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Il Palazzo del Comune

Il Palazzo del Comune di Arezzo, sede del Municipio, fu costruito nel 1333 come Palazzo dei Priori sulla sommità del colle di San Pietro, a breve distanza dalla Cattedrale e dal Palazzo vescovile.



In origine era sede della Suprema magistratura Il Palazzo del Comune di Arezzo, sede del Municipio, fu costruito nel 1333 come Palazzo dei Priori sulla sommità del colle di San Pietro, a breve distanza dalla Cattedrale e dal Palazzo vescovile. L’edificio, posizionato sul lato ovest dell’odierna piazza della Libertà, è stato sede della suprema magistratura del libero Comune di Arezzo e in seguito dei principali organi giurisdizionali e amministrativi che si sono succeduti in città.

Per ammirare la parte originale del palazzo, quella trecentesca, bisogna guardare il lato di via Ricasoli, in quanto il resto della struttura ha subito nei secoli numerosi rifacimenti.

Nel 1454 ci fu una prima grande ristrutturazione e nel 1466 venne qui trasferito il grande orologio, originariamente collocato nel campanile della Pieve.

Negli anni Settanta del XVI secolo partì un nuovo rifacimento su disegno del celebre architetto fiorentino Alfonso Parigi “il Vecchio”, che terminò nel 1602. Tra le tante cose, furono modificati i piani e la disposizione delle scale e venne realizzato il grande loggiato interno a tre ordini.

Nel 1650 la facciata crollò e andarono persi alcuni affreschi dipinti da Lorentino d’Andrea sulla sua parete interna. La sobria ricostruzione fu eseguita arretrando leggermente la parte anteriore dell’edificio.

Nel 1715 venne collocata sul torrione una campana dedicata alla Madonna e a San Donato.

L’ultimo importante rifacimento fu attuato nel 1930 sotto l’egida di Giuseppe Castellucci e Umberto Tavanti.

Nell’ambito della “medievalizzazione” del centro storico aretino, venne fabbricata una loggetta esterna e furono inseriti i merli ghibellini nella facciata. La torre trecentesca si arricchì di una merlatura aggettante su piccoli archi in laterizio e, infine, fu riedificata la nuova vela per il “campano”.

Le merlature risalgono agli anni TrentaIl Palazzo Comunale o “Palazzo Cavallo” come viene spesso chiamato in gergo, racchiude nelle sue stanze stemmi di varie epoche, oggetti preziosi e numerose opere d’arte, per lo più ritratti di grandi aretini.

Tre emblemi gentilizi sono di scuola robbiana: uno attribuito ad Andrea (Stemma di Uberto di Francesco de’ Nobili) e due al figlio Giovanni (Stemma di Leonardo di Zanobi Guidotti e Stemma di Aloisi di Barone Cappelli). Queste opere sono state eseguite tra il 1509 e il 1511.

Nell’atrio d’onore del piano terra, dove da qualche mese ha sede il Centro di accoglienza turistica, si conserva un affresco del 1640 dell’aretino Salvi Castellucci, allievo di Pietro da Cortona, raffigurante la Madonna col Bambino e San Donato. Da notare, sullo sfondo, la veduta di Arezzo di quegli anni.

Al centro della stanza è stato posizionato un bellissimo plastico in scala 1:160 della cittadella medievale scomparsa, che occupava la zona della Fortezza Medicea a metà del XIV secolo. L’opera è stata eseguita nel 2007 da Gianni Brunacci sotto la consulenza storico-scientifica di Franco Paturzo.

Salendo le scale che portano ai piani superiori, sono da ammirare alcuni interessanti affreschi di artisti locali, come la Madonna in trono tra San Donato e il beato Gregorio X dipinta nel 1483 da Lorentino d’Andrea e il San Francesco che riceve le stimmate, pitturata da suo figlio Angelo ai primi del Cinquecento.

Nel 1931 la loggia cinquecentesca del primo piano fu chiusa con delle vetrate. Qui trova oggi posto una statua in pietra raffigurante la Madonna con il Bambino, in origine sistemata sopra la scomparsa porta Santo Spirito. Era una delle sculture che nel 1339 furono collocate sopra le dieci porte della cinta tarlatesca.

Il Palazzo del Comune ospita molte opere d'arteNella Sala del Consiglio si segnala uno stupendo affresco quattrocentesco staccato e la relativa sinopia. È opera di Parri di Spinello e rappresenta Cristo in croce tra la Madonna e San Giovanni evangelista.

Un capolavoro, anche se in parte rovinato, è il ritratto del 1525 di Pietro Aretino eseguito dal grande pittore veneziano Sebastiano dal Piombo.

La Sala dei Matrimoni, luogo dove si riunisce la Giunta, contiene due belle tele cinquecentesche di Giorgio Vasari con i ritratti di Benedetto e Pietro Accolti e dodici episodi affrescati nel 1610 da Teofilo Torri. Essi descrivono alcuni momenti esaltanti della plurimillenaria storia aretina.

Dall’ultimo piano si accede alla possente torre, dalla quale si può godere di una suggestiva veduta del centro storico.



scritto da: Marco Botti, 21/11/2008