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Nanci sulla neve con la papala amaranto
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Pali, traverse, barelle e acciacchi. Fortuna e sfortuna nel calcio non esistono. O forse sì!

Cinque legni al Comunale che hanno pregiudicato il risultato: dal palo di Cori contro L'Aquila fino alla traversa di Panariello contro l'Ancona. L'Arezzo inveisce contro la mala sorte, anche perché l'infermeria non è mai stata così affollata: Fortunato (a dispetto del cognome) fu il primo a finire ko in ritiro, poi è toccato a Vinci e Brumat, a Feola e Carlini, fino all'oscar di Defendi: naso fratturato e contusione alla caviglia



Cori colpisce il palo contro L'Aquila e inaugura la serie neraFortuna e sfortuna nel calcio non esistono. Pensiero molto diffuso e per certi versi condivisibile. E' pur vero però che ci sono annate baciate dalla buona sorte e annate che nascono sotto la cattiva stella.

In questo avvio di stagione, per esempio, l'Arezzo ha dovuto fare i conti con alcuni episodi contrari e con infortuni che hanno condizionato le scelte tecniche di Capuano.

 

Il computo dei legni colpiti nelle gare casalinghe è stato il leit motiv di questo weekend. La traversa centrata da Panariello contro l'Ancona ha fatto sobbalzare i tifosi sui gradoni del Comunale, anche perché la palla è rimbalzata appena di qua dalla riga e poi è rimasta dentro l'area piccola per pochi ma interminabili secondi. E nessuno è riuscito a piazzare la zampata vincente. Una scena che ha rappresentato un antipatico deja vu.

Tutto era cominciato contro L'Aquila, alla seconda di campionato. Prima il colpo di testa di Cori con pallone sul palo a portiere battuto. Poi, al culmine dell'assedio amaranto, la traversa di Feola, molto simile per dinamica a quella di Panariello. Incredibile ma vero, quella partita l'Arezzo la perse all'ultimo secondo per colpa dell'eurogol di Bensaja su punizione.

Con il Pisa, altra scorpacciata di iella. Con l'Arezzo avanti di un gol, ecco il palo di Tremolada da fuori area, su una punizione respinta dalla barriera e poi calciata di nuovo verso la porta. Nella ripresa, quando i nerazzurri avevano agguantato il pari, ripartenza fulminea di Bentancourt e deviazione di giustezza di Defendi, con il palo a dire di no. 

 

Fin qui gli episodi tecnici. Ma c'è anche il resto. Il caso Sperotto, che fa comunque storia a sé. E gli infortuni. Dall'estate si era capito che i medici avrebbero avuto da fare. La prima fumata nera fu di Fortunato, il portiere che a dispetto del cognome lasciò il ritiro di Cascia per un problema al tendine rotuleo del ginocchio. Al suo posto fu ingaggiato Baiocco in fretta e furia. Quindi è toccato a Vinci, il quale ha saltato metà preparazione e ancora si porta dietro i postumi di una condizione precaria. In amichevole con la Fortis si lesionò il muscolo Brumat, con due mesi di stop. Nella sgambata con gli indiani del Chennaiyin, a inizio settembre, si fece male Cori: un mese in infermeria. Nella lista dei degenti sono finiti anche Feola (che gioca con la coscia fasciata) e Carlini (sostituito con il Prato, a riposo con il Pontedera, subentrato con l'Ancona). L'oscar va comunque a Defendi: frattura del setto nasale contro il Prato, forte contusione alla caviglia sabato scorso. Dovrebbe rientrare a fine novembre.

Chi gioca bene e ha una forma invidiabile, tocchi ferro e si porti in tasca l'amuleto: quest'anno l'Arezzo è la dimostrazione lampante che la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo.

 

scritto da: Andrea Avato, 02/11/2015





Pali, traverse e infortuni: iella amaranto
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