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Stadio nuovo sì o no? Quali rapporti con l'Arezzo? Ecco cosa dicono gli aspiranti sindaci

Abbiamo rivolto due domande precise ai nove candidati alla carica di primo cittadino. Ne sono venute fuori risposte interessanti su temi che stanno a cuore a buona parte dell'opinione pubblica e che caratterizzeranno le prossime settimane di campagna elettorale. Critiche trasversali alle mancanze dell'attuale amministrazione, qualche rimprovero al presidente Ferretti e tanti buoni propositi: ecco cosa hanno in programma Barone, Bracciali, Ghinelli, Gori, Mori, Morini, Nardone, Ricci e Ruzzi



i nove candidati negli studi di Teletruria prima di un dibattitoVisto che la questione stadio sta suscitando un dibattito sempre più acceso nell'opinione pubblica e che è in corso un confronto politico molto ampio riguardo l'opportunità del trasferimento di alcune attività amaranto presso gli impianti de La Nave a Castiglion Fiorentino, abbiamo rivolto due domande ai nove candidati alla carica di sindaco del Comune di Arezzo.

 

1) Lo stadio "Città di Arezzo" ha un settore inagibile da otto anni (la maratona) e necessita di interventi di manutenzione sempre più frequenti. Al Comune, secondo i dati forniti dall'assessore Francesco Romizi in una recente conferenza stampa, l'impianto costa circa 130mila euro all'anno di soldi pubblici tra manutenzione, utenze e dipendenti. Tra le ipotesi circolate negli ultimi tempi per risolvere il problema ci sono quelle di un project financing legato alla ristrutturazione delle tribune esistenti oppure la costruzione di un nuovo stadio modulare. In entrambi i casi occorrerebbero investimenti privati. A suo giudizio quale sarebbe la soluzione migliore? 

2) L'Us Arezzo ha stipulato una convenzione di cinque anni con il Comune di Castiglion Fiorentino per la gestione dell'impianto sportivo situato a La Nave. Cosa pensa di questa scelta e del fatto che la società sportiva più importante della città porti le sue squadre ad allenarsi fuori dal territorio comunale?

 

Di seguito le risposte di tutti i candidati, elencati in ordine alfabetico.

 

ROBERTO BARONE (Idea per Arezzo)

1) In un contesto di scarsa disponibilità economica e finanziaria, sarebbe facile pensare di ricorrere ad una “finanza di progetto”. Tuttavia, tenuto conto che per il ricorso a tale formula occorre trovare innanzi tutto il finanziatore, il che non è proprio facile, che essa non è di attivazione immediata e che può presentare alcune problematiche anche sulla futura gestione (normalmente chi finanzia conta su un ritorno economico con gli interessi dovuto proprio alla gestione), ritengo preferibile che l’Amministrazione Comunale vi provveda in proprio. In tal caso, limitando l’intervento alla ristrutturazione delle tribune esistenti. Diverso può essere il mio approccio nel caso, anch’esso da affrontare con priorità, della realizzazione di nuove infrastrutture (nuove palestre e nuovi impianti sportivi) per sport cosiddetti minori per i quali potrei pensare al project financing per la progettazione, realizzazione e gestione sula base di una convenzione con prezzi “sociali” per i frequentatori.

2) In teoria, una società sportiva può valutare tranquillamente di allenarsi in località anche diversa dalla città dove risiede lo stadio. Se però la scelta è obtorto collo, vedi l’insufficienza dei due campi per potere allenare quattro squadre, un’Amministrazione Comunale certo non ci fa una bella figura, dimostrando incapacità a far fronte alla necessità evidenziata dalla U.S. Arezzo. Se poi aggiungiamo che la necessità nasce dalle intenzioni della società di sviluppare e far crescere un proprio settore giovanile, intenzioni che dovrebbero essere benvolute e sostenute, a maggior ragione l’Amministrazione Comunale non ne esce bene. Se diventassi Sindaco ripartirei dall’impostare nuovi rapporti di collaborazione leali e corretti con la dirigenza della U.S, basati sul fatto che la città ha bisogno di una squadra di calcio che la rappresenti e che pure la società ha bisogno di operare nel miglior contesto dove aver intorno a sé il calore e l’affetto degli sportivi, nella città di cui porta il nome.

 

MATTEO BRACCIALI (Pd, Psi, Popolari per Arezzo, Insieme per Arezzo)

1) Il "Città di Arezzo" è uno stadio di proprietà comunale e viene affidato, come altre strutture sportive, in gestione. Proprio per la rilevanza dell'impianto, oltre a farsi carico della manutenzione ordinaria, il Comune di Arezzo ha previsto nella convenzione di affidamento anche un contributo di 30.000 euro. Chiunque mette piede allo stadio si rende conto che non è più procrastinabile un intervento radicale per renderlo più accogliente e funzionale alla squadra e ai tifosi, a partire dalla riqualificazione della maratona fino alla risoluzione di problemi progettuali di antica data. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma non possiamo prescindere dall'impegno della società sia dal punto di vista progettuale che economico. Valuteremo con la massima disponibilità ipotesi di project financing che potranno prevedere la riqualificazione dello stadio anche con funzioni commerciali, direzionali e di aggregazione come succede in molte parti di Italia. E sarebbe un grande occasione economica, vista la centralità che lo stadio ha nella cittadella dello sport che ad oggi presenta un impianto di atletica punto di riferimento toscano, la piscina comunale attivissima e luogo di aggregazione sociale oltre che sportiva, il villaggio amaranto che ospita un settore giovanile molto importante, i campi da rugby gestiti dal Vasari e la struttura ricettiva dell'ArezzoSport Village. In questo quadro lo stadio non è un problema ma un'opportunità economica e il Comune accompagnerà e sosterrà la società in questo percorso di riqualificazione radicale senza escludere nessuna ipotesi progettuale. Anche quella di un nuovo stadio modulare, più aderente al contesto sportivo ed economico della nostra città.

2) Il Sindaco sarà il primo tifoso dell'Arezzo, quindi è assolutamente naturale che i rapporti con la società saranno costruiti sul rispetto reciproco e su un obiettivo unico, quello di vedere la squadra al più presto in serie B. Aggiungerei però che la squadra della città è anche un punto di riferimento per tutte le altre realtà calcistiche della provincia che sono un serbatoio naturale di giovani calciatori per l'Arezzo. In questo senso anche l'amministrazione deve lavorare per far crescere i nostri ragazzi in strutture sicure e decorose. Non mi esprimo sulle scelte della società di utilizzare un impianto fuori dal Comune di Arezzo. Sono sicuro, però, che nel nostro territorio comunale ci sono strutture in grado di ospitare sia la prima squadra che le giovanili e siamo assolutamente disponibili a trovare una soluzione gradita alla società. Anche perché l'attaccamento dei tifosi e la crescita di nuovi è legata anche alla prossimità della squadra al territorio, alle attività sociali che si costruiscono sul territorio ed al coinvolgimento delle società del territorio e della città alla crescita tecnica della squadra. In questo senso siamo pronti a lavorare fianco a fianco con la società per altre stagioni sportive come questa, in vista della nuova convenzione per l'utilizzo dello Stadio per venire incontro alle nuove esigenze della società per gli allenamenti dei ragazzi.

 

ALESSANDRO GHINELLI (Forza Italia, Lega Nord, Alleanza per Arezzo-Fratelli d'Italia)

1) Ritengo che la soluzione preferibile sia il project financing applicato alla realizzazione di un nuovo stadio in un sito diverso da quello attuale. Questo consentirebbe di poter utilizzare l'attuale stadio comunale fino al completamento della nuova struttura, dunque senza problemi di tempo per la realizzazione di quest'ultima e senza vuoti per le partite di campionato. È ovvio che dovranno essere realizzate anche attività compensative che consentano agli imprenditori di recuperare il capitale investito e di questo bisognerà parlare seriamente con la società sportiva US Arezzo, che è sicuramente quella maggiormente interessata alla realizzazione. Penso che se c'è interesse la cosa possa essere organizzata in tempi relativamente brevi.

2) Sicuramente l'attuale fuga della società sportiva verso i campi dei comuni vicini è frutto del sostanziale disinteresse che l'amministrazione comunale ha dedicato a questo problema. È evidente anche che nel futuro, se dovessi essere sindaco di Arezzo, cercherò di recuperare questo rapporto e di rendere disponibili strutture sportive nel nostro Comune per mantenere tutta l'attività, anche quella di allenamento, fermo restando comunque il mantenimento dei buoni rapporti con le amministrazioni che oggi hanno dato disponibilità alla società per risolvere un problema che altrimenti non era risolvibile.

 

lo stadio Città di Arezzo necessita di un restyling quasi completoENNIO GORI (Partito Comunista)

1) Il problema quando c’è, ed in questo caso è lampante che c’è, non va sottaciuto e va affrontato con la dovuta concretezza perché è giudicato di notevole rilievo da tanta parte della città, perché contribuisce a definirne l’immagine esterna, sportiva e non. Il problema non nasce a seguito di una calamità improvvisa, di ordine naturale per cui almeno la carenza di manutenzione si sarebbe potuta evitare mettendo in atto interventi adeguati alla necessità ma, purtroppo, lo stato in cui versa la struttura dimostra il contrario. Qualunque carenza di mantenimento, a parere del Partito Comunista e mio personale, sarebbe forse evitabile se si operasse una manutenzione conseguente all’età di uno stadio come quello di Arezzo. Vecchio davvero, ma insostituibile in tempi di vacche assolutamente magre come quelli che viviamo. Prescindo però dai termini in cui si è svolta la diatriba a distanza tra Comune e organi sociali di U.S. Arezzo. Mi limito a dire a tale riguardo due cose che ritengo di non poter condividere. La prima è l’uso di certi toni da antipolitica espressi dal presidente amaranto Mauro Ferretti nel suo, per altri versi motivato, cahier de dolèances sull’operato della mano pubblica e, specificatamente, dell’assessorato allo sport. L’imprenditore venuto da fuori a investire nel calcio locale deve contare su di un sostegno alla sua intrapresa. Soprattutto quando la legge obbliga il Comune a fare certi lavori che non sono di complemento. Ma in caso di rapporti non convolanti nel verso di aspettative pur legittime, il privato, in quanto tale, dovrebbe sempre mantenere in palmo di mano la Città, che rappresenta tramite il calcio, ed è rappresentata dalla massima Istituzione che è il Comune. Evitando, ad esempio, di farne una questione quasi personale con la stampa e, sempre per quanto le circostanze lo consentano, di non dare adito a risvolti leggibili in chiave campanilistica.

2) Secondo la società, è una scelta dettata dall’inadeguatezza delle alternative individuate dal Comune in città e perciò scartate dalla dirigenza. Pertanto la decisione di allenare i suoi calciatori altrove è avulsa da qualsiasi fine che, sia pur legittimo nell’ottica di una Società condotta con piglio imprenditoriale, e giustificabilissimo anche nell’ottica di singoli componenti del corpo sociale al vertice di U.S. Arezzo, come lo stesso sindaco castiglionese, sarebbe perlomeno concorrente della legittima aspettativa cittadina di vedere la squadra rappresentava di Arezzo stare ad Arezzo, anche ad allenarsi. Peraltro, ciò avviene in un periodo infelice in cui il capoluogo soffre la perdita di pezzi significativi della propria identità e della propria centralità. Ci vorrebbe da parte del privato una maggiore capacità di mettersi nei panni della città in cui è venuto ad investire. Da parte del Comune ci vuole maggiore attenzione, non mi è piaciuto l’affastellamento di alternative prospettate al fine di risolvere la problematica del campo di allenamento. Un’amministrazione che si fa prendere in contropiede da un’urgenza altrimenti gestibile, non dà un buon segno nell’ottica della molteplicità di problematiche presenti ad Arezzo, ognuna delle quali di tutto ha bisogno meno che di interventi emergenziali. Non mi è piaciuta neppure la presentazione della rendicontazione attestante quanto il Comune ha dato alla manutenzione dello stadio. Un pubblico amministratore dovrebbe essere sempre indenne da obiezioni quando i conti riguardano le finanze pubbliche. Purtroppo il Comune stavolta ha prestato fianco alle obiezioni della Società di calcio la quale mette in discussione le somme esibite dall’assessore. Dopo di che, apprendo dagli aggiornamenti sul caso, che la polemica si è rasserenata ed in parte è rientrata. Ma dal punto di vista di un partito come il mio la questione così com’è scoppiata suggerisce il campanello d’allarme di una certa inadeguatezza di chi governa a gestire il rapporto tra Ente pubblico e privato. Le problematiche semmai vanno anticipate dalla ricerca di soluzioni, mai ritardate. Perché chi gioca al rinvio, è un perdente. E dà la sensazione che se rinvia un problema di relativa facile gestione qual è il dovere di mantenere in forma lo stadio o procurare un campo in cui fare gli allenamenti, fa di peggio sul fronte di problematiche più complesse e gravi.

 

GIANNI MORI (Insieme Possiamo)

1) Vista l'importanza culturale, sociale e di memoria storica dell'impianto, la soluzione migliore ci sembra quella di un pieno recupero della struttura, anche prevedendo più passaggi ripartiti nel tempo. Ferma restando la principale destinazione d'uso calcistica in sinergia con l'U.S. Arezzo, auspichiamo l'apertura e l'utilizzo dell'impianto, ove possibile, per altri eventi sociali, culturali e sportivi di grande interesse pubblico, favorendo una sinergia fattiva con gli impianti e le realtà sportive adiacenti fino a creare un vero e proprio villaggio multidisciplinare che assumerebbe una valenza ed una importanza nazionale. Per il reperimento delle risorse economiche necessarie, oltre al contributo dell' amministrazione pubblica, proponiamo sia l'attivazione di sponsorizzazioni a scopo che l'utilizzo di risorse derivanti dalle perequazioni. A queste fonti si potrebbero affiancare forme di azionariato popolare diretto della cittadinanza ed il coinvolgimento delle varie realtà sportive, ricreative e culturali presenti nel territorio. Inoltre sarà necessario risolvere l’annoso problema della viabilità durante le manifestazioni calcistiche e non. Durante tali eventi infatti viene chiuso al traffico viale Gramsci ed impedito l’accesso in auto a residenti e fruitori di altri importanti impianti sportivi situati nella zona adiacente lo stadio.

2) 
Riteniamo che lo spostamento delle sedi di allenamento fuori città sia soprattutto un fatto di grande impatto emotivo per la tifoseria amaranto, frutto di errori imputabili ad una gestione dei rapporti con l' U.S. Arezzo, da parte dell' Assessorato allo Sport, che ci è sembrata quantomeno improvvisata e superficiale. Riteniamo invece inopportuno ed inappropriato qualsiasi attacco da parte dell’Arezzo Calcio nei confronti del funzionario dell’Ufficio Sport che, compiendo il proprio dovere, ha operato in un’ottica di tutela della collettività e non di una sola parte di essa. 
“Insieme Possiamo” e “Cittadinanza Attiva Gianni Mori Sindaco” prendendo le distanze da qualsiasi tipo di atteggiamento non rispettoso nei confronti di coloro che con dedizione svolgono il proprio lavoro, dialogheranno e collaboreranno solo con soggetti portatori di argomenti sportivi, condivisi e di interesse pubblico.

 

GIANFRANCO MORINI (Comitato Acqua Pubblica)

1) Premetto che considero prioritario che l’amministrazione comunale debba puntare sul valore dello sport e della salute dei ragazzi, ritengo che il Comune di Arezzo sconti un notevole ritardo nell’ammodernamento e nella messa a norma delle strutture sportive esistenti, alcune delle quali prive di significativi interventi negli ultimi 3 decenni. Altre strutture risultano sottoutilizzate rispetto alle loro potenzialità. Penso quindi che il Comune più che nella promozione di eventi sportivi di rilevanza nazionale debba puntare a rendere pienamente funzionanti, agibili e sicure le strutture sportive esistenti. Ciò detto, appurato che lo stadio cittadino necessita di risorse per l’ordinaria manutenzione oltre a quelle occorrenti per la sua ristrutturazione, ritengo sia necessario coinvolgere gli aretini nelle decisioni da prendere mediante un processo partecipativo, una consultazione tipo referendum propositivo oppure con l’invio ai cittadini di un questionario da riconsegnare agli uffici comunali. Che siano gli aretini a scegliere se mantenere pubblico ed efficiente lo stadio invece di darlo in mano ai privati con il project-financing.

2) Penso che la Us Arezzo abbia tutto il diritto di decidere di andare ad allenarsi in impianti sportivi che le vengono messi a disposizione gratuitamente o a costi largamente inferiori di quelli che dovrebbe sopportare allenandosi in città.

 

l'Arezzo trasferirà alcune attività a La Nave, alle porte di Castiglion FiorentinoMARIA CRISTINA NARDONE (Dalle Chiacchiere alle Soluzioni)

1) La mia intenzione, dichiarata sin dal lancio della mia candidatura, è che Arezzo necessita di un nuovo stadio. Luogo: vicino al casello dell'autostrada. Risorse: attraverso il project financing. Se diventerò sindaco perseguirò questa strada, considerando che, ovviamente, in attesa che lo stadio nuovo sia pronto, quello vecchio dovrà essere utilizzabile. Quindi ok alle manutenzioni da parte del Comune, sempre in accordo con la società, anche se sinceramente mi sembrano troppi 130 mila euro all'anno, cifra resa nota dall'assessore Romizi.

2) Credo che sia giusto che una società, in questo caso di calcio, faccia le proprie scelte sulla base di quanto di meglio le viene offerto. Sta al sindaco insieme ai suoi assessori sapere trovare i giusti argomenti e le giuste proposte da fare all'Arezzo calcio. Ed è quello che ho intenzione di fare io se verrò eletta sindaco.

 

MASSIMO RICCI (Movimento 5 Stelle)

1) Nel programma del M5S per la città di Arezzo, la questione stadio non è sicuramente tra i punti fondamentali, pertanto non posso dire di avere ben chiara la situazione né a livello finanziario, né per quello che attiene i rapporti in essere tra l'Amministrazione e la Società Amaranto, quindi non ritengo sia opportuno sbilanciarmi in promesse o in pronostici futuristici su quanto è possibile investire per migliorare le condizioni dello stadio comunale. Detto questo mi sento di dire che, forse, lo stadio comunale ha già fatto il suo tempo e che, sinceramente, la struttura risulta essere oramai piuttosto obsoleta e che quindi sarebbe meglio pensare ad un impianto nuovo, ma d'altro canto la squadra milita in una categoria inferiore e in tale categoria vi sono squadre che hanno impianti in condizioni ben peggiori del comunale. E' più realistico pensare che, una volta determinata l'entità delle risorse economiche stanziabili, l'Amministrazione Comunale possa affiancare un progetto finanziato da privati; all'interno di tale accordo però ritengo che sia indispensabile esigere la gestione della struttura in modo da destinarla anche ad eventi diversi da quelli del gioco del calcio. L'utilizzo che si ipotizza potrebbe riguardare eventi musicali, di prosa o fieristici, in particolar modo nel periodo di riposo dei campionati, in modo da valorizzare la città e al contempo ammortizzare le spese di gestione dell'impianto.

2) Credo che se la Società si è rivolta ad una struttura facente capo ad una diversa amministrazione comunale, lo abbia fatto in primis perché evidentemente tale accordo era maggiormente vantaggioso, ed in secondo luogo perché probabilmente i rapporti tra l'Amministrazione e la Società calcio sono tutt'altro che distesi; verò è che anche in altre occasioni l'Amministrazione comunale si è distinta negativamente per aver trascurato o mal gestito una serie di aspetti che determinano il patrimonio della nostra città. In ultima analisi ritengo, a conferma di una sorta di muro contro muro tra le parti, che sia francamente ridicolo pensare che, all'interno di tutto il territorio comunale, non vi sia stato un impianto idoneo ad ospitare gli allenamenti degli amaranto.

 

ALESSANDRO RUZZI (Risorgimento Aretino)

1) Senza dare troppo peso ai dati forniti dall'assessore, non si può sicuramente dire che il “Città di Arezzo” venga usato frequentemente, al di fuori delle partite dell'Us Arezzo. Non potendo considerare l'atterraggio dell'elicottero del Papa motivo per tenere in piedi uno stadio mentre si assiste alla crescente necessità dimostrata dalle società calcistiche di rango di realizzare e gestire la struttura, l'ipotesi migliore sarebbe la vendita, dello stadio e delle aree più prossime, ad una società sportiva.

2) La Us Arezzo ha preferito andare a Castiglioni: avrà agito in base alle proprie convenienze. Il Comune non deve impegnarsi in una gara al maggior ribasso, questo sarebbe contrario ai principi che esso deve seguire. Magari è opportuno che il Comune si doti di strutture adeguate a permettere a tutte le squadre cittadine, ivi compreso la US Arezzo, di allenarsi in città. Come sindaco andrei spesso a vedere le partite della squadra della città e la fiancheggerei in tutte le sue giuste rivendicazioni in tutte le sedi.

 

scritto da: Andrea Avato, 29/04/2015





I candidati alla carica di sindaco del Comune di Arezzo
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