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SERIE C GIRONE B - 20a giornata

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Modena20Gubbio
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NEWS

Il monumento a Ferdinando III di Lorena

Il 31 ottobre 1822 fu collocata, in Piazza Grande, una statua in marmo di Carrara su basamento in travertino di Rapolano dedicata al Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena.



In origine il monumento di trovava in Piazza GrandeIl 31 ottobre 1822 fu collocata, in Piazza Grande, una statua in marmo di Carrara su basamento in travertino di Rapolano dedicata al Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena.

L’inaugurazione del monumento avvenne il 10 novembre successivo e in quella ubicazione rimase 110 anni, fino al 1932, allorché nell’ambito del ripristino stilistico del luogo e per sgomberare lo spazio dove si sarebbe dovuta correre la rinata Giostra del Saracino – la lizza nell’edizione del 1931 era stata realizzata lungo via Seteria – l’opera fu trasferita sulla sommità di Piaggia di Murello.

La scultura è una mirabile impresa dell’artista neoclassico fiorentino Stefano Ricci (1765-1837), passato agli annali per aver realizzato il cenotafio di Dante Alighieri in Santa Croce a Firenze nel 1829 e già autore del monumento funebre al vescovo Marcacci, situato nella Cappella della Madonna del Conforto del Duomo aretino.

Ferdinando III di Lorena (1769-1824) era il secondogenito del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo e, dopo aver preso il posto del padre divenuto Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1790, fu costretto a rifugiarsi a Vienna durante l’invasione francese del 1799, per tornare momentaneamente sul trono con i moti del “Viva Maria” e riprendere definitivamente il suo posto nel 1814, a seguito della caduta di Napoleone.

Arezzo non nutrì mai un particolare affetto per i sovrani toscani, ma Ferdinando rappresentò una delle poche eccezioni.

Senza dubbio il suo grande merito fu il decisivo passo verso il completamento della bonifica della Valdichiana, che sotto l’encomiabile direzione del nostro Vittorio Fossombroni riconsegnò agli aretini le terre fertili del passato. Queste, non riuscendo più a defluire né verso il Tevere, né verso l’Arno fin dall’Alto Medioevo, avevano iniziato a ristagnare impaludando progressivamente il territorio.

L'allegoria dell'unione tra la Chiana e l'ArnoNel monumento il Granduca è rappresentato in abito all’antica, togato e coronato di foglie di quercia, simbolo di virtù, forza, perseveranza e lealtà. Reca in mano lo scettro, emblema del potere, mentre ai suoi piedi sta coricato un leone ammansito.

Nel lato del basamento che guarda verso Porta San Lorentino possiamo apprezzare un bassorilievo attribuito allo scultore aretino Ranieri Bartolini (1794-1856) che raffigura, tramite un’allegoria, l’Unione tra la Chiana e l’Arno.

Fino a qualche anno fa la statua versava in un preoccupante stato di degrado dovuto principalmente ai gas di scarico delle auto, che l’avevano annerita, e ai licheni depositati sulla superficie in quasi due secoli.

Erano sorti anche problemi strutturali, in quanto l’opera poggiava a terra diversamente rispetto alla sua posizione originaria di Piazza Grande e questo aveva provocato il lento cedimento del basamento, che si stava aprendo da un lato.

Negli ultimi anni la statua ha subito due analoghi atti vandalici Il monumento oggi è di nuovo ammirabile in tutta la sua bellezza, grazie a un esemplare intervento eseguito nell’ambito del master “Corso di Formazione Europea per il Restauro”, svoltosi tra il 2002 e il 2005 e gestito dall'Assessorato alle Politiche Comunitarie del Comune di Arezzo.

Il programma, a cui presero parte 45 ragazzi, era rivolto alla formazione della figura professionale di “addetti al restauro delle superfici architettoniche decorate”. Alla ristrutturazione della statua di Ferdinando III, progetto conclusivo dei corsi, lavorarono sei giovani restauratrici sotto la direzione dello Studio TRe.

Nel febbraio 2008 l’opera fu oggetto di un grave atto vandalico da parte di ignoti che amputarono la mano sinistra del Granduca. Il recupero della parte spezzata venne ultimato nel febbraio 2010 ma agli inizi di marzo 2011 "i soliti ignoti" (o i soliti idioti) la mandarono di nuovo in frantumi.

scritto da: Marco Botti, 09/11/2007