a dire il vero, ma che potrebbero essere scacciati via una volta per tutte. La paura di non farcela, a settembre, c’era eccome. Così come c’era, però, l’entusiasmo di riabbracciare una categoria che sa un po’ più di calcio vero e che mancava da tanto, troppo tempo. Così, la prima uscita dei giocatori amaranto (tutti nuovi o quasi) fu attesa con trepidazione e il pareggio finale con la Torres accolto come una vittoria. Poi pian piano, l’Arezzo si è confermato su certi livelli e, inanellando risultati che dire insperati è poco, ha fatto addirittura volare con la mente, con la folle immagine dei playoff che si faceva ingannevolmente nitida.

E forse proprio questo, da un lato, è stato il freno agli entusiasmi e il motivo del costante calo di pubblico: quella sensazione che la salvezza sarebbe stata cosa quasi dovuta, inevitabile, ma che allo stesso tempo il campionato non avesse nulla di più da offrire (come se la salvezza non bastasse). Un modo di pensare ingiusto, ma che ad Arezzo spesso abbiamo quanto meno presunto dagli atteggiamenti di molti e dalla presenza, sugli spalti, dei soliti pochi.

Fatto sta che arriviamo allo scontro diretto che ci può garantire la matematica permanenza in Lega Pro come se niente fosse. Anzi, come se fosse già una partitella da spiaggia o una scapoli-ammogliati di fantozziana memoria. In settimana se ne è parlato poco o niente, perché in altre faccende affaccendati. L’abbiamo detto: è già tempo di programmare il futuro. Giustissimo. È l’occasione per mettere in mostra qualche giovane. Perché no? È il momento di tirare fuori i problemi e cercare di risolverli prima che sia tardi. Più che lecito.

 

la folla che invase le vie del centro il 25 aprile 2004Ma questo sabato potrebbe essere una festa per tutti: per i giocatori, che da sfavoriti hanno saputo costruirsi un’annata positiva, punto su punto, che potrebbe anche aver valorizzato molti di loro; per Capuano, che si è dimostrato allenatore di categoria, competente, esperto, affidabile; per Ferretti, che ha visto premiato lo sforzo economico relativo al ripescaggio (per il quale la virtuale pacca sulla spalla da parte degli appassionati non mancherà mai); infine per i tifosi, ripagati finalmente dopo anni di delusione e rammarico.

Uscendo dallo stadio, potremmo sentire qualche clacson squillante che suona a ritmo, scorgere qualche sciarpa che svolazza dalle macchine, le bandiere amaranto che sventolano alte lungo viale Gramsci e via Giotto. Insomma, un po’ di vivacità per far vedere che l’Arezzo è tornato, è vivo e ci sarà, a battagliare, anche l’anno prossimo. Sinceramente, dubito che questo piacevole epilogo diventi realtà. Non tanto per il risultato che ne uscirà (i ragazzi ce la possono fare, e ce la faranno!) quanto per la nostra straordinaria abilità a non entusiasmarci troppo, a mantenere un basso profilo, a vedere sempre il pelo nell’uovo. D’altronde, già Dante ci chiamava botoli, circa ottocento anni fa. Difficile cambiare caratteristiche quasi millenarie, ma essere più dei 1300 presenti contro la Cremonese è un dovere morale! Anche in un giorno di festa così importante per l’identità della nostra nazione.

La festa, oggi, può trasferirsi al Città di Arezzo e nelle vie adiacenti. Il 25 aprile è data storica per i colori amaranto, è il giorno di festa amaranto per antonomasia: nel 2004, la pazzesca gioia della promozione in B; sabato, possibilmente, una gioia dai toni minori, per una permanenza in C (o meglio, Lega Pro) che però, rapportata al contesto, ha un peso specifico non indifferente. Dipende da loro, da chi scende in campo. Ma dipende soprattutto da noi: abbiamo davvero voglia di festeggiare? Di uscire col sorriso tra le labbra? Di accostare all’amaranto un senso di soddisfazione, senza se e senza ma? Se lo vorremo, almeno un po’, questa stagione rimarrà indimenticabile, e l’obiettivo raggiunto una medaglia da esibire. Liberiamoci, quindi, dal timore di una delusione sempre sul più bello; liberiamoci dalla sensazione che ci sia sempre una brutta sorpresa dietro l’angolo; liberiamoci dalla paura di essere felici per l’Arezzo e per i traguardi che raggiunge. Ce lo meritiamo, tutti!

 

scritto da: Luca Amorosi, 25/04/2015





Amarcord / C1A 03-04 / Arezzo-Varese 0-0

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