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Dai proclami ai piedi per terra, cambiano gli obiettivi. L'Arezzo aggrappato al suo allenatore

Non è passato nemmeno un mese dall'epilogo di una stagione che è stata una sbornia di euforia, eppure gli sportivi sono già piombati nell'incertezza. Colpa dei tanti punti interrogativi in sospeso: strutture, settore giovanile, budget ma anche comunicazione. In pochi giorni i traguardi sono stati ridimensionati e l'appiglio a cui attaccarsi adesso è Capuano



“Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”, scriveva Lorenzo il Magnifico. Una frase di disarmante attualità per gli aretini, sportivi e non: da una parte, l’attenzione ricade sulle elezioni comunali; dall’altra, i tifosi esternano impressioni, umori e sensazioni sul prossimo futuro del cavallino, in cui l’incertezza sembra, per ora, regnare sovrana. E se è vero che di tempo ce n’è tanto, visto che, per altri due mesi almeno, di pallone che rotola non se ne parla, è pur vero che certe situazioni dovrebbero iniziare a delinearsi. Non tanto nell’ambito dei nuovi acquisti (sarebbe chiedere troppo, a fine maggio) ma perlomeno qualche rinnovo potrebbe essere ufficializzato, dato che tra un mesetto tutti i nostri giocatori saranno liberi di accasarsi altrove. È normale che alcuni di questi, vista la bella stagione conclusa, chiedano qualcosa di più, soprattutto se hanno altre richieste. Possibile che non si possa fare uno sforzo per cercare di mantenere uno zoccolo duro di giocatori che faccia da punto di riferimento per il gruppo che verrà? La grandi piccole realtà del calcio italiano attuale hanno dimostrato che la continuità costituisce una bella fetta di successo.

Un altro nodo che viene al pettine è il settore giovanile, da ricostruire interamente: con quali risorse? Utilizzando quali centri sportivi, vista la rottura definitiva col Villaggio Amaranto? I nomi che rimbalzano sono i campi sportivi dell’Ut Chimera e quello della località La Nave. A proposito, i lavori, là, come procedono? Tutte questioni che non lasciano il tifoso tranquillo.

Un ultimo piccolo appunto, se permettete, è sulla comunicazione, forse la nota dolente di questi anni: troppe volte la serie B è stata sulla bocca degli addetti ai lavori in questi mesi. Proclamarla come obiettivo concreto in due anni per poi battere in ritirata appena qualche settimana dopo con un più saggio ma meno stuzzicante “mantenere la categoria” ha tarpato le ali dell’entusiasmo proprio quando il popolo amaranto le stava dispiegando verso l’alto, come non accadeva da anni e anni. Peccato, sarebbe bastata solo un po’ più di trasparenza, come alcuni hanno auspicato: un altro nono posto, dopo queste premesse, non avrebbe lo stesso sapore dolce di quello appena conquistato. Questa stagione è stata una sana sbornia (di euforia). Speriamo che la prossima non sia come il mal di testa che spesso caratterizza il giorno dopo!

 

D’altro canto, come accennato, di tempo ce n’è molto, anche troppo. Con questi presupposti, la squadra verrà costruita poco a poco, cercando i nomi giusti nei ruoli giusti tra coloro che si svincolano il primo luglio e chi è tesserato in società retrocesse o in crisi economica. Per non fare follie e avere sempre un occhio sul bilancio, questa è senza dubbio la strategia più giusta, soprattutto se disponi di un cavallo di razza come Capuano, che mastica calcio da più di due decenni e conosce le caratteristiche e le potenzialità di una miriade di giocatori. Solo che ci vorrà del tempo: la squadra potrebbe essere puntellata anche negli ultimi giorni di mercato, puntando su giocatori che ancora non hanno trovato sistemazione. Senza dimenticare, però, che i primi di agosto, per fortuna, c’è la coppa Italia, una ribalta importante per una piazza come la nostra. Arrivarci a mezzo servizio o con la squadra ancora da costruire sarebbe deleterio.

Vabbè, sto andando troppo avanti col pensiero: la cruda verità è che già ci manca il calcio giocato. Vorremmo già andare a Siena domani od ospitare il Pisa la prossima settimana. Vorremmo vedere il pallone spazzare via le chiacchiere, le voci di mercato, le supposizioni, i dubbi, mentre s’insacca nella porta avversaria. Vorremmo già tornare allo stadio per gioire o imprecare per i nostri colori. Dopo anni in cui non vedevamo l’ora che il campionato finisse, ci sarebbe piaciuto prolungare le belle sensazioni che questa annata ci ha portato. Purtroppo, invece, ci sarà da aspettare, e l’attesa non può che risvegliare lo “spirito botolo” che ci contraddistingue: l’onda lunga dell’entusiasmo di una dignità riconquistata si è presto infranta sullo scoglio della dura realtà: meglio, per prima cosa, avere i conti in regola, visti i chiari di luna.

Possiamo sperare che Eziolino, aiutato dai suoi collaboratori e dall’alto della sua conoscenza calcistica, sappia piazzare i colpi giusti nonostante il budget, al punto da poter lottare per qualcosa che, a oggi, è di nuovo impensabile. Sarebbe la dimostrazione che si può veramente far calcio con le idee. Non resta che aspettare: “una lunga estate caldissima” che ci vedrà storcere il naso o applaudire per un colpo di mercato, inveire per qualche mancata riconferma, preoccuparci, sperare, e contare i giorni che mancano alla prima partita ufficiale o addirittura alla prima amichevole. Insomma, questa specie di schizofrenia in salsa amaranto fa parte del gioco: la passione è anche questa! Buon lavoro, U.S. Arezzo.

 

scritto da: Luca Amorosi, 03/06/2015





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