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SERIE C GIRONE B - 20a giornata

RISULTATI CLASSIFICA PROSSIMO TURNO
Arezzo23Feralpi Salò
Imolese11Padova
Modena20Gubbio
Legnago21Vis Pesaro
Fano00Perugia
Mantova10Fermana
Matelica32Triestina
Samb51Carpi
Sud Tirol21Ravenna
Cesena13V. Verona
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Fattore campo assente, episodi contrari, gol con il contagocce. Filtra un po' di preoccupazione

La sconfitta con la Carrarese ha allungato la striscia negativa al Comunale: tre partite, due sconfitte, un punto, sei gol incassati. La qualità del gioco va a sprazzi e sabato sera le mosse di Capuano nella scelta della formazione e delle sostituzioni non hanno pagato. La squadra oltretutto ha mostrato un'allarmante arrendevolezza non appena il match si è messo in salita. Sabato contro il Prato diventa fondamentale, sperando non sia un'altra buccia di banana



delusione amaranto, gioia gialloblù al ComunaleBRUTTI O BELLI - Se l'anno scorso l'Arezzo imbruttiva gli avversari e spesso li batteva, quest'anno li imbelletta e, specialmente in casa, si fa fregare come una banda di pivelli. Dopo l'arrembaggio costante ma iellato contro L'Aquila e la fase amnesiaca costata il rigore del pari contro il Pisa, mancava la debacle extralarge. Contro la Carrarese è arrivata pure quella.

UNA STRANA FORMAZIONE - Lasciando fuori dall'analisi il caso WhatsApp, che ha condizionato l'approccio dell'allenatore alla gara, va detto che escludere Monaco dall'undici titolare non si è rivelata una mossa felice. E non c'entra il senno di poi: con Cori ancora out, con Feola in panca solo per fare numero, dopo 48 ore di bolgia mediatica e in una partita delicata, bisognava cambiare il meno possibile. Milesi, al debutto, è giocatore di fioretto e, stando al referto del campo, ancora troppo trasparente. La difesa ha perso solidità e ha concesso situazioni di pericolo, moltiplicatesi dopo l'espulsione e il rigore di Erpen. Al primo episodio negativo, sia pure di una certa rilevanza, la squadra si è sgonfiata. E questo non è un bel segnale.

BANDIERA BIANCA - Quando l'Arezzo è andato sotto, nel punteggio e nel numero di giocatori in campo, si era al minuto 13 della ripresa. Poteva succedere ancora qualunque cosa e invece la squadra ha dato già per finita la partita. Capuano ha tolto Pugliese e Tremolada, ha messo Monaco e Vinci e si è ridisegnato col 3-4-2, con Sperotto braccetto di sinistra e due punte abbandonate al loro destino. Un modulo che a quel punto offriva pochi vantaggi e scoperchiava i punti deboli. Difatti la Carrarese ha dilagato, rischiando zero anche dopo l'inatteso 1-2 di Mariani, pescato a sorpresa dalla panchina dove invece è rimasto seduto Calabrese. Le gerarchie, forse, stanno cambiando.

LEZIOSI E SPRECONI - Che quella con la Carrarese fosse una gara insidiosa, si sapeva. Di là c'era un pugno di ex bravi e smaniosi, inseriti in un gruppo vergine di sconfitte e con un allenatore che qualche esperienza ce l'ha. L'astinenza da vittoria in casa, che poteva diventare un propellente, in verità ha rappresentato una zavorra per l'Arezzo, carino e propositivo soltanto per un tempo e soltanto a sprazzi. Il 4-3-1-2, vestito tattico che in alcuni punti continua ad essere troppo stretto, dovrebbe essere interpretato con maggiore personalità. A volte invece l'impressione è che la squadra si guardi allo specchio, trovandosi poi a disagio. Di sicuro non è concreta e se non segni, non vinci mai.

 

il cambio Tremolada-Vinci a metà secondo tempoCASA AMARA CASA - Tre partite al Comunale, zero vittorie, un pari e due sconfitte, 2 gol segnati e 6 subìti. Il trend comincia a farsi preoccupante e i numeri non mentono mai. Una volta è sfiga, due volte è una coincidenza, tre volte vuol dire che qualche problema esiste. La partita con il Prato, a questo punto, non si capisce bene se capiti a fagiolo per rialzarsi o se invece abbia i connotati di un'altra buccia di banana.

TREQUARTI DI LAVORO - Saremo monotematici ma il tema vertice basso-vertice alto ha il suo perché. Giocando come gioca l'Arezzo, play e rifinitore dovrebbero toccare 250 palloni a tempo. Ma non succede. Capece è bravo, ha senso della posizione, è attento quando c'è da alzare la linea del pressing ma dovrebbe avere più coraggio, osare la giocata verticale, disegnare traiettorie diverse rispetto allo scarico laterale. La manovra ne gioverebbe. Dipende anche da come si muovono i compagni, ovvio, e lo stesso dicasi di Tremolada. Lui talvolta cade nell'eccesso opposto, cercando la giocata da standing ovation anche quando basterebbe una palla facile facile. Però va cercato di più, perché l'efficacia delle punte e del gioco d'attcco nel suo insieme dipende per un buon 75 per cento dal piede del trequarti. La percentuale, difatti, torna.

EQUILIBRIO PLEASE - Non bisogna comunque commettere l'errore di mandare in frantumi quel che si è costruito finora. L'Arezzo era andato a Savona accompagnato da diverse certezze tecniche e tattiche, incoraggiato dalle prestazioni nella continuazione di un progettto che stava riscuotendo consensi. Non si può innestare la marcia indietro per una sconfitta, per quanto larga e bruciante. Serve compattarsi e darci dentro, aggiungendo più convinzione alla presenza in campo. In questo sarà decisivo Capuano.

GIRA LA RUOTA - Diciamo la verità. La ragione spinge verso un moderato ottimismo, perché l'organico ha valori indubbi anche se altalenanti. Ma c'è pure un pizzico di timore che ci stiamo tenendo nascosto nel taschino: i pali, le traverse, i gol presi da quaranta metri, Cori che si rompe, Feola che si rompe, perfino l'arbitro che si rompe, WhatsApp, Mannini e Dettori, il rosso che diventa giallo... Il campionato non è cominciato sotto la buona stella, quando invece l'anno scorso l'Arezzo sembrava andare a braccetto con gli episodi. Sempre giusti, sempre in discesa. Oggi no. E forse bisognava capirlo subito: se giochi come contro l'Aquila e raccatti il nulla, significa che c'è mettersi l'elmetto. Avanti marsch.

 

scritto da: Andrea Avato, 12/10/2015





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