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La doppia faccia dell'Arezzo: bello a tratti, timoroso nella gestione. Pontedera esame probante

La guerra contro il ciclone mediatico è vinta. Almeno pare. Ma adesso bisogna affrontare le battaglie tecniche per alzare il tasso di competitività di una squadra che sta ancora sull'altalena. I limiti emersi contro il Prato erano legati alla contingenza o sono strutturali? Qualche lacuna caratteriale, oggettivamente, sembra esserci. Ed è per questo che dopodomani bisognerà giocare ''a muso duro''



la formazione amaranto schierata contro il PratoLa guerra contro il ciclone mediatico, condotta sotto l’alta guida di mister Eziolino Capuano e con l’appoggio del presidente Ferretti e della città intera, è vinta. I resti di tapiri e iene, zanzare e vermi striscianti risalgono in disordine le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. Mi immaginavo una parodia del celebre bollettino dopo la soffertissima vittoria col Prato, sia per allentare la tensione sia per porre la parola fine ad una vicenda che ci ha proiettato controvoglia su molte prime pagine. Il sentimento comune è che si sia creato un caso mediatico sul quasi nulla, con la segreta speranza di aizzare il protagonista perché ripetesse sfuriate colorite o espressioni verbali su cui poi gli accademici della crusca calcistica e non, avrebbero avuto agio di sbellicarsi mettendoci alla berlina. Invece si sono trovati davanti un signore che pacatamente ha spiegato la sua posizione, sempre quella, quasi con le stesse parole e con grande misura; magari ci son rimasti anche male: se ne facciano una ragione. La prossima volta i titoloni vogliamo averli per quel che avviene in campo.

 

A proposito di questo, dobbiamo decidere se la partita di sabato scorso è da iscrivere dentro la parentesi nota (condizionamenti, pressione mediatica, tensione, aspettativa elevatissima, aria da ultima sfida) o se certi limiti siano costitutivi di questo Arezzo 2015-2016. L’avvio di gara è stato arrembante, tagli verticali, furore agonistico, Capece a dettar gioco come sa, Tremolada ispirato, Defendi che si proietta verso la rete avversaria sempre in modo pericoloso. Poi secondo tempo da far tremare i polsi: baricentro basso, squadra schiacciata negli ultimi venticinque metri, impaurita, incapace di imbastire un’azione. Pareva di rivedere il tremebondo primo tempo di Santarcangelo o l’inizio della sbracatura della ripresa con la Carrarese. Stavolta la concentrazione ha retto di più e i varchi si sono stretti concedendo agli avversari non più di un paio di occasioni vere, ma il punto è: perché questa metamorfosi tra le due fasi della gara? Dov’è finita la squadra spavalda che ha messo alle corde il Pisa lottando fino alla fine?

 

Luca Tremolada, trequartista, 24 anniVero che c’era qualche giocatore che stava in campo più col cuore che con le gambe (Carlini ha iniziato a piegarsi su se stesso al 35° del primo tempo, in evidente debito organico) ma qualche lacuna caratteriale c’è, si vede ed è massimamente pericolosa. Oltretutto quando viene meno la lucidità e cala il tono, riemergono d’incanto gli svolazzi superflui, il tocco di troppo, la giocata fine a se stessa con la quale magari salti l’uomo ma solo perché sei andato a ricercarlo invece di sfruttare lo spazio, il contrasto perso per eccesso di confidenza. Questo ”edonismo improduttivo” è il primo difetto sul quale deve lavorare il nostro allenatore; lui che è concreto e razionale nella preparazione delle partite (glielo riconoscono tutti gli addetti ai lavori nonostante la ben nota passionalità) deve picchiare duro  ebbene si, alla faccia delle ipocrisie da scrivania) e portare i giocatori a capire che le “veroniche” le fai semmai dopo aver chiuso le partite, che i momenti positivi vanno sfruttati al massimo durante la gara perché la pausa o l’errore sono in agguato e possono compromettere tutto quando meno te lo aspetti, quando non hai più il tempo o la forza per rimediare.

 

Già sabato, contro l’impressionante potenza di fuoco del Pontedera di Indiani (11 gol nelle ultime due partite) sarà un esame probante. Dissolte o diluite le pressioni esterne, senza il tabù della casella zero vittorie da cancellare, su un campo sintetico ma già conosciuto neanche un mesa fa, con una classifica di nuovo rassicurante, i ragazzi in amaranto dovranno dimostrare che stanno crescendo. Il campionato conferma giornata dopo giornata di essere molto livellato (ahimè, verso il basso, ma capita anche in categorie superiori): questo significa che possiamo e dobbiamo ritagliarci uno spazio nostro. Determinante sarà la prova dei “giovani vecchi”, Capece, Tremolada, Cori (ritorno importante sia tecnicamente che caratterialmente) Panariello, Gambadori. Intorno a loro la squadra può crescere, si può far bene ma dobbiamo crederci fino alla fine, fino all’ultimo pallone, a muso duro.

 

scritto da: Paolo Galletti, 22/10/2015





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