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Il monumento a Ferdinando I dei Medici

Ferdinando I dei Medici nacque il 30 luglio del 1549 a Firenze. Figlio del Granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, nel 1563 divenne cardinale a soli quattordici anni e quando il fratello maggiore Francesco I nel 1587 spirò, gli succedette al trono toscano, mantenendo il potere fino alla morte, verificatasi il 17 febbraio del 1609. 



La statua raffigura il figlio di Cosimo I dei MediciFerdinando I dei Medici nacque il 30 luglio del 1549 a Firenze.

Figlio del Granduca di Toscana Cosimo I e di Eleonora di Toledo, nel 1563 divenne cardinale a soli quattordici anni e quando il fratello maggiore Francesco I nel 1587 spirò, gli succedette al trono toscano, mantenendo il potere fino alla morte, verificatasi il 17 febbraio del 1609.

Nel 1589 abbandonò il cappello cardinalizio per sposare Cristina di Lorena che gli dette nove figli, tra cui il successore Cosimo II.

Durante il suo dominio, Ferdinando si fece apprezzare in tutto il territorio granducale, distaccandosi decisamente dal modo dispotico e accentratore di governare del padre e del fratello.

Contribuì ad arricchire la Toscana (e le sue tasche) istituendo una rete di banche in tutta Europa direttamente controllate dai Medici e incoraggiò i traffici commerciali. La stessa Livorno divenne uno dei principali porti europei.

Grazie ai suoi progetti di bonifica ritrasformò in terre fertili diverse aree divenute insalubri nei territori di Pisa, Lucca, Pistoia e Arezzo. Fu proprio lui che dette una svolta importante verso la bonifica della Valdichiana, con degli imponenti lavori sistematici che proseguirono e terminarono nella prima metà dell’Ottocento sotto i Lorena.

Militarmente si fece apprezzare per la creazione di una forte flotta da guerra che ebbe successi in diverse battaglie.

Dal punto di vista artistico si dimostrò grande mecenate e già quando era a Roma aveva fatto costruire la Villa Medici sul Pincio, dove aveva riunito una clamorosa raccolta di opere. Tornato a Firenze, tra le tante cose fondò L’Opificio delle Pietre Dure e fece edificare il Forte Belvedere e le Cappelle Medicee in San Lorenzo.

A differenza del padre, il granduca fu molto apprezzato dagli aretini Arezzo, che non aveva mai amato i tiranni fiorentini, per questo Granduca ebbe un diverso approccio. Forse perché dopo anni di emarginazione e vessazioni, nel territorio ci furono interventi che migliorarono la viabilità e l’economia.

Sotto il suo governo, infatti, fu restaurato il Palazzo dei Priori (oggi sede del Comune) e sorsero nuovi palazzi nobiliari. In campo religioso la maggiore impresa fu la chiesa di Santa Maria in Gradi, disegnata da uno dei principali architetti dell’epoca, Bartolomeo Ammannati. Le grandi aree agricole, restituite a nuova vita, fecero di Arezzo il “granaio” della Toscana, titolo che aveva già avuto in epoca romana.

Ecco perché, quando nel 1594 Ferdinando volle autocelebrarsi in città con un monumento, gli aretini non fecero storie.

La statua di marmo, disegnata dal fiammingo Giambologna (Jean de Boulogne) e realizzata dallo scultore francese Pietro Francavilla (Pierre Francheville), fu collocata sul sagrato del Duomo, per chiara scelta simbolica a pochi passi dai centri di potere religioso e politico della città.

Il binomio di artisti selezionato era quanto di più prestigioso Firenze offriva dal punto di vista scultoreo in quel momento e la figura in veste militare, alta due metri e mezzo, mostra un accentuato realismo nel volto del Granduca, del quale non sono nascosti i difetti.

Al Victoria and Albert Museum di Londra si conserva ancora il bozzetto in cera realizzato dal Giambologna, che probabilmente fece da modello anche al monumento pisano a Ferdinando I.

Nel settembre 2011 l’opera d’arte, segnata dal tempo, è stata sottoposta a ripulitura e restauro per riportare a nuova vita la sua superficie marmorea, pesantemente alterata da licheni e gas di scarico. L'intervento è stato finanziato da Confartigianato Arezzo.



scritto da: Marco Botti, 14/03/2008