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La settimana delle streghe: l'occasione persa del Villaggio, la squadra matura che ancora non c'è

Dovevano essere giorni buoni per parlare solo di calcio giocato. Invece la diatriba Ferretti-Zerbini ha aperto un altro fronte di discussione: comunque vada a finire il processo, sarà una sconfitta per tutti. In campo l'Arezzo ha conquistato un buon pareggio a Pontedera, ha raccolto quattro punti nelle ultime due giornate ma non ha ancora tirato fuori quella personalità che occorrerebbe: dopodomani, nella sera di Halloween, servirà qualcosa in più per battere l'Ancona



Tremolada e Capece, da loro l'Arezzo si attende progressi decisiviPensierino della settimana: noi volevamo parlare di calcio, quello giocato, quello con i gol ed i colpi di testa, le parate e le discussioni sui falli da rigore o sui rigori non fischiati. E invece, tornati rinfrancati da Pontedera, ci è toccato un altro inizio di settimana all’insegna del magone, con le parole del presidente Ferretti e quell’accostamento a tragiche (sportivamente) vicende già vissute. La “querelle” con Zerbini e la Football Academy va avanti da tempo e alla fine il fatto che non si riesca a trovare un’intesa rappresenta a mio avviso una sconfitta per tutti. Lo è per Ferretti, quantomeno perché salvo ripensamenti in sede di ricorso, dovrà sborsare una somma consistente per indennizzare la F.A., lo è per Zerbini che al di là della legittima tutela di interessi economici che ritiene lesi, perde il contatto con il primo club della città e scivola su qualche atteggiamento evitabile, ma lo è soprattutto per Arezzo e l’Arezzo calcio che perdono l’ennesima occasione per crescere insieme. Non so dire se esistono o meno spiragli per sedersi ad un tavolo e trovare un’intesa; allo stato delle cose penso più di no che di sì ed è un vero peccato. Quanto al merito della sentenza bisognerebbe conoscere i fatti nel dettaglio, ma quanto ai termini di pagamento si può dire che si inseriscono perfettamente nella illogicità che governa i massimi organismi calcistici.

L’ultima perla è di poche ora fa: potrebbero ulteriormente essere annacquate le penalizzazioni estive, come dire che per l’ennesima volta finisce tutto a tarallucci e vino anche davanti ad ammissioni di colpevolezza e prove schiaccianti. Il tutto fino al prossimo scandalo, quando il dirigente di turno si presenterà ad arringare i microfoni con il consueto “saremo inflessibili!” e anche un po’ ridicoli, ma ormai rischiamo (e questo è il brutto) l’assuefazione.

 

Proviamoci comunque a parlare di pallone, anche perché il sabato delle streghe ci offre una partita che solletica i ricordi di antiche sfide (fin da quando ancora l’avversario si chiamava Anconitana), con una rivalità sottile ma viva, da vicini di Appennino. L’Ancona oltretutto arriva ad Arezzo forte di un terzo posto conquistato con risultati importanti e nutre ambizioni mascherate ma non negate. I ragazzi di Capuano giungono però a questa partita con qualche certezza in più; in Valdera la squadra ha dato di nuovo prova di compattezza anche caratteriale, ha disinnescato il potenziale offensivo granata senza soffrire troppo e con un briciolo d’attenzione in più ci poteva magari scappare il colpaccio. Note interessanti dai giovani e dalla cerniera centrale dove il dottor Panariello (cum laude; se non gliel’hanno data a Siena gliela diamo noi) e Monaco mostrano crescente intesa e qualità.

 

l'insegna del Villaggio Amaranto senza più il logo dell'Us ArezzoResta il cruccio ed il dubbio di un centrocampo che va a strappi, legato com’è agli estri di Capece e Tremolada. Quando si riesce ad innescare il giro palla veloce e di prima, come accaduto due o tre volte sabato, vengon fuori giocate di altissimo livello. Quando dai piedi sapienti dei due centrocampisti partono lanci che tagliano la difesa avversaria le occasioni si fanno ghiotte e nitide; purtroppo siamo ancora a contare gli episodi perché la continuità manca. Può essere un problema di posizione: Tremolada che parte più indietro della trequarti anche in fase di impostazione (per assicurare maggior copertura e poi la cosa non gli dispiace perché soffre la marcatura), finisce spesso col pestare i piedi a Capece che allora staziona quasi sempre davanti alla difesa, troppo basso per innescare bene le punte e troppo spesso autolimitato al compito di filtro e riferimento basso con scarico laterale di due, tre metri. Visto il dieci che lotta in recupero (secondo i dettami sacrosanti del Capuano-style) e il numero 8 spesso in mediana a recuperar palloni, si potrebbe quasi azzardare un 3-5-2 rimodellato, con Capece a destra e Tremolada a sinistra, in mezzo Gambadori a ringhiare e gli esterni (Carlini e Masciangelo) a spingere sui lanci dei due “piedibuoni” e a buttar palloni in area.

 

Quel che è certo che le sorti dell’Arezzo in questa stagione dipenderanno in gran parte da loro due. Entrambi sono giocatori di qualità, entrambi sono arrivati al momento decisivo della loro carriera; l’età è quella giusta per svoltare verso l’alto o verso la stagnazione in categorie inferiori. Quest’anno hanno trovato un allenatore che ha consegnato loro le chiavi della squadra, sta a loro guidare i compagni, a loro accendere il gioco e tirare fuori quella personalità che fa la differenza. Per loro stessi e per noi, per la loro carriera e per la nostra maglia. Il nostro sarà appoggio “illimitato” ma sabato le streghe devono vestire l’amaranto.

 

scritto da: Paolo Galletti, 29/10/2015





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