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Il Museo Diocesano

Il Museo Diocesano rappresenta uno degli scrigni d’arte più preziosi di Arezzo. Situato in piazzetta Dietro il Duomo, nei locali della canonica, deve la sua nascita alla Mostra di Arte Sacra che si tenne in città nel 1950, durante la quale furono riunite delle opere che andarono a formare il cuore della collezione. 



Il Museo Diocesano diverrà nei prossimi anni il MUDASIl Museo Diocesano rappresenta uno degli scrigni d’arte più preziosi di Arezzo.

Situato in piazzetta Dietro il Duomo, nei locali della canonica, deve la sua nascita alla Mostra di Arte Sacra che si tenne in città nel 1950, durante la quale furono riunite delle opere che andarono a formare il cuore della collezione.

Nel 1963 il museo entrò in funzione per qualche anno, dopodiché fu chiuso per essere riorganizzato. Gli spazi furono aperti nuovamente nel 1985 ma la mancanza di sinergie e di risorse per la gestione e la sorveglianza non fecero decollare questo importante progetto per almeno un altro ventennio, durante il quale la pinacoteca era presente sulla carta, ma di fatto rimaneva obliata o aperta su richiesta.

Nel 2006 l’intervento decisivo dell’Opera del Duomo e delle Chiese Monumentali di Arezzo, che mise allo stesso tavolo Diocesi, Soprintendenza e Comune, garantì la riapertura del luogo, che divenne punto di riferimento del “Cammino del Sacro”, un percorso tra arte, storia e fede che andava a toccare gli edifici religiosi più importanti della città.

I suoi ambienti, che erano organizzati ormai in maniera obsoleta, furono riallestiti egregiamente con tanto di bookshop e audioguide. Purtroppo il commissariamento dell'Opera del Duomo portò alla nuova chiusura del museo.

Una svolta verso la riapertura stabile della struttura arriverà nei prossimi anni, quando sorgerà il nuovo MUDAS - Museo Diocesano di Arte Sacra, all'interno del Palazzo Vescovile e del Corridoio di San Donato.

L'Annuinciazione di Andrea di Nerio, capolavoro dell'arte aretina del TrecentoIn attesa di ammirare la nuova realtà museale, possiamo fare un rapido viaggio virtuale  attraverso otto secoli di arte, soprattutto locale, conservati nel vecchio complesso.

Si va dai paramenti liturgici (piviali, pianete, paliotti, mitrie e coperte da messale) collocabili tra XVI e XVIII secolo, ai preziosi oggetti di oreficeria e argenteria sacra come croci, calici, navicelle, ostensori, turiboli e reliquiari, che coprono un arco temporale che va dal XIII al XIX secolo. Strabiliante è il capolavoro di manifattura parigina di fine Trecento conosciuto come la Pace di Siena.
Tra le opere scultoree sono fondamentali i tre splendidi Crocifissi lignei provenienti dal Duomo Vecchio del Pionta, databili tra il 1150 e il 1230, che dimostrano la qualità raggiunta dalle maestranze aretine in quel determinato ambito artistico.

Due importanti sculture in terracotta, la Crocifissione di Michele da Firenze, allievo di Donatello e la pala con l’Annunciazione di Bernardo Rossellino, entrambe della prima metà del Quattrocento, indicano invece il sopraggiungere delle influenze rinascimentali fiorentine nel territorio.

I grandi pittori aretini, direttamente o indirettamente, sono quasi tutti presenti: in primis va segnalata l’Annunciazione di Andrea di Nerio, opera massima firmata di quello che è ritenuto il padre della scuola pittorica locale del Trecento.

Del suo più celebrato allievo, Spinello Aretino, sono visibili due interessanti lavori: la Madonna in trono col Bambino tra i santi Jacopo e Antonio Abate del 1377 proveniente dal convento di Sant’Agostino e un’Annunciazione degli anni Ottanta del XIV secolo giunta dalla chiesa di San Lorenzo.
Il Quattrocento è scandito da Lorentino d’Andrea, collaboratore di Piero della Francesca, con la sua Madonna in trono col Bambino di fine secolo e soprattutto con tre opere di colui che seppe meglio cogliere l’enorme portata della lezione pierfrancescana, Bartolomeo della Gatta, fiorentino di nascita ma aretinissimo d’adozione.

Il San Girolamento penitente di Bartolomeo della GattaDi questo geniale artista sono ammirabili lo straordinario affresco staccato con San Girolamo penitente, in origine nella parete abbattuta in Duomo per lasciare posto all’ingresso della Cappella della Madonna del Conforto, la Madonna in trono tra i santi Fabiano e Sebastiano, terminata dall’allievo Domenico Pecori e l’unico dipinto che finora è stato aggiunto alla raccolta con la nuova apertura, il Beato Filippo Bertoni, che si trovava in San Pier Piccolo ed è rimasto per molti anni nei depositi, prima di essere sottoposto a un lungo restauro che l’ha restituito a nuova vita.

Il Cinquecento è inaugurato dai Quattro Evangelisti di Giovanni della Robbia, delle statuette provenienti dalla Pieve di Galatrona (Bucine) e databili agli anni Dieci del Cinquecento.

Il secolo è ben rappresentato anche dal savinese Niccolò Soggi, allievo del Perugino, di cui è identificabile il Miracolo della neve del 1520, dal grande cortonese Luca Signorelli con cinque tavolette di predella raffiguranti lo Sposalizio della Vergine, la Nascita di Maria, San Francesco, la Presentazione al tempio e San Bernardino, e dal sommo Giorgio Vasari.

Il pittore, architetto, storiografo e scenografo aretino porta in dota tre piccole tavole con Storie dell’Antico Testamento e due capolavori realizzati per essere portati in processione: la tela con la Madonna della Misericordia per la Fraternita dei Laici degli anni Sessanta e lo stendardo eseguito intorno al 1548 per la Compagnia di San Giovanni de’ Peducci composto da due tele: il Battesimo di Gesù e la Predica di San Giovanni Battista.

Chiude il Cinquecento il biturgense Santi di Tito, tra i principali esponenti della Controriforma, presente con Cristo in casa di Marta del 1575.

Queste sono alcune delle bellissime testimonianze che si ammiravano nel Museo Diocesano di Arezzo e che si potranno ritrovare nel futuro MUDAS. 

scritto da: Marco Botti, 06/06/2008