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Senza apparente prospettiva. Budget, mercato, nefandezze sul campo: la piazza si interroga

Uno accende la tv e vede il Crotone giocare a San Siro. Poi scorre le classifiche di A e B e trova Sassuolo, Carpi, Frosinone, Chiavari, Latina, Trapani, città che non sono metropoli e non hanno nemmeno grandi tradizioni. Da noi invece bisogna essere felici per la correttezza contabile e amministrativa garantita da Ferretti, il quale però sta investendo più o meno quello che investiva Massetti in serie D... E così Capuano deve fare l'equilibrista per rinforzare la squadra, che continua a incappare in amnesie fatali, lasciando per strada punti preziosi



Ferretti e Capuano, c'è il mercato da fareSuccede che accendi la tv e vedi il Crotone che gioca (e bene) a San Siro (aspetta che lo riscrivo: il Crotone che gioca a San Siro), succede che scorri la classifica di A e B e ci trovi dentro Sassuolo, Frosinone, Carpi, Chiavari, Latina, Lanciano, Trapani, mica metropoli né tradizioni... Poi la mente ti va alle partite del nostro Arezzo con la Lucchese o la Lupa Roma e allora pensi che da queste parti dobbiamo averla davvero combinata grossa per meritarci una pena così lunga e senza, almeno apparente, prospettiva. Mai che spunti fuori non dico uno Squinzi (troppa manna...) ma nemmeno un Morace (Ustica lines-Trapani), un Bonacini (Azienda Gaudì-Carpi). Niente, dobbiamo navigare a vista con budget risicati ed essere felici che l’attuale proprietà garantisca almeno la correttezza contabile amministrativa.

Così mentre ti mangi le mani per la rabbia, l’ennesima partita da vincere se n’è andata senza portare a casa i tre punti. La squadra in campo si è anche impegnata, ha tenuto a lungo in mano il pallino anche in 10 contro 11, ma non s’è fatta mancare l’amnesia fatale, il momento di superficialità che quest’anno ci sta condannando gara dopo gara. Capuano sta assumendo progressivamente le sembianze del mitologico Giobbe e al netto di qualche comprensibile tirata, continua ad aver pazienza e a lavorare sul gruppo per cercare di tirarne fuori il meglio. Dal punto di vista del tecnico non credo ci sia molto da rimproverare; l’Arezzo non è mai stato messo sotto da nessuno (a parte il secondo tempo con la Carrarese per le ragioni collaterali note), è andato spesso avanti nel risultato, ha messo in difficoltà squadre quotate come Teramo, Pisa, Ancona e Siena, l’equilibrio tattico sul campo non è mai mancato. Se poi, una volta a partita ci scappa l’errore madornale, la svista che manda in porta l’avversario, colui che sta in panchina poco può farci.

 

Panariello lascia il campo sconsolato dopo l'espulsione contro la Lupa RomaSi dirà che però la squadra l’ha fatta l’allenatore. Si torna lì: la disponibilità economica messa in campo è stata più o meno la stessa che aveva impiegato sei anni fa il buon Massetti per ricostruire il Cavallino dalle ceneri del dopo Mancini (impresa degna di lode perché unico a farsi carico di anni di storia e di passione). Era, quella, una squadra costruita di corsa per ottenere una salvezza in serie D. Il gruppo di giocatori scelti da Capuano quest’anno sul filo dell’equilibrismo contrattuale, avrebbe voluto fondarsi su di un adeguato mix: alcuni punti fermi e parecchie scommesse giovani. I primi dovevano assicurare stabilità, l’esito più o meno felice delle seconde avrebbe determinato se la stagione si giocava ad alto livello o sottocosta. I punti fermi però hanno vacillato, vuoi per infortuni (Defendi e Cori), per rendimento incostante (Capece) o sottotono (Gambadori e Baiocco). Il giocatore che doveva fare la differenza (Tremolada) ci ha messo 4 mesi a trovare una condizione accettabile (si comincia a sentire, ora). Le scommesse le abbiamo vinte coi difensori perché Monaco e Madrigali sono due giocatori coi fiocchi, in mezzo Feola e Carlini erano partiti bene ma poi la grazia dei Gattuso’s boys l’ha ammaccati e ancora se ne pagano le conseguenze. Bene Masciangelo, da valutare Pugliese, Milesi, Ceria e Calabrese, assolutamente negativo Bentacourt. Per conseguenza si naviga in acque limitrofe all’agitato.

In una intervista di questi giorni Walter Zenga, parlando del lavoro dell’allenatore, di successi ed insuccessi ha commentato: “inutile fare tante teorie, nel calcio vinci prima di tutto se hai un portiere che para e un attaccante che segna“ e par di sentire in sottofondo l’ironico refrain di una antica sigla televisiva di Raimondo Vianello: “No. Noi no”.

Il tutto per dire che se gli ingredienti sono questi, già il fatto che il mister riesca a garantire equilibrio e disciplina tattica è una cosa importante. Capuano è un “martello” e resto convinto che alla fine riuscirà a far entrare nella zucca dei suoi certi codici per evitare nefandezze come quella di domenica scorsa. Magari se Ferretti si traveste da Babbo Natale e gli regala un piccolo plafond per gennaio l’obiettivo lo raggiunge prima. A questo punto, con la pazienza quasi al limite e il disappunto che accompagna la settimana, non ci resta che fare quello che è giusto faccia chi ha questo colore nel cuore e nell’anima. Sostenere ancora e con forza la squadra a Pistoia, rinnovare e confermare la fiducia in un ennesimo atto d’amore verso questi colori, perché per ognuno di noi l’Arezzo è qualcosa di più di una squadra di calcio.

 

scritto da: Paolo Galletti, 03/12/2015





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