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SERIE C GIRONE B - 13a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
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Samb11Legnago
Sud Tirol11Perugia
Carpi22Triestina
Cesena00Modena
Fermana11Matelica
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Le origini della Giostra del Saracino

Rievocazione storica di stampo medievale che si svolge ad Arezzo da secoli, la Giostra del Saracino è un gioco cavalleresco che consiste nel colpire con la lancia un bersaglio posto sullo scudo di un automa girevole, denominato Buratto Re delle Indie.



Già Dante parlava di tornei cavallereschi visti ad ArezzoRievocazione storica di stampo medievale che si svolge ad Arezzo da secoli, la Giostra del Saracino è un gioco cavalleresco che consiste nel colpire con la lancia un bersaglio posto sullo scudo di un automa girevole, denominato Buratto Re delle Indie.

In principio questo cavalcare contro un fantoccio era un semplice esercizio militare, che con gli anni assunse i connotati di manifestazione dove si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o meramente per dimostrare la propria abilità.

Dante Alighieri, nel XXII canto dell’Inferno della sua Divina Commedia, parla di giostre ad Arezzo: «io vidi già cavalier muover campo, e cominciare stormo e far loro mostra, e talvolta partir per terra vostra o Aretini, e vidi gir gualdane, fedir torneamenti e correr giostra».

Nel Rinascimento questi spettacoli divennero una grande attrazione e abbiamo notizie certe di giostre ad burattum per tutto il Cinquecento, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come l’edizione del 1535 dedicata a San Donato.

Anche nel corso dei Seicento ci furono numerosi tornei e da quello del 1677 in onore a San Niccolò abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Della giostra del 1684, invece, ci fa un ampio ed esauriente resoconto il poeta anghiarese Federigo Nomi.

Altro famoso episodio fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse nel tondo del Prato e dove a esibirsi giunsero i “dragoni” di Casa Savoia.

Nel 1931, nell’ambito di un complessivo recupero dell’identità storica aretina, il podestà Pier Lodovico Occhini ripristinò in chiave moderna la Giostra. Se le edizioni dei secoli precedenti erano state un’esclusiva dei ceti più abbienti e quindi uno strumento per rimarcare le differenze di classe, con il nuovo corso entra in gioco il lato agonistico della manifestazione e si suddivide il territorio in settori, assegnando loro dei giostratori in rappresentanza.

Per il torneo del 7 agosto 1931 il frazionamento è in quintieri, denominati Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Santo Spirito, Saione e Porta Burgi. A quest’ultimo va la prima vittoria.

Già dal 1932 si cambia e si decide definitivamente di ambientare la manifestazione nel XIV secolo, la splendida epoca della Signoria tarlatesca, e allo stesso tempo si ripartisce il suolo in quartieri, così come era suddivisa amministrativamente la città nel Trecento.

Il quintiere di Saione è inglobato da Porta Santo Spirito, la zona assegnata in maniera non veritiera l’anno prima a Porta Burgi viene assorbita in gran parte da Porta Crucifera, che a sua volta cede una porzione di distretto alla neonata Porta Sant’Andrea.

L’unica variazione rispetto al Medioevo e data da Porta Santo Spirito, che sostituisce Porta Burgi a rappresentare la parte sud-ovest di Arezzo.

I QUARTIERI E LA LORO SFERA DI INFLUENZA

La prima edizione dell'era moderna risale al 1931È dagli Statuti del 1327 che deduciamo che Arezzo è suddivisa in quattro Quartieri, Porta Crucifera, Porta Sant’Andrea, Porta del Foro e Porta Burgi, che hanno giurisdizione anche oltre le mura cittadine, su di un territorio diviso in tre fasce: camparie, cortine e viscontarie.

I nomi dei quartieri derivavano da quattro antiche porte che al tempo dei Tarlati erano state assorbite dalla grande cinta trecentesca.

Le Camparie rappresentavano la zona subito fuori le mura fino a un miglio e mezzo, mentre le Cortine si estendevano da tale distanza fino all’incirca a cinque miglia. Queste due ripartizioni prendevano direttamente il nome dalle quattro porte di appartenenza. Porta Crucifera controllava le camparie e le cortine a nord-est, Porta Sant’Andrea a sud-est, Porta del Foro a nord-ovest e Porta Burgi a sud-ovest.

La terza fascia era formata da cinque Viscontarie, che incorporavano quel territorio comprendente gli altri comuni e comunelli che facevano parte del comitato aretino. Erano chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano di Arezzo e della Valdambra.

Porta Crucifera aveva giurisdizione su quella di Verona (alta valle del Tevere), Porta Sant'Andrea aveva competenza su quella di Cegliolo (fascia sub-appenninica e collinare che andava dal cortonese fino alle pendici meridionali dell’Alpe di Catenaia), Porta del Foro aveva sfera d’azione sulla Viscontaria di Montagna (Casentino) e su quella di Valdambra (a destra dell’Arno). Porta Burgi, infine, aveva capitolo sul Piano d’Arezzo (la fascia della Valdichiana oltre le paludi, da Civitella a Foiano) e sulla Visconteria di Valdambra (a sinistra dell’Arno).

Nella loro quota di Camparie, Cortine e Viscontarie, le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.

LE ANTICHE CASATE

A ciascun Quartiere sono abbinate casate nobiliari di città e del contadoIl corteo che oggi anticipa la Giostra vede sfilare anche gli emblemi e i cavalieri delle famiglie nobili della città e del contado, che nei territori abbinati ai quartieri possedevano la dimora o avevano avuto feudi e consorterie, quindi peso politico e militare prima dell’ascesa del libero Comune.
A Porta Crucifera sono assegnati i Bacci, i Bostoli, i Brandaglia e i Pescioni; per quanto riguarda il contado i Nobili della Faggiuola e i Conti di Montedoglio.

A Porta Sant’Andrea le famiglie cittadine dei Conti di Bivignano, i Guillichini, i Lambardi da Mammi, i Testi e i consortati nobiliari dei Barbolani Conti di Montauto e dei Marchesi del Monte Santa Maria.

A Porta del Foro i Grinti di Catenaia, i Sassoli, i Tarlati di Pietramala, gli Ubertini e le consorterie dei Conti Guidi di Romena e dei Cattani della Chiassa.

A Porta Santo Spirito, infine, le casate di città degli Albergotti, degli Azzi, dei Camaiani e dei Guasconi e quelle del contado dei Pazzi del Valdarno e dei Tolomei del Calcione.

Nella splendida cornice di Piazza Grande ogni anno si ritrovano, a giugno e a settembre, valorosi paladini circondati da simboli e stemmi che rimandano a un glorioso passato, pronti a scagliarsi con tutto il loro coraggio e la loro abilità contro il Buratto per conquistare la lancia d’oro e la gloria, oggi come ieri, nella più orgogliosa tradizione aretina.

scritto da: Marco Botti, 19/06/2009